Yelp si impegna contro il razzismo

Yelp

Le novità per contrstare il razzismo sitemico in America

Yelp, una piattaforma di recensioni particolarmente popolare negli Stati Uniti, tanto da essere stata trasformata in un verbo “to yelp” vero e proprio; ha lanciato delle iniziative per combattere il razzismo sistemico negli USA.  

Il CEO Jeremy Stoppleman, ad inizio giugno già dichiarò un impegno nei confronti della comunità nera, attraverso sia il supporto alle imprese, sia attraverso corsi di sensibilizzazione per le imprese, ma soprattutto l’introduzione di un nuovo Consumer Alert

Un Consumer Alert contro il razzismo

L’8 ottobre su blog.yelp.com, è stata annunciata l’introduzione di un Consumer Alert per segnalare le imprese accusate di comportamenti razzisti; ognuno con un link a testimonianza delle accuse.

“abbiamo visto negli ultimi mesi che c’è un chiaro bisogno di avvertire i consumatori della presenza di imprese associate a vergognose azioni a sfondo razziale per aiutare le persone a fare delle scelte di spesa più informate”. 

Jeremy Stoppleman

L’obiettivo, è quello di disincentivare gli acquisti nelle imprese che usino linguaggi o adottino comportamenti discriminatori nei confronti della comunità nera, secondo una “politica a tolleranza zero sul razzismo”

Il peso politico della scelta di Yelp

Yelp, in un contesto politico di forte divisione negli USA, ha preso una posizione netta nei confronti del movimento Black Lives Matter.
Esploso con la morte di George Floyd, il movimento ha denunciato la violenza esercitata dalla polizia sulla comunità nera ed in generale ha riposto al centro del dibattito pubblico il problema del razzismo nel paese, con forti manifestazioni talvolta anche violente; ha contribuito a radicalizzare la divisione nel paese, già diviso in vista delle elezioni considerate le più importanti della storia Americana dagli anni 20.   

Le decisioni di Stoppleman, hanno un peso specifico a livello politico di un certo interesse, sono dei veri e propri gesti politici. Gesti politici, non unici nel loro genere; anzi seguono il filone di alcuni celebri precedenti come i ban di Facebook e Twitter a soggetti più o meno attivi e rilevanti politicamente come il gruppo Qanon, i negazionisti o addirittura Trump

Gli intenti di queste aziende, sono sicuramente nobili e a modo loro tentano di arginare fenomeni dannosi e vergognosi quali la disinformazione e la discriminazione; problemi che ci toccano da vicino nella quotidianità e che spesso alimentano la “cultura dell’ignoranza”. Tuttavia queste multinazionali, rischiano di far emergere delle nuove problematiche: 

è impossibile infatti ignorare che in questo modo, le più grandi aziende mondiali ficcano il naso in campi estranei al marketing, allargando il loro potere e la loro influenza sull’opinione pubblica. Inoltre, come si potrà monitorare l’etica dell’azienda? Fino a che punto Yelp sarà in grado di giudicare ed etichettare come razzista un’attività in modo imparziale?  

Insomma è accettabile, in una democrazia, far penetrare in modo palese le multinazionali nel campo della politica e della giustizia sociale? 

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