Una storia come tante: voglia di cambiare!

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Vite ordinarie, improvvisamente stravolte

Possono sembrare delle vite ordinarie; ma spesso è solo un involucro.

Effettivamente, non ci sarebbe nulla di straordinario nel raccontare di persone che, di punto in bianco, prendono una decisione che cambia totalmente la loro vita. Almeno quando si decide serenamente.

Ma quando si tratta di una decisione forzata?

In questo caso dobbiamo scegliere se parlare di costrizione; oppure di semplice “voglia di cambiamento”.

Vi racconto di una famiglia di quattro persone che viveva a Napoli: Giuseppe e Marilena (i 2 coniugi), Alina (la figlia maggiore) e Renato (il figlio minore); ovviamente utilizziamo nomi di fantasia.

Una famiglia ordinaria che conduce una vita normale: piena di problemi, di gioie e “disastri”; colma di amore, felicità e tanti litigi. Una vita costellata di sorprese: belle e brutte, in maniera alternata. Come forse ogni altro individuo sul pianeta.

Quando però intervengono delle crisi grandi, profonde nella vita delle persone, allora lì si apre un baratro profondo ed è proprio lì che rimane solo una scelta possibile: quella di tentare un salto con tutte le proprie forze, per cercare di non cadere nel vuoto.

La crisi e le conseguenze: vite ordinarie sconvolte

Così, proprio durante la pandemia dello scorso anno, questa famiglia (ordinaria, come tante altre) è stata messa a dura prova: il lavoro di Giuseppe ha subito un brusco calo e le difficoltà economiche sono diventate sempre più stringenti, asfissianti. Marilena non è riuscita a trovare alcuna occupazione in quel momento di crisi che pervadeva tutta la società.

Ecco che una comune famiglia, con due figli appena adolescenti, d’improvviso si trova sull’orlo di quel baratro; di fronte al quale spesso non c’è scelta. Del resto come si può pretendere di trovare una qualunque soluzione dinnanzi ad una crisi senza precedenti (almeno nella attuale generazione; visto che storicamente non si viveva una pandemia dalla febbre spagnola, iniziata nel 1918 e durata almeno fino al 1920, quando la società sviluppò un’immunità collettiva a questa influenza)?

Durante il mese di maggio dello scorso anno, Marilena ha comunicato alla sorella Fortuna, che non avrebbero resistito molto a lungo nella situazione in cui erano precipitati (soprattutto pensando al sostentamento di Alina e Renato) e che nel giro di qualche mese si sarebbero trasferiti in Emilia Romagna; approfittando di una occasione di lavoro propizia, arrivata proprio in quel momento grazie ad un amico.

Colpo di Fortuna o Destino?

Chissà se qualcuno sarebbe in grado di rispondere a questa domanda; sta di fatto che questa famiglia ha preparato le valigie e organizzato il trasferimento in meno di tre mesi, mandando in frantumi la vita di Fortuna, dato che erano le uniche persone di famiglia che lei aveva vicino.

Da quel momento in poi, tutti i protagonisti di questa storia hanno cercato di proseguire la propria vita, tentando di raggiungere uno stato di “normalità” che potesse garantire una parvenza di tranquillità.

Fortuna non ha potuto viaggiare, proprio a causa della pandemia, quindi non poteva sapere come i familiari si fossero sistemati ed inseriti nel nuovo contesto, nelle nuove abitudini; è rimasta però sempre nella convinzione che non si trovassero bene; pensava che all’incontro con i familiari avrebbe visto qualcosa di non piacevole. Purtroppo le sue previsioni erano giuste, almeno per i 2 ragazzini che hanno ancora difficoltà ad ambientarsi, a fare delle amicizie. Soprattutto: a loro manca Casa!

Il momento della verità

La sorpresa più grande però, Fortuna l’ha avuta da Marilena.

Un bel giorno, anzi l’ultimo giorno di permanenza di Fortuna in visita dai parenti alcuni giorni or sono (non appena gli spostamenti sono stati consentiti), c’è stato un breve dialogo tra le due sorelle durante una passeggiata (nel posto meraviglioso che vediamo in foto). Una conversazione nella quale Fortuna avrebbe voluto abbracciare la sorella (cosa che le 2 non facevano abitualmente) e rassicurarla; dicendole che in qualsiasi momento avesse voluto, lei l’avrebbe aiutata a tornare indietro, a tornare nell’amato sud!

Ma di tutta risposta e prima che la sorella potesse proferir parola, Marilena esordisce dicendo “so che la situazione in cui siamo oggi non è delle migliori, ma io sono felice qui: è come se avessi vissuto da sempre in questi luoghi e non tornerei mai indietro”.

Parole certo inaspettate, ma che hanno dato a Fortuna la serenità di accettare questo cambiamento; la certezza di sapere che il bene delle persone che amiamo, è il valore più importante e va rispettato. Solo questo può dissolvere ogni dubbio ed ogni tormento. E le vite ordinarie riprenderanno presto la propria forma!

Tutto il resto si aggiusterà. Citando Ligabue: “niente paura ci pensa la vita, mi han detto così”!

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.