Il Gruppo Visegrád e le tensioni con l’UE per l’immigrazione

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Il gruppo Visegrád: la nascita

Il gruppo Visegrád nasce il 15 Febbraio 1991, poco dopo la proclamazione d’indipendenza dall’URSS dei paesi che l’avrebbero formata.

Inizialmente composta da tre nazioni: Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia, divennero quattro nel momento della dissoluzione di quest’ultima nel 1993 in Repubblica Ceca e Slovacchia; l’intento era quello di trovare cooperazione politica per paesi che fino ad allora avevano preso strade notevolmente divergenti tra loro.
Convergenza riuscita invece nel fondo Visegrád (per attività scientifiche e culturali) e con il Visegrád Battlegroup (un patto difensivo contro il nemico russo).

Il gruppo denominato inizialmente “Triangolo Visegrád”, cambiò nome dopo la dissoluzione della Cecoslovacchia in “Quartetto Visegrád”, noto anche come “V4”.

Il contesto storico

I paesi del gruppo Visegrád condividono gran parte della storia del XX secolo: un dominio Austro-Ungarico di inizio secolo, l’invasione tedesca nella seconda guerra mondiale; passando per un primo assaggio di libertà politico-economico terminato nel 1955 con l’ingresso nel Patto di Varsavia durante la guerra fredda ed un conseguente dominio sovietico fino al 1991.

Tutti gli avvenimenti, sono caratterizzati da situazioni di resistenza popolare verso questo tipo di invasioni e costrizioni: insofferenza che portò i paesi del V4, immediatamente dopo la caduta dell’Unione Sovietica, a concentrare le loro politiche verso un inclusione nel mondo socio-economico-politico europeo.

Il gruppo Visegrád in Europa

Negli anni ’90 i paesi del V4 entrano a far parte del programma NATO e nel 2004 nell’Unione Europea.
Nello stesso anno entrarono a far parte dell’UE anche Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania e Malta, portando così il numero di membri a 25.

L’ingresso nell’Unione Europea per un paese, significa una forte spinta sul piano economico data da: mercato unico, libera circolazione delle merci e un’ingente cifra di denaro concessa dall’Unione e dai paesi membri per la costruzione di infrastrutture per permettere ai paesi più “deboli” migliorare stile e condizione di vita.

Il supporto economico arriva dai paesi più ricchi dell’UE, calcolando la differenza tra denaro ricevuto dall’Unione e quello concesso per aiutare i paesi in difficoltà; i paesi con saldo negativo chiamati contributori netti. Tra questi troviamo ad esempio l’Italia (-3,6), la Germania (-10,7) e la Francia(-4,6).
Al contrario, i paesi che hanno un saldo positivo tra questo dare e avere, sono definiti beneficiari netti, tra i quali troviamo i paesi del V4 insieme a Romania (+3,4) e Grecia (+3,7).

Tensioni Visegrád-UE

Una delle problematiche più grosse di questi ultimi anni per l’Europa, sono i flussi migratori dall’Africa e dal Medio Oriente.
Simbolici sono i 180.000 immigrati, mai realmente redistribuiti, arrivati in Italia nel 2016.

La redistribuzione, secondo gli accordi europei, avviene in maniera proporzionale calcolando il PIL, il tasso di disoccupazione, l’occupazione e il numero di immigrati già accolti.
Su questo punto, i paesi del gruppo Visegrád fanno blocco coeso.

I paesi in questione sono politicamente conservatori: simbolica è la gestione della crisi migratoria del 2015 di Orbán con l’istallazione di filo spinato lungo il confine con la Serbia per fermare il flusso migratorio dai Balcani.
Questi paesi fanno muro verso l’adempimento della redistribuzione sostenendo di difendere la loro identità cristiana, volgendo così la discussione su un piano scomodo come quello religioso.

Le sanzioni

Il rifiuto verso l’implemento del meccanismo da parte dei paesi del V4 non è, ovviamente, passato inosservato agli occhi della Commissione europea.
Questa ha di conseguenza lanciato, nel 2017, una procedura di inflazione verso la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria.
La Slovacchia, invece, è riuscita a bypassare le sanzioni accettando di accogliere 16 richiedenti asilo.