Comprendere la violenza in Colombia

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Una situazione senza precedenti

Le immagini della violenza in Colombia hanno fatto il giro del mondo, il paese ha raggiunto un livello di tensione sociale senza precedenti nella sua storia, al punto che, ormai, la questione ha acquisito un’attenzione da parte di tutta la comunità internazionale. In Colombia è in corso una vera e propria crisi civile su più piani: dalle rivendicazioni sociali, alle proteste sulle questioni economiche e fiscali, oltre ad una profonda crisi della rappresentanza politica.

Le ragioni delle proteste

Le proteste nel paese vanno avanti da settimane, soprattutto a causa della proposta di riforma fiscale promossa dal presidente Ivan Duque e dal suo ministro della finanza Carrasquilla, riforma poi ritirata soprattutto in seguito alle dimissioni di quest’ultimo. La riforma fiscale aveva come obiettivo quello di risanare le finanze del paese soprattutto in seguito al forte indebitamento a cui la Colombia, come tutti i paesi del mondo, ha dovuto ricorrere per contrastare l’epidemia. La grande problematica relativa a tale riforma, che è alla base delle tensioni sociali, riguarda i cittadini a cui veniva indirizzata. La riforma, infatti, avrebbe imposto una maggiore pressione fiscale alla maggior parte della popolazione, andando così a toccare in modo drammatico le classi più povere; le quali, sono già al limite a causa della pandemia.

Alla base delle tensioni non vi è, però, solo la riforma fiscale. La crisi sociale nel paese, ha le sue radici nella gestione degli accordi di pace del 2016 e, in particolare, nella mancanza di un piano di intervento strutturale nelle aree rurali, soprattutto quelle post-conflitto; una questione già inserita tra le priorità dell’accordo del 2016. Il paese, inoltre, è tra quelli che ha maggiormente subito i danni della pandemia non solo sul piano sociale e sanitario, ma anche e soprattutto su quello economico.

L’episodio: le proteste a Cali, Bogotà e Medellin

La scintilla definitiva è avvenuta il 3 Maggio; in tale data a Cali si è verificata una vera e propria escalation di violenza tra le forze dell’ordine e i manifestanti. Le tensioni a Cali hanno determinato un effetto spillover sulle altre metropoli del paese. Infatti, la violenza si è poi spostata a Bogotà e a Medellin, costringendo il governo nazionale a frenare e a cercare il dialogo.

L’ONU e numerose ONG hanno denunciato le violenze e l’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza colombiane. Il bilancio è già disastroso, si contano circa 19 morti e più di 800 feriti durante queste settimane di proteste sociali.

Una deescalation è possibile?

Il ritiro della riforma fiscale e le dimissioni del ministro Carrasquilla lasciano, senza dubbio, presagire una progressiva deescalation delle tensioni. Il Presidente Duque ha iniziato ad incontrare le parti sociali coinvolte nelle proteste, ma non sembra essere abbastanza; il bilancio è estremamente preoccupante e la tensione sembra aver raggiunto il limite.

L’intervento dell’ONU e di altre ONG per denunciare le violenze ed invitare ad una demilitarizzazione del paese va nella giusta direzione; è necessario che tali attori internazionali intervengano in modo incisivo promuovendo il dialogo e la mediazione. Il rischio di una ulteriore escalation c’è e bisogna assolutamente evitarlo. In un paese dove le condizioni economiche e sociali hanno ormai raggiunto livelli estremamente preoccupanti.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.