Allo Spallanzani di Roma ci sono i primi tre vaccinati: lezioni di corresponsabilità e piccole rivoluzioni

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Una bella lezione, prima che di medicina, di corresponsabilità e di coraggio. La più commovente e la più spronante dall’inizio dell’inferno

Si sta facendo la storia: somministrato il vaccino a Roma

Quando mancano una manciata di giorni alla fine di un anno storto, venuto fuori male, con difficoltà enormi. Poco prima di archiviarlo, agli sgoccioli, ai supplementari, in una maniera si tenta di rimediare, di mettere una pezza a quanto c’è stato, di farlo sembrare meno cattivo quest’anno.

Claudia Alivernini, Omar Altobelli, Maria Rosaria Capobianchi

Il 27 dicembre 2020, l’infermiera Claudia Alivernini, l’operatore sociosanitario Omar Altobelli e la prof.ssa Maria Rosaria Capobianchi, a capo del team che per primo ha isolato SARS-CoV-2 nel Paese, hanno ricevuto la prima dose del vaccino BNT162b2 di Pfizer-BioNTech presso l’INMI Spallanzani di Roma. Non è una cosa qualunque, non un momento buttato lì, ma la fine piccola, embrionale di una crisi che è iniziata tanto tempo fa e che forse potrebbe concludersi.

È stato invocato tanto il vaccino

È stato confezionato in pochi mesi e ha avuto sviluppi rapidissimi, perché non era più procrastinabile. Ed ora si offre come l’unica possibile soluzione per scongiurare la pandemia, il terrore, la socialità a pezzi. Si muore di Covid-19, lo si sta sperimentando sulla propria pelle, nelle proprie case.
Una larga fetta di popolazione sta avendo danni irreversibili e nel mezzo del caos sbuca uno squarcio, un “salvi tutti”.

Il 27, di domenica…

Il 27. Di domenica, che si sa, la domenica è un giorno di riposo, però non ci si riposa per niente. Claudia, Maria Rosaria, Omar sono in prima linea, quando potrebbero essere altrove e invece si sono prestati forse a fare la rivoluzione, perché lo sanno quanto sia decisivo. E non si conosce il riverbero, la portata del passo scientifico, le dinamiche nuove per il 2021.
Si sa solo che qualcosa è stato fatto e non c’è presa della Bastille che tenga, o altro evento storico cruciale. Questo rientra a pieno titolo col titolo Pfizer-BioNTech. Il 2020 è stato un disastro in tantissimi aspetti, il virus ha fagocitato ogni cosa e ha rimesso in discussione la vita, così scontata e così già tanto collaudata che ripensarla diversamente è stato e continua ad essere un’impresa. Però diventa meno faticoso con la responsabilità, che è una parola di cui ci si è riempiti la bocca ogni istante; perché responsabilità è appartenenza e bene di tutti.

Lezioni, prima che di medicina, di corresponsabilità e coraggio

Allo Spallanzani di Roma hanno tenuto, prima che di medicina, una bella lezione di corresponsabilità e di una buona dose di coraggio. Tra tutte le lezioni della pandemia, questa resta la più commovente e la più spronante. Non per sé stessi, ché si può essere scettici, riluttanti, così dentro le proprie idee, ma per un altro, che è più fiducioso. Per lui oggi si sta scrivendo la storia, ma solo se poi si impegnano veramente a scriverla tutti.

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