Un futuro per Bagnoli

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Un docufilm per raccontare una delle tante ingiustizie ambientali del mezzogiorno

Un futuro per Bagnoli, è un progetto della Nisida Enviroment, start up di Raffaele Vaccaro; che con una squadra di giovani professionisti sta raccogliendo fondi per la produzione di un docufilm che vuole raccontare l’impatto che ecomostri come l’Italsider, hanno sulla vita dei giovani napoletani.

In cosa consiste il progetto? 

Il cuore del progetto, è quello di un docufilm che vuole indagare il legame tra il disastro ambientale e la crisi economico-sociale in atto a Bagnoli. Abbiamo deliberatamente scelto di non utilizzare la forma di un reportage; ma anzi di portare avanti questa indagine attraverso lo sguardo di due giovani abitanti del quartiere che la troupe seguirà nel loro ultimo anno da adolescenti. Un anno che li separa da una scelta difficile: restare nel quartiere nel quale sono cresciuti, o andar via in cerca di un futuro migliore.

Pensiamo fermamente che attraverso una narrazione così intima, si possa arrivare a descrivere una condizione universale come quella della necessità di diventare adulti prima del tempo. Bagnoli è un quartiere della periferia ovest di Napoli, sul quale grava il vuoto dell’ex-sito industriale dell’Italsider e della sua dismissione; che in quel territorio ha lasciato una profonda ferita ambientale e sociale; quindi proprio come i protagonisti di questa storia, si trova metaforicamente ad un bivio della sua esistenza. Costretta a scegliere anch’essa tra l’ingombrante ricordo del passato ed il futuro che vorrebbe vedersi concretizzare. 

Esistono tante realtà simili in Italia e anche in Europa, come mai avete scelto Bagnoli? 

In Italia esistono altri 59 siti riconosciuti ufficialmente come pari di Bagnoli: sono i cd “Siti d’Interesse Nazionale”. La maggioranza di essi, dall’area industriale di Taranto, passando per il polo petrolchimico di Gela (CL) e la ex-Caffaro di Brescia, è nelle stesse condizioni di stasi. Per non parlare dei siti “retrocessi” a siti di interesse regionale, praticamente cancellati dall’agenda politica. La differenza sostanziale, però, è che Bagnoli è anche un territorio che negli anni ha mostrato come reagire sia ai danni ambientali e sociali, che alla mancanza di risposte istituzionali.

L’inusuale (almeno in Italia) partecipazione degli abitanti, ha portato all’avvio effettivo – dopo 30 anni di attesa – dei primi processi di bonifica.
Un risultato conseguito rendendosi protagonisti di processi di partecipazione e facendosi promotori di ricerche, analisi e proposte per cambiare il destino dell’area. Questo riprendersi protagonismo e voce, è stato l’elemento che ci ha spinto a scegliere di raccontare Bagnoli e di dare voce ai suoi e alle sue abitanti. 

Sperate, quindi, che il progetto funzioni da appello alle istituzioni? 

Per noi, più che un semplice appello alle istituzioni; Un futuro per Bagnoli vuole essere un ulteriore strumento di “advocacy” istituzionale per la società civile del quartiere.  

La possibilità di divulgare la storia di Bagnoli in giro per l’Italia e al di fuori dei nostri confini, permetterà di sensibilizzare i cittadini sul legame tra crisi ambientale e crisi sociale; inoltre di coinvolgerli attivamente e informarli sugli strumenti a disposizione per innalzare il livello di attenzione pubblica sulle azioni delle istituzioni italiane; sperando quindi di accelerare il processo di riconversione. Inoltre, oltre alle numerose proiezioni e installazioni della mostra multimediale all’estero; abbiamo l’intenzione di organizzare un evento all’interno delle istituzioni europee a Bruxelles per informare la classe dirigente dell’UE della situazione di Bagnoli; mostrare come sono stati spesi i finanziamenti comunitari e creare un dibattito approfondito sullo stato attuale e sul futuro delle aree deindustrializzate in Europa. 

Negli anni non sono mancate proteste e manifestazioni per provare a riqualificare l’area. Perché secondo voi il progetto “Un futuro per Bagnoli” avrà risultati migliori? 

Le proteste e le manifestazioni sono ancora in atto e hanno portato ai primi esiti. La bonifica delle aree a terra è cominciata, mentre la struttura commissariale imposta dall’art. 33 dello Sblocca Italia ha riconosciuto il nascituro “Osservatorio Popolare” – uno strumento di partecipazione a disposizione di tutti gli/le abitanti, le realtà sociali, imprenditoriali, ecc. del territorio; che si pone l’obiettivo di “democraticizzare” la riconversione e di realizzare gli obiettivi del territorio.

Parallelamente alle riprese del docufilm, Un futuro per Bagnoli, sarà realizzato un progetto fotografico e giornalistico. Esso racconterà il quartiere attraverso lo sguardo di fotografi locali e internazionali; approfondirà gli aspetti tecnici della bonifica in corso, i tempi necessari e il piano di riconversione dell’area; descriverà il modo in cui gli e le abitanti del quartiere avanzano le proprie proposte e rivendicazioni per questo territorio; a partire dall’applicazione dei princìpi “chi ha inquinato deve pagare” e delle cd. “clausole sociali per il lavoro”. Questo permetterà al progetto, oltre ad un approfondimento documentaristico, di farsi largo anche in quegli spazi in cui non sarà possibile proiettare l’opera; attraverso una specifica mostra multimediale che fungerà da preludio al docufilm.
Il docufilm e la mostra multimediale che sarà prodotta, saranno portati in diverse città italiane e in molte capitali europee come Bruxelles, Londra, Parigi e Berlino. 

Che augurio fareste ai giovani bagnolesi per il futuro?  

Pensiamo che il miglior augurio possa essere una presa di coscienza di quello che hanno attorno. Della bellezza che si potrebbe sprigionare da un ambiente predisposto a darla. 

Di riconoscere la comunità in cui vivono e di combattere per modificare le problematiche che la attanagliano. 

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