Non solo critico letterario, ma soprattutto un indimenticabile narratore

Umberto-Eco

Umberto Eco ricordato come un raffinato autore

Umberto Eco moriva il 19 febbraio del 2016. Vogliamo ricordarlo oggi, ad esattamente 5 anni dalla sua scomparsa.
L’università di Bologna, dove è stato professore di Semiotica dal 1971, ha raccolto i suoi libri, dedicandogli una biblioteca; è stato filosofo (o no?), semiologo, massmediologo. Successivamente ha fatto il suo esordio nella narrativa nel 1980 con “Il nome della rosa“; con esso si è aggiudicato il prestigioso Premio Strega nel 1981.

Il Medioevo diventa racconto

Ambientato nel 1327 in un’abazia dell’Italia del nord, Val di Susa.
Nel corso del mese di novembre; Adso da Melk un novizio, braccio destro di un frate che ha il compito di svolgere una indagine misteriosa su degli inquietanti omicidi; gli stessi avvenuti con una certa regolarità proprio tra le mura del monastero.  Il leitmotiv che lega le inspiegabili morti, è un antico manoscritto greco custodito nella biblioteca; rappresenta il fiore all’occhiello del monastero. Guglielmo da Baskerville, questo il nome del monaco, indaga così non solo tra i religiosi che popolano la struttura; ma raccoglie anche tutto il materiale che ha a disposizione come manoscritti, di cui cerca di decifrare reconditi significati; indizi di ogni specie reperiti in qualunque angolo del monastero. Riesce così a trovare la soluzione di tali delitti: probabilmente troppo tardi. O troppo presto, nell’ottica dei secoli.

Il romanzo di Eco è un misto di generi diversi: storico, filosofico, narrativo, stracolmo di investigazioni scientifiche e riferimenti letterari. Finemente complesso, capace di travolgere letteralmente il lettore in ogni epoca. Estremamente simbolico già a partire dal nome, che rappresenta la facile decadenza delle cose (come una rosa, appunto), di cui rimane vivo solo il ricordo…ed il nome! Allo stesso modo i libri del monastero vengono divorati dal fuoco, ma rimangono vivi nella memoria.

La trama è ricca di citazioni letterarie erudite, ma si presta ugualmente a diverse chiavi di lettura. L’elemento decisamente più rilevante, è l’opposizione tra Medioevo con i suoi dogmi, regole ed oscure superstizioni; e Modernità in cui prevale la sete di conoscenza, un forte spirito critico e l’assoluta ricerca di verità.

Questo libro (del genere giallo storico), è forse l’opera più conosciuta dell’autore. Da esso è stato tratto anche l’omonimo film del 1986 (interpretato -fra gli altri- da Sean Connery e Christian Slater).
Eco fino a quel momento rinomato critico letterario; il primo libro da lui scritto, fu nel 1956 “L’estetica di Tommaso D’Aquino”. La critica approfondita sul teologo e pensatore, lo portò (come da lui stesso affermato nel corso di un’intervista per il Time) a divenire ateo; sostenendo di essere stato “curato dalla fede”.

Tra gli altri suoi scritti successivi, “Il pendolo di Foucault” nel 1988, evidenzia ulteriormente la sua predilezione per il Medioevo; tratta infatti di un complotto dei monaci Templari che avrebbero studiato un modo per prosciugare l’energia dell’Universo.

Eredità di sapere

Possiamo dire che Umberto Eco è certamente stata una delle personalità di maggior rilievo della nostra cultura nell’ultimo secolo; arguto osservatore e prodigo dispensatore di conoscenza. Era in pratica un’enciclopedia in vita!
Certamente un condensato sterminato di cognizioni ed informazioni che gli dava la possibilità di analizzare vari argomenti, spaziando molto tra discipline; ma non è mai stato un filosofo come invece in molti pensano.
Il suo sapere e l’eredità culturale che ci ha donato, lasciano facilmente intendere che lo sia!

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