Tiziano Ferro, la verità che lo ha curato in un documentario

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Su Amazon Prime Video il documentario sulla vita di Tiziano Ferro. Un racconto inedito a cuore aperto

Dall’anonimato, alla popolarità, alla ricerca della genuina quotidianità: la vita di Tiziano Ferro non è stata per nulla semplice.

Se non avete visto ancora il film, vedetelo e poi leggete l’articolo. Ci sono spoiler. Se siete interessati a scoprire di cosa parla il tanto atteso documentario, proseguite nella lettura.

La ricerca dell’accettazione

Errori, cadute, ma anche riprese, rivincite e soddisfazioni. Il tutto sta nell’accettare ciò che è stato e nel sapersi accettare per quel che si è e che si è stati.

Ed è proprio con questo messaggio che comincia il documentario: con la preghiera che gli Alcolisti Anonimi recitano all’inizio di ogni meeting.

Questa è la preghiera della serenità, che fa:

«Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscere la differenza»

Il bullismo, l’umiliazione, la discriminazione

Dal film emergono proprio la frustrazione, il dolore, la sofferenza che derivano, in particolare, dagli anni dell’adolescenza. Gli anni in cui prendi consapevolezza del tuo corpo, un corpo che vedi tu e che vedono gli altri. Un involucro che è stato deriso, umiliato, emarginato, da ragazzini a cui Tiziano non ha mai saputo ribellarsi.

Tiziano, il peso di quei commenti, di quelle parole, lo ha percepito tutto, lo ha trascinato con sé per tanto, tanto tempo. Tanto da fare della lotta contro il bullismo una delle sue battaglie principali.

Indossare un corpo non suo

All’inizio della sua carriera discografica, nonostante il suo straordinario talento, ha ricevuto costantemente rifiuti.

Perché? Per il suo peso eccessivo. Infatti, quando dai famosi 111 chili, è arrivato a pesarne 70, il successo è arrivato, irruento e prepotente, ed ha sconvolto la sua vita.

Tiziano a quel punto è stanco, letteralmente affamato, non gode del suo corpo finalmente magro. Sente che questo nuovo corpo è solo un travestimento, un costume di scena, ma quel corpo grasso tanto odiato, è sempre lì sotto.

Così, ha compensato la dipendenza che aveva per il cibo con quella per l’alcool. Un problema che lo ha privato di occasioni di lavoro, amici e anche della salute. Ma da cui si impegna ogni giorno per uscirne, facendo da segretario ai meeting degli A.A. e facendo anche da sponsor a coloro che stanno uscendo dalla sua stessa dipendenza. Un dare e ricevere che gli ha dato nuova linfa e la forza di riprendere in mano la sua vita.

Una realtà di cui si parla ancora poco in Italia, dove i gruppi degli Alcolisti Anonimi non sono all’ordine del giorno, nemmeno nei film.

Il coming out di Ferro

Mentre arrivavano centinaia di migliaia di fan, un altro problema si è presentato nella carriera del cantante di Latina: le indiscrezioni sul suo orientamento sessuale.

Anche se Tiziano non si era mai pronunciato, prima dei suoi 30 anni, sul suo orientamento sessuale, iniziano a girare presto le prime voci da parte dell’opinione pubblica.

Per evitare che potesse risentirne la sua carriera, hanno cercato di far sì che la gente smettesse di dubitare, addirittura assumendo degli stilisti che lo vestissero in maniera più “virile”.

Un vero martirio per Tiziano Ferro, che ha dovuto mettere da parte la sua vita privata, il suo desiderio di amare, per anni e anni.

Poi l’intervista a Vanity Fair, l’autobiografia, hanno reso Ferro un uomo libero. Quella verità che pensava che l’avrebbe ucciso, invece lo ha salvato.

Cicatrice, poi la luce

Ma poi la luce è arrivata, ed ha un nome specifico: Victor. Suo marito. L’uomo che lo ha fatto sentire amato, con cui ha costruito la sua famiglia e la sua nuova vita a Los Angeles.

Lì, dove nessuno lo conosce, dove può andare liberamente a fare la spesa, incontrare gli amici, senza venire assalito dai paparazzi. Delle cose per noi semplici, ma che per lui ormai non lo erano più.

Adesso la sua vita è completa, anche se il suo desiderio attuale è quello di avere dei figli. Il viaggio, dunque, non è concluso, così come non lo sembra per Amazon. Infatti, la categoria nel quale è inserito non è quella dei documentari, ma riporta “Episodio 1”, come se fosse una serie tv.

Quindi, chissà, errore o indizio?

Photo credits: @tizianoferro @amazonprimeIT

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