Abbassate la voce

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L’ideologia mediatica che ci accompagna ogni giorno ci porta irrimediabilmente verso la svalutazione delle parole

Quante volte ci capita di soffermarci per davvero sul significato che assumono le nostre parole?

L’ideologia mediatica che caratterizza la nostra società ci sta portando a perdere coscienza del significato e dell’impatto che hanno certe parole. Come se il non pronunciarle nella vita reale le rendesse meno vere, o come se trovarle scritte ovunque e in ogni forma le svuotasse progressivamente del significato originario. La svalutazione delle parole, in questo contesto, è inevitabile.
Quante volte ci capita di leggere melense dichiarazioni d’amore come descrizioni di foto di coppia postate sui social? Qual è il vero valore da attribuire alla parola scritta e pubblica?

L’unicità del momento è il valore aggiunto

La realtà è che la forza espressiva della parola va ricercata nel contesto in cui viene pronunciata. 
È sempre la spontaneità e l’unicità del momento a fare la differenza. Qualsiasi concetto tende a banalizzarsi se ridondante o se espresso con fumose architetture. Si tratta di un’idea che ci è già stata proposta in varie forme: si pensi al celebre passo del Piccolo principe in cui ci viene spiegato con semplicità che in realtà “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Se volessimo avvicinarci alla tradizione inglese potremmo utilizzare la più futuristica massima del “less is more”.

Un gioco esemplare: le parole si svuotano

Chiunque avrà provato da bambino, un po’ per gioco, un po’ come esperimento, a pronunciare ripetutamente una parola fino a sentirne il suono senza riconoscerne più il senso. In verità è un esercizio che rappresenta una metafora perfetta: è esattamente ciò che ci sta capitando. Non facciamo che leggere ovunque messaggi decontestualizzati. Siamo bombardati continuamente da parole giganti incastrate maldestramente in situazioni inadeguate. Cadiamo nella trappola dell’esaltazione di sentimenti inesistenti che si nascondono dietro dichiarazioni giganti, fotografie perfettamente realizzate ma prive di spontaneità.

Dialoghi ovattati e conversazioni sterili: le conseguenze più atroci della svalutazione delle parole

D’altronde anche i sentimenti negativi in questo contesto trovano perfettamente espressione. Non avere il contatto diretto con la persona a cui ci rivolgiamo rende la conversazione meno impattante, più ovattata. Non ci tange e la guardiamo con distacco. Come se a rimanere ferita dall’altro lato dello schermo non ci fosse una persona fatta di carne ossa e sentimenti. È un meccanismo che ci rende tutti fatti di carta. Permette a chiunque di definirci.  Tendiamo a scrivere cose che normalmente non pronunceremmo. Questo rende ogni discussione meno frequente e più sterile: non fa che alimentare la paura di esporsi. Le “diuturnitas” digitali sono diventate le più semplici per esprimere sentimenti. La conseguenza più triste è che i giovani si sentono inadeguati quando si tratta di dar voce alla propria emotività. Stentano a trovare le modalità giuste quando sono costretti a interagire dal vivo.

Se ripetere un concetto tante volte fa in modo che l’emozione che esso esprime si attenui, vogliamo davvero privare un “ti voglio bene” di tutta la sua intensità emotiva?

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