Superficialità o incoscienza?

Superficialità-o-incoscienza

Il passato sembra dimenticato

“Un Paradiso abitato da diavoli”. Benedetto Croce ne smentì l’attribuzione a Goethe, attribuendola ad un polacco: Luca di Linda.

Tuttavia, nella realtà attuale, una qualche attinenza ci deve essere. In giro per la città si respira un’aria davvero strana. Un qualcosa tra il menefreghismo e la assoluta estraneità alle regole. Da parte di tutti.

Non regge, in alcun modo, la voglia di riprendere a vivere; non è possibile, sotto nessun aspetto, giustificare comportamenti avulsi da basilari cognizioni comportamentali.

La scuola non è ancora ricominciata; di contro i roboanti annunci ne danno per imminente la soluzione di tutti i problemi, con il conseguente avvio dell’anno scolastico.

Le aule, tuttavia, non bastano e diversi dirigenti hanno già varato i doppi turni; al mattino le elementari, al pomeriggio le medie. Ore da quaranta minuti, così da consentire l’alternanza e la sanificazione.

I mezzi pubblici, però, non sono sufficienti e, per rendere ancora più difficile il contesto, i conducenti sono esposti ai pericoli di insulsi individui; pretendono di salire sugli autobus, ma non vogliono utilizzare nessun dispositivo di protezione individuale. Insomma nessun rispetto per le regole e neppure per il prossimo.

Sabato sera ho fatto un lungo giro, a piedi, tra i luoghi della movida. Ho camminato per circa quattro ore, percorso quasi 14 chilometri. Da un capo all’altro della città, in un orario compreso tra le 20 e le 24.

Per quello che concerne il mio modo di osservare fatti e cose, ho percepito un assoluto lassismo. Credo di aver meglio compreso le motivazioni dell’abbassamento dell’età media del contagio.

‘E pappice ‘ncapa

E’ un’espressione caduta in disuso, ma durante il mio giro spesso mi è tornata alla mente. Per un duplice motivo. In primo luogo perché ho avvertito forte l’impressione che in tanti, anzi troppi, non fossero in linea con un consono ragionamento circa lo stato dell’arte; in una seconda fase, invece, mi sono trovato a riflettere su un’impossibile – ma certamente interessante se fosse possibile –  trasformazione. Anche solo per un giorno, vorrei diventare nu pappice ed entrare nella testa di “certe persone”. Potrei, così, convivere con i pensieri e ciò che, le medesime “certe persone”, vedono.

Evidentemente, ripetevo a me stesso, sono stato catapultato da Marte e, dunque, devo attendere solo che mi riportino da dove sono venuto.

E’ indubbia la determinazione di alcuni esercenti di stare alle regole: misurazione della temperatura, distanziamento, presa nota delle generalità.

E’, però, altrettanto certo il pressappochismo di altri. Assembramenti, nessun rispetto per il distanziamento, scarsa consistenza dell’applicazione dei dispositivi di protezione.

Per le vie percorse, di contro, una doppia immagine. Fino ad una certa ora una notevole sorveglianza; marciapiedi fatti liberare da ogni forma di vendita e controllo, anche se assai discreto, calche. Dopo “terra franca”, territorio di nessuno e, quindi, lecito tutto.

Imbarazzo e preoccupazione, per una situazione davvero paradossale.

Ed ecco la chimera del pappice. Ma cosa vedono gli altri? Quali elementi hanno a disposizione per “diramare” propagandistici comunicati?

Le frotte di giovani, in affollamento sistematico, è un dato di fatto; così come è inconfutabile la mancanza delle mascherine dove, invece, sarebbero un obbligo.

Si vive alla giornata, si spera nella buona stella, si auspica che non ci si ritrovi in condizioni disperate. In fondo, dalle alte sfere, sono stati esclusi, a priori, altri “confinamenti”. Dunque ciascuno faccia come crede.

La confusione, però, regna sovrana; nessuno sa molto di qualcosa e nessuno è in grado di avere contezza di niente. Tutti, nondimeno, sanno come fare.

Che cosa? Io non l’ho ancora compreso ed ecco, appunto, il sogno di voler diventare un pappice.

Contromisure in alto mare

Si sfoglia la margherita; si riapre, ma quando? Si procrastina, ma a quando?

Il tampone o l’esame sierologico? Il prelievo venoso o il test sul dito? I banchi arrivano o non arrivano? Il trasporto pubblico reggerà o andrà in crisi? I controlli chi li farà? Chi accerterà cosa? Cosa sarà valutato da chi?

Senza mettere in conto un aspetto tutt’altro che secondario: il rispetto della legalità.

E quando si parla di legalità, è risaputo – almeno per i “marziani” come me – che si allude ad una serie infinita di comportamenti. La liceità nell’affrontare la situazione, il rispetto del codice della strada, la necessità di salvaguardare la libertà di ciascuno.

Il problema, di questo “Paradiso abitato da diavoli”, è che nessuno vuole adeguarsi ad una legge naturale innegabile: la libertà di ciascuno termina dove inizia quella altrui.

E vale per tutti. Anzi, dovrebbe valere.

Poi mi “risveglio” dal sogno; non posso diventare un pappice e, quindi, attendo di rientrare su Marte.

O no? No, certamente, no. Osserverò l’andamento, ma la preoccupazione, soprattutto per le generazioni future, è davvero tanta.

Si vorrebbe correre verso la normalità, ma il pressapochismo, in ogni campo, ha egemonizzato gli spazi e la situazione non accenna a migliorare.

Purtroppo.

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