Strategie dialettiche al capolinea

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Strategie e tentativi non sono panacee

La salvezza del Paese passa per una concreta assunzione di responsabilità della classe dirigente. Una parte della compagine non è adusa all’arte politica; è un fatto, ormai, acclarato da tempo.

Dall’altra parte un’anomalia assai evidente: le idee sono cangianti, in maniera imbarazzante.

La prima parte della crisi, lo abbiamo riconosciuto più volte, è stata gestita con accortezza ed efficienza. Lo richiedeva lo stato dell’arte.

La parte “ristoratrice”, invece, ha iniziato subito a denotare crepe e problematiche.

Intanto la politica, adesso, non perviene.

Si procede a tentoni, si tentano alchimie e improbabili soluzioni. La situazione, ammettiamolo, è assai imbarazzante. La classe politica non appare, assolutamente, adeguata al momento topico.

Soluzione possibile, ma non considerata

E’ storia antica. In politica ciò che al momento è ritenuto impossibile, in serata potrebbe essere preso in considerazione; domani mattina ipotizzabile, nel pomeriggio plausibile, a sera seriamente attuabile e, infine, a seguire, realizzabile.

Tale evoluzione, evidentemente, è stata trascurata dal vertice dell’esecutivo.

Conte avrà fatto male i conti? Il ragionamento porta a considerare la propensione, per tale evenienza.

Se avesse fatto di conto bene – il Conte in argomento – adesso staremo a parlare d’altro.

Le certezze del PD barcollano, l’inabilità politica dei pentastellati emerge totalmente, i “costruttori” scarseggiano, i “responsabili” latitano. La situazione stagnante è il pericolo incombente e, purtroppo, assai preoccupante.

La misura è colma. Da tempo, ma non sembrano accorgersene.

Raccattare “numeri” è degradante; nel caso specifico addirittura deprimente.

A quanto emerge, senza Italia Viva non si esce dal labirinto. E’ forse questa la chiave di volta?

Il punto di equilibrio potrebbe non essere più quello precedente. Manca il “rinforzo” e il conteggio resta lo stesso.

Ipotesi di riassesto

L’eventuale ciambella di salvataggio potrebbe essere il vecchio modello del “pentapartito”, ma il designato a dirigerlo un altro. Se – “particella scarrupativa” – ci fossero, davvero, gli estremi per arginare le infinite criticità e per evitare il colpo di grazia del fiorentino, il Capo dello Stato potrebbe indicare Dario Franceschini (per continuare la legislatura) o un incaricato/traghettatore, per “Governo di scopo”?

A breve si saprà. “Lo strumento del potere” appare, ormai, ai titoli di coda e quello che può accadere è uno scenario con delimitazioni assai ristrette.

L’orizzonte del voto è remoto e il “ter” non scontato.

La costituzione di “Europeisti-MAIE-Centro Democratico” (più lettere per definizione che componenti per appartenenza) sarà “quarta gamba” di sufficiente soccorso?

Qualche più di ragionevole dubbio è lecito.

Auguri a noi.

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