Stalking da social media: un pericolo invisibile

stalker-social-media

“Hai controllato il profilo?”

Quando conosciamo per la prima volta una persona, una cosa ormai istintiva è andare subito a visitare il suo profilo social e se non corrisponde alle nostre aspettative, non importa che idea ci eravamo fatti perché ci basteranno pochi secondi per cambiarla. Tutti abbiamo un social preferito e tutti dedichiamo parte del nostro tempo a renderlo un biglietto da visita per chi ci segue. Ma non trattandosi di un gioco da tavolo non esistono istruzioni, per questo motivo a volte si inciampa in situazioni difficili da gestire e ci si ritrova vittime o carnefici dello stalking da social media.

Ciò che oggi è normale prima si sarebbe chiamato “stalking”

Quante volte vi è capitato di sbirciare il profilo Instagram del vostro ex partner? Quante volte all’inizio di una frequentazione avete cercato più informazioni possibili passando al setaccio anche le foto del 2015?
O ancora, quanti profili “fake” avete inventato per guardare le stories di qualcuno senza essere scoperti? Sono sicura che la maggior parte dei lettori, si è rispecchiato in questi comportamenti almeno una volta nella propria vita. E’ tutto normale, finché non si supera il limite. E’ tutto normale, oggi, ma fino a qualche decennio fa non lo sarebbe stato affatto e si sarebbe chiamato stalking.

Chi sono gli stalker da social media?

Una ricerca condotta in Gran Bretagna ha rilevato che un inglese su sei è, oppure è stato, uno “stalker da social media”. Il 59% di loro sono donne, di cui il 39% appartiene a una fascia di età che va dai 18 ai 34 anni. Prevalentemente parliamo di persone single, reduci da storie d’amore finite male o rapporti tossici, che anche una volta conclusi continuano a perseguitarle psicologicamente.

Dire addio alla privacy

Grazie ai social ogni giorno, in ogni angolo del mondo e in ogni istante, puoi ricavare informazioni sul tuo datore di lavoro, sul nuovo fidanzato della tua ex, su qualcuno che abita dall’altra parte d’Italia o del mondo, su un amico del passato che vuoi ritrovare o su chiunque altro tu voglia.
In base alla frequenza con la quale una persona usa i propri social, possiamo addirittura sapere se è a casa a studiare, al bar con gli amici, se è andata a ballare e magari anche in quale locale.

Agli occhi di una persona appagata, felice e sicura di sé queste informazioni servono a ben poco, ma vi siete mai chiesti per una persona frustrata, sola, arrabbiata, ferita o ossessionata da qualcuno cosa possa significare tutto questo? La facilità con la quale è possibile accedere alle informazioni personali degli altri è spaventosa e a volte rappresenta uno strumento fin troppo diffuso da usare per spiare e perseguitare qualcuno.

Essere uno stalker da social media è facile quanto esserne una vittima

Lo stalking da social media nella maggior parte dei casi è innocuo, frutto di curiosità e svago, ma quando il limite viene superato le conseguenze sono disastrose sia per lo stalker che per la vittima. Quante volte abbiamo assistito alla disperazione di una persona (spesso anche di un vip) spiata, perseguitata in ogni cosa che fa da qualcuno che ha come unico scopo quello di denigrare, offendere o “semplicemente” monitorare ogni passo che compie perché ne è letteralmente ossessionato?

Spesso diamo per scontate delle cose che in realtà non lo sono affatto, i social hanno normalizzato dei comportamenti che invece dovrebbero far scattare una sirena d’allarme in molti casi. I dati ci svelano che il concetto di privacy sta svanendo sempre di più e in fin dei conti gli unici responsabili siamo proprio noi. Siamo noi a scegliere il modo in cui usare i social e l’importanza da attribuirgli, decidiamo arbitrariamente quali parti della nostra vita rendere pubbliche e quali private.

Un problema che riguarda tutti

C’è chi crede che il problema riguardi coloro che sui social sono abituati a postare ogni momento della loro vita senza limitazioni, come a dire “ve la siete cercata” e c’è chi sostiene che ognuno è libero di gestire i suoi post come meglio crede, perché il problema è dei cosiddetti stalker.
Indubbiamente ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma spesso ho visto le persone perdere il contatto con la realtà, al punto tale da non avere più una vita privata, bensì esclusivamente una “social”. Forse per limitare un fenomeno come lo stalking da social media, servirebbe maggior equilibrio da entrambe le parti e magari un po’ di distacco in più dal mondo virtuale farebbe bene a tutti.

error: Il contenuto è protetto da Copyright