Bonaventura e Callejon salutano i rispettivi club, un mix di emozioni, lacrime e riflessioni

Il peso dell’uomo

Bonaventura e Callejon salutano i rispettivi club. chi vive e mastica di calcio sa che questo sport resta l’unica metafora lucida e distaccata che la vita può offrire.

Da piccoli si è troppo poco grandi per capire, da grandi si è troppo poco piccoli per lasciarsi ancora emozionare.

Ieri sera, nell’ultima giornata di campionato, vedere due professionisti, due uomini, emozionarsi e piangere è stato importante, è stato di aiuto.

In un calcio che fa sempre più fatica a riconoscersi nei suoi valori fondanti, dove lealtà e gratitudine diventano concezioni utopiche, appartenenti ad una realtà distante, appartenenti ad un’altra generazione di calciatori e di sportivi. Callejon e Bonaventura, ci ricordano che questo sport si nutre ancora di un tasso d’umanità importante, inevitabile e impossibile da non contemplare. Ci ricordano che le lacrime sono sempre un bene, ci ricordano che gli addii sono di quanto più solitario e desolato c’è per un uomo. Ci ricordano che alla fine di ogni percorso è bene fermarsi, guardarsi dietro e cercare di ripercorrere tutte le tappe che hanno contraddistinto quella nostra parte di vita. Ci ricordano e ci rammentano che mai come oggi, lasciare un’impronta emotiva all’interno di coloro che ci hanno vissuti, resta davvero l’unico motivo per cui valga la pena di esistere, per cui essere ricordati.

Da piccoli si è troppo poco grandi per capire gli uomini, da grandi si è troppo poco piccoli per capire le emozioni.

Piange Jack Bonaventura
, unico faro in mezzo ad anni di buio del Milan dell’ultimo lustro. Pianse quando firmò il suo contratto nel 2014, piange, in un San Siro vuoto, mentre abbandona il campo e realizza che la sua avventura al Milan è davvero finita.

Piange Josè Maria Callejon, tanto amato dai tifosi partenopei per il suo attaccamento alla maglia, alla città, per il suo modo semplice di mostrare amore a questi colori.

Le emozioni non hanno colore sociale

Bonaventura e Callejon sono figli della stessa madre: bisogna tenere lontane le maglie oggi, senza fare distinzioni. Bisogna apprezzare due uomini che in questo calcio sempre più saturo e pregno di nefandezze e vanità, riescono ancora ad emozionarsi e ad emozionarci. Ne abbiamo tutti bisogno per continuare ad amare questo sport, in particolare:
le nuove generazioni di tifosi, le quali necessitano di esempi positivi, di uomini con spessore morale;
le vecchie generazioni di tifosi, le quali necessitano ancora di riscoprirsi bambini, lasciandosi trasportare dalle pure emozioni che questo immenso gioco può regalare.

Maledetto Covid

“Abbiamo tutti diritto a un giusto addio. Qualcuno che prima di chiudere si volti ancora una volta. E ci dia un cenno di saluto, una parola, un’ultimo sguardo. Ci vedo gentilezza, rispetto. Ci vedo umanità.” (Fabrizio Caramagna).

Fabrizio Caramagna

Meritavano altro palcoscenico, altro saluto, altro calore. Non gli è stato possibile. Non restano i gol, gli assist, le giocate. Resta l’uomo, resta il suo peso.

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