Solitudine e Covid: come i giovani vivono la pandemia

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Il 93% dei ragazzi ha dichiarato di sentirsi solo. Ecco il quadro allarmante dell’Osservatorio Indifesa di Terres des Hommes

Ragazzi in preda alla solitudine, spaesati, incatenati davanti agli schermi per colpa della pandemia, sempre più protagonisti di episodi di bullismo, sia in qualità di vittime che di carnefici.

Questo è il quadro preoccupante delineato dall’Osservatorio Indifesa di Terres des Hommes che, in collaborazione con ScuolaZoo, ha rilasciato i dati in occasione della Giornata Internazionale contro il bullismo (ricorrente il 7 febbraio) e del Safer Internet Day (il 9 febbraio).

La solitudine come costante tra i giovani

Lo studio è stato condotto su un campione di 6000 ragazzi, dai 13 ai 23 anni: il 93% di loro ha affermato di sentirsi solo. Il numero è cresciuto di dieci punti rispetto alla rilevazione precedente. Un incremento notevole, se si considera che la percentuale di chi ha confessato di sentirsi solo «molto spesso» è salita dal 33% al 48%.

“I dati destano allarme e ci dicono come gli effetti della pandemia e i drastici cambiamenti che questi hanno portato nella vita dei ragazzi siano già oggi drammatici. L’isolamento sociale, la didattica a distanza e la perdita della socialità stanno provocando una profonda solitudine e demotivazione, ma anche ansia, rabbia e paura”,

Direttore Generale di Terres des Hommes, Paolo Ferrara.

Solitudine e bullismo

I sentimenti negativi legati alla solitudine si riversano anche nelle relazioni con i propri pari, sconfinando sempre più spesso in episodi di bullismo.

Il 68% degli intervistati ha dichiarato di aver assistito ad atti inquadrabili nel fenomeno, mentre il 61% sostiene di esserne stato vittima. Per quanto riguarda i bulli, la percentuale è di circa l’8,02%, quota che arriva fino al 14,76% nel caso dei ragazzi. Il 42,23% dei partecipanti ha detto di soffrire a causa di episodi di violenza psicologica da parte di coetanei e in particolare il 44,57% delle ragazze ha segnalato il disagio provato nel ricevere messaggi non graditi di carattere sessuale online.

Revenge Porn

Per quanto riguarda il revenge porn, il 52,16% delle intervistate lo ritiene tra gli atti di violenza più temuti, subito dopo il cyberbullismo. Seguono il rischio di subire molestie sul web, l’adescamento da parte di malintenzionati e la perdita della privacy. Quasi tutte le ragazze (95,17%) riconoscono che vedere le proprie foto o video hot circolare online senza aver dato il proprio consenso sia grave quanto un abuso fisico.

Dato ancora più sconcertate è il 15,21% di giovani di sesso maschile secondo cui una ragazza che decide di condividere foto e video hot con il proprio partner sarebbe «facile». Mentre per le ragazze questo è vero per l’8,39% dei casi.

Sebbene il Revenge Porn, secondo la legge n.69/2019, sia diventato un vero e proprio reato, non bisogna abbassare la guardia, soprattutto se si pensa che gli episodi di suicidio e di autolesionismo sono piuttosto frequenti in questa fascia d’età.

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