La sigaretta: i vari tipi esistenti e i loro effetti sulla salute

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La sigaretta tradizionale: numeri e primi competitors

La sigaretta è un vizio che secondo i dati dell’OMS interessa – nel 2020 – circa 1,8 miliardi di persone nel mondo, di cui 11 milioni in Italia (22% della popolazione). Essa può far parte della quotidianità di una persona per vari motivi: dipendenza dalla nicotina, abitudine nella gestualità o semplicemente per una mera questione di gusto.

Ma, com’è risaputo, i danni della sigaretta tradizionale sulla salute della persona sono gravissimi. All’interno della sigaretta sono presenti circa 4.000 sostanze, di cui 400 tossiche e 40 cancerogene. Le problematiche più frequenti vanno ad interessare apparati come quello respiratorio e cardio-vascolare; a queste si aggiungono anche alcune legate all’umore e al colore della pelle.
Si contano, secondo dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della Sanità, circa 6 milioni di morti l’anno dovuti a problemi di salute legati al fumo; circa 1 ogni 6 secondi.

E grazie alla consapevolezza dei danni che la combustione classica del tabacco comporta, nel tempo si son cercate – e trovate – delle soluzioni alternative: le e-cig (sigarette elettroniche) e le sigarette a tabacco riscaldato (di cui IQOS è diventato ormai un sinonimo).

Ma quali sono le differenze tra questi tipi di sigarette?

La sigaretta elettronica: storia ed effetti sulla salute

La sigaretta elettronica – o e-cig – viene commercializzata per la prima volta nel 2003 in Cina, più precisamente a Pechino. Il primo brevetto, invece, risale al 1965, depositato dallo statunitense Herbert A. Gilbert.

L’e-cig è un dispositivo che permette di inalare vapore con quantità variabili di nicotina (tra i 6 e i 24 mg) regolate in base alle esigenze dell’individuo. Non essendoci combustione, si evitano i rischi che questa comporta.

Il liquido si presenta in una miscela composta da acqua, glicole propilenico, glicerolo ed altre sostanze, tra cui gli aromatizzanti. Sono presenti sul mercato anche liquidi senza percentuali di nicotina, con solo vapore aromatizzato.

Può essere utile per tenere sotto controllo e limitare la dipendenza da nicotina, esponendo l’individuo a rischi estremamente più limitati della sigaretta tradizionale.

Nel Dicembre del 2017 il governo della Gran Bretagna ha effettuato il primo studio a lungo termine sulle conseguenze dove si dimostra che la sigaretta elettronica riduce i rischi del 95% rispetto alla sigaretta tradizionale.

Dannosi per la salute sono invece i liquidi fatti in casa: nel 2019 negli Stati Uniti furono 5 le morti e 450 i casi possibili casi di malattia polmonare legata allo svapo. In Europa, data la particolare attenzione nel mercato del tabacco, questo tipo di malattia non è mai arrivata.
Il consiglio delle autorità competenti è quello di usare esclusivamente liquidi e dispositivi autorizzati.

La sigaretta a tabacco riscaldato

La sigaretta a tabacco riscaldato entra per la prima volta in commercio nel 1988 prodotta dalla R.J. Reynolds con il nome di Premier. Questa risultò un autentico buco nell’acqua perché ritenuta difficile da usare; molti fumatori, inoltre, si dichiararono insoddisfatti del gusto. Salvo poi ripresentarsi – da qualche anno a questa parte – nella scena commerciale mondiale con un discreto successo.

A differenza delle e-cig, le sigarette a tabacco riscaldato contengono foglie di tabacco al loro interno. La sostanziale differenza dalle sigarette tradizionali è la combustione: questa non avviene, poiché la sigaretta viene scaldata a 350°C (invece dei 900°C di quella tradizionale) attraverso un bruciatore elettrico.

La nicotina è presente in quantità solo leggermente inferiori rispetto alle sigarette tradizionali, per questo motivo il dispositivo è sconsigliato ai minori e a coloro che cercano di smettere di fumare.

Come per le e-cig, anche per le sigarette a tabacco riscaldato mancano studi sufficienti per analizzare gli effetti sulla salute nel lungo periodo. Ma, secondo primi studi indipendenti, risulterebbe verosimile un impatto minore per quanto riguarda il fumo passivo.

Attualmente non sono disponibili studi – se non quelli effettuati dagli stessi produttori di tabacco – che confermino un livello di sostanze tossiche inferiore nelle sigarette a tabacco riscaldato rispetto a quelle tradizionali.

Un primo studio effettuato nel 2018 dal BMJ Journals, ha preso in analisi gli effetti negativi della sigaretta a tabacco riscaldato esclusivamente sulle cellule umane. Lo studio ha dimostrato un effetto tossico maggiore rispetto alle e-cig ma minore rispetto a quella tradizionale.