Segretario PD: ne serve uno nuovo, chi sarà?

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Il PD, dopo le dimissioni di Zingaretti, è alla ricerca del segretario perduto. E se ne proponessimo qualcuno?

Ogni mattina in Italia, come sorge il sole, un segretario del PD si sveglia e sa che dovrà correre più del suo compagno di partito, o verrà sostituito.
Ogni mattina in Italia, come sorge il sole, un compagno di partito si sveglia e sa che dovrà correre più del segretario, sennò non vedrà la pagnotta.
Tutte le mattine in Italia, come sorge il sole, non importa che tu sia un segretario di partito o suo compagno, l’importante è che cominci a correre e a perdere consenso elettorale.
Così recita l’incipit del manifesto dei valori del Partito Democratico.

Breve cronistoria del PD

In ordine: Veltroni, Franceschini, Bersani, Epifani, Renzi, Orfini (ad interim), Renzi, Martina e Zingaretti.
Questa varietà di profili alternatisi tra loro, c’è davvero di tutto: il subitaneo Veltroni, l’umbratile Franceschini, l’ultimo dei compagni Bersani, l’immarcescibile Epifani, il caleidoscopico Renzi, il carismatico Martina, il chissà chi Ordini e l’irreprensibile Zingaretti (non sapevo facesse il politico, cit). Ma cosa hanno in comune? Oltre ad aver continuamente fallito nel tentativo di ricercare una coesione interna, hanno anche condiviso gli alti e bassi schizofrenici dell’ultimo “grande” partito di “sinistra” italiano.
Dalle vette toccate da Renzi, ai bassifondi sondati da Zingaretti: il PD è un partito politico allo sbaraglio senza arte né parte, lasciato in asfissia dalla mancanza di un progetto politico determinato e lucido, dal quale possa sentirsi rappresentato un elettore di centrosinistra. Il motivo? L’assenza di un leader che riesca ad incanalare le richieste dell’elettorato e i moti interni del partito.

Io avrei qualche proposta.

Un nuovo segretario per il PD: Achille Lauro

“La sinistra riparta da Achille Lauro” è stato già detto?
Ha fatto più Achille Lauro, sul palco di Sanremo, per le pari opportunità che un qualsiasi ministro sedicente sinistrorso. E poi, come possiamo non considerare un atto rivoluzionario tutti i fegati perbenisti dei dinosauri sanremesi che ha fatto scoppiare il cantante cresciuto a Roma? In questa penuria della sinistra, c’è poco da fare gli schizzinosi. Io sarei molto curioso di vagliare l’ipotesi di un’estetica queer in un progetto politico nazionale.

Un nuovo segretario per il PD: Romelu Lukaku

Prendete Ronald Reagan, chi mai avrebbe detto negli anni ’70 che nel decennio successivo sarebbe diventato Presidente degli Stati Uniti d’America?
Prendete Barack Obama, chi mai avrebbe detto nei primi anni del 2000 che sarebbe diventato Presidente degli Stati Uniti d’America?

Ora prendete il carisma e la fama di Reagan, le idee politiche e il colore della pelle di Obama, aggiungete l’interismo che serve sempre per essere una persona passionale e onesta: abbiamo in Lukaku il nuovo leader della sinistra. Cresce nella povertà, ma cresce tanto e diventa molto forte.
Si scaglia contro il razzismo con vigore e grande senso di appartenenza. Abbraccia tutti, di continuo e ha lasciato il capitalismo del Manchester United per abbracciare la causa dell’Internazionale. Devo aggiungere altro?

Un nuovo segretario per il PD… anzi, un duo: Dimartino e Colapesce

Un solo segretario non è mai bastato, proviamo con due!
Con ogni probabilità, a Sanremo non vinceranno. E questo è già un buon argomento di sinistra. Poi sono degli outsiders, quasi degli underdogs. Hanno composto una Musica leggerissima, ai dissapori interni del PD serve proprio un po’ di leggerezza. Infine, una questione di semantica: a me i loro nomi fanno pensare ad una vicinanza al popolo.

Come andrà a finire?

Il toto-nomi del dopo Zingaretti è ricchissimo: tra vecchi iscritti come Pippo Civati, a nuove leve come Elly Schlein, i profili politici non mancano.
E le mie proposte hanno vinto la concorrenza di profili come Ciprì e Maresco, oppure di Zlatan Ibrahimovic, giusto per citarne qualcuno.
La deficienza cronica della sinistra italiana nel trovare un leader che sappia coniugare carisma e idee politiche progressiste, senza cadere nei soliti cliché scaduti, si protrae da troppi anni. I risultati elettorali non ne sono il sintomo, piuttosto il risultato: deputati del PD da anni si barcamenano alla ricerca di una poltrona su cui accomodare le chiappe vendute al miglior offerente.

Le responsabilità storiche dell’indifferentismo politico del PD saranno enormi: aver sdoganato, in nome del “dialogo tra partiti”, il peggio populismo italico per sopperire alla mancanza di argomenti di sinistra e l’incapacità di prenderne atto, ha portato – anno dopo anno – ad un livellamento sfiduciante nei confronti della politica.

Non basta più essere antifascisti, cantare “Bella ciao” e rilanciare hashtag del tipo “#restiamoumani”, tantomeno c’è il bisogno di fare politica solo contro il Salvini o la Meloni di turno. Berlusconi non ha insegnato nulla?
L’antiberlusconismo ha fallito, come fallirà l’antisalvinismo.

La sinistra italiana, se – un se enorme – rappresentata dal Partito Democratico richiede a gran voce un leader affidabile, serio, credibile.

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