Covid scoprire di essere positivi. Danno fisico e psicologico

Covid-positivi

Le conseguenze psicologiche e fisiche per i malati di covid.

Da mesi sentiamo parlare di Covid 19, è l’argomento principale ovunque, telegiornali, radio e persone si scambiano continuamente informazioni e aggiornamenti. Sembra quasi che ormai tutti dominio l’argomento con padronanza, l’elenco dei sintomi, quanti test e tamponi esistono, le azioni di prevenzione.
Ma che vuol dire davvero scoprire di essere positivi al Covid?

L’esperienza dell’isolamento emotivo

Valeria (nome di fantasia a protezione della privacy dell’intervistato) giovane moglie e mamma di due bambini piccoli, a seguito del riscontro positivo del marito al Covid dice La mia prima reazione è stata di sconforto. I sintomi di mio marito erano lievi e gestibili, ma quello che più mi ha preoccupato era il pensiero di come avrebbero reagito le persone a questa notizia. Mi ha sconfortato pensare a tutti i cambiamenti da apportare nella nostra quotidianità per gestire la convalescenza e l’isolamento. Per non parlare delle pratiche burocratiche da adempiere.”

La reazione sociale di cui Valeria parla è quella di essere guardati con paura e diffidenza e di essere in poco tempo sulla bocca di tutto il circondario. “Nel giro di poche ore si sono diffusi sui social messaggi che parlavano di mio marito, che insinuavano una sua attiva responsabilità nell’aver contratto il virus. Per noi è stato un grande dolore essere trattati come degli untori, come se per non ammalarsi di Covid bastasse la buona volontà.”

Il virus non tiene conto di chi sei e che cosa fai

Come Valeria racconta alcuni conoscenti hanno insinuato la responsabilità di un agire sconsiderato da parte del marito che lo avrebbe portato a contrarre il virus. La verità è che attribuire delle colpe rassicura sempre. Ci fa sentire protetti dall’ imprevedibilità del caos, in questo caso dal virus.
Espressioni come “se l’è andata a cercare” oppure “non ha fatto abbastanza attenzione” fanno sentire chi lo dice illusoriamente al sicuro. Se il potere è nell’azione allora basta che io faccia o non faccia delle cose per salvarmi.
Il problema è che in questo caso non è così. Il virus non tiene conto delle nostre azioni, si muove per regole e principi ancora poco chiari alla scienza, rendendone difficile la gestione.
Valeria “Noi siamo stati molto attenti. Abbiamo sempre portato la mascherina e abbiamo anche deciso di non andare in vacanza per non trovarci tra la folla dei bagnanti.
Ciò che mio marito ha fatto è stato semplicemente andare a lavorare”.

L’effetto sociale che ne deriva è quello di stigmatizzazione e di isolamento empatico del malato di Covid.

La paura del covid e i suoi effetti

La storia di Valeria può essere un esempio importante di come stiamo metabolizzando l’esistenza di questo virus e in che maniera condiziona emozioni e vita sociale.
Prima di tutto c’è da dire che non si può fare a meno di parlare di qualcosa di cui si ha paura.
L’iperinformazione mediatica è testimonianza di come nella nostra mente il Covid-19 sia un argomento centrale.

La paura fa sì che l’oggetto che alimenta tale emozione abbia sempre un posto in prima fila nella nostra mente. E tutto ciò che si avvicina a tale argomento viene captato per essere passato al vaglio e classificato come informazione rassicurante o inquietante.

Racconta ancora Valeria ” Mi è sembrato strano e anche ridicolo accorgermi che stava piovendo della candeggina sul mio balcone. La vicina del piano di sopra per la prima volta in vita sua stava disinfettando il suo balcone con grande impegno. Come può pensare che il virus scali il palazzo?“
La paura è un’emozione normale ed è collegata alla sensazione di sentirsi vulnerabili, in pericolo.

In alcuni casi una paura molto intensa può portare a dei comportamenti ossessivi. Come ad esempio nel caso della vicina di Valeria si attiva un ipercontrollo volto alla tutela di sé, che può far fare anche delle cose irrazionali.

Informazioni confuse alimentano ansia e paura

Certamente tutte le malattie fanno paura, ma il Covid ancora di più, perché è un virus che non fa differenza di razza, etnia, sesso e oggi anche di età.
Tutti possiamo contrarlo.

Un altro elemento che contribuisce ad alimentare questa paura è la concomitanza di informazioni ambivalenti e contraddittorie. Ancora non è ben chiaro agli esperti come questo venga contratto, come si evolva e come possa essere prevenuto.
Mascherina si mascherina no, è meglio la visiera, i guanti servono, ma causano dermatite, la distanza sociale minima deve essere 1m, 2m oppure 4 m? Ogni esperto dice la sua.
Ciò che è certo è che la mancanza di parametri chiari alimenta l’insicurezza personale.

Diffidenza e ansia sociale

Solo una cosa è sicura: la sua trasmissibilità da persona a persona.
Ne viene da sé la grande diffidenza sociale che il Covid provoca. L’altro, estraneo o familiare che sia, è comunque un potenziale portatore.
Questo pensiero è continuamente presente in un angolo della nostra mente e ci accompagna quando andiamo a fare la spesa, quando portiamo i bambini al parco o andiamo al mare.

Valeria dice “In casi come il nostro, in cui i sintomi sono contenuti, credo che la parte che faccia soffrire di più di questa malattia siano le conseguenze psicologiche.
Ti fa sentire subito solo e tenuto alla larga dagli altri, che in qualche modo ti guardano con sospetto e curiosità morbosa”
.
L’isolamento è una condiziona necessaria in caso di positività, ma la sensazione di solitudine è un’altra cosa. Ed è proprio questa a fare la differenza tra la quarantena vissuta a Marzo da quella che sta vivendo attualmente Valeria con la sua famiglia.

“La quarantena non è stata semplice, come non lo è stato per nessuno. Siamo stati chiusi in casa per tre mesi, però stavamo tutti bene e soprattutto eravamo insieme.
Oggi è molto diverso, mio marito è isolato in camera da letto e noi nel resto della casa. I bambini all’inizio si sono spaventati di non poter abbracciare e vedere il padre. Abbiamo spiegato loro più volte che cosa stesse accadendo e stiamo provando a smorzare la tensione facendo dei disegni e inventando dei giochi. Fortunatamente la porta della camera da letto ha un vetro che ci permette di guardarci senza rischi.”

Buona fortuna a Valeria e a tutti i malati di Covid.