Scafati, le interrogazioni a distanza si fanno da bendati

scafati-interrogazioni-bendate

E’ successo in un liceo di Scafati (SA), le studentesse sono state interrogate a distanza da bendate

Scafati, tempo di restrizioni e chiusura delle scuole a causa del Coronavirus. La didattica a distanza (Dad) prende di nuovo piede, quasi totalmente, negli istituti scolastici. Una modalità che implica nuove strategie, per interrogare gli studenti.

Non è facile insegnare online, tra problemi legati alla connessione internet e quelli riguardanti i dispositivi che si posseggono.

Dunque, effettuare le interrogazioni diventa sempre più complesso, sia per le difficoltà, eventuali, a vedersi e a sentirsi, sia perché gli alunni sono meno controllabili da lontano. Ciò può far sentire loro più “liberi” di poter sbirciare e scopiazzare dai libri, dagli appunti o dal web.

La soluzione originale

La professoressa di Latino e Greco del Liceo Caccioppoli di Scafati (Salerno), ha pensato bene di trovare un metodo poco ortodosso, per evitare escamotage atti a sbirciare durante l’interrogazione.

L’iniziativa sembrerebbe nata proprio a seguito di un’altra alunna colta in flagrante, mentre guardava gli appunti durante una valutazione.

La professoressa, a quel punto, ha ideato questo “metodo”, chiamando le due più brave della classe e facendole bendare con dei foulard e con le mascherine.

“Si trattava di un esempio per dimostrare ai ragazzi che non hanno bisogno di sbirciare”: queste sono le parole del dirigente scolastico Domenico D’Alessandro che ha riferito all’ANSA.

L’immagine virale della classe di Scafati

E’ bastato davvero poco per far divenire un’immagine di una classe del sud Italia, una questione nazionale. Uno studente, postando l’immagine della videolezione su un gruppo WhatsApp privato, dove erano presenti anche i rappresentanti d’istituto, ha fatto sì che questa divenisse virale, indignando tutta Italia.

A rendere la vicenda di dominio pubblico è stato Mariano Jodice, presidente del movimento civico “Prima i Cittadini”. Ha infatti pubblicato su Facebook la foto della ragazzina bendata e ha spiegato l’accaduto: “Manca solo che qualcuno le versi l’acqua sulla mascherina e siamo a Guantanamo. Mi auguro che il dirigente intervenga per mettere fine a queste azioni vergognose e lesive per il benessere psicofisico dei minori”. 

La professoressa si è detta amareggiata perché “un fotogramma non può raccontare la realtà di un metodo assolutamente concordato con gli studenti” e che “la didattica a distanza crea disagi ai ragazzi più bravi, determinando un livellamento in basso”.

Nessun provvedimento

Al momento, non hanno preso alcun provvedimento, sia nei confronti dell’insegnante che dello studente che ha diffuso gli screenshot. Intanto il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli ha presentato un’interrogazione all’assessore Lucia Fortini, allo scopo di far luce su quanto accaduto. Il consigliere ha dichiarato: “Abbiamo presentato un’interrogazione all’assessore regionale per la Pubblica Istruzione, Lucia Fortini, per capire come sia potuto avvenire ciò e per chiedere di verificare se questo accade anche in altri istituti”.

L’inchiesta di Fanpage

Fanpage.it ha sentito telefonicamente alcuni studenti del Liceo Caccioppoli di Scafati e ha raccolto il loro pensiero sulla vicenda:

“Questo tipo di interrogazione è fuori dal normale e no, non l’abbiamo presa molto bene. Ha suscitato in noi maggiore pressione…siamo per 15/20 minuti bendati e nel buio più totale, ma vi pare normale?”.

Gli studenti sentiti da Fanpage.it hanno voluto, tuttavia, puntualizzare:

“È un episodio che non mette in discussione la professionalità della docente, sempre stata presente e vicina a noi”. 

Le parole degli studenti su Facebook

“Nessuno è stato costretto, era solo una prova per dimostrare a se stessi che esistono altri occhi da cui poter guardare”, scrivono gli alunni della II° B in un post pubblicato sulla pagina ufficiale del liceo. Il post è firmato sia dalla ragazza interrogata da bendata che dalla classe.

Gli studenti protestano per la lettura deformante dell’accaduto di politici e mass-media.

“Il 28 ottobre, nella nostra classe alcuni sono stati interrogati bendati; tra risate generali, e battute di vario tipo hanno messo alla prova le proprie conoscenze e, con concentrazione, sono riusciti ad ottenere ottimi risultati. Nessuno è stato costretto, era solo una prova qualsiasi per dimostrare a sé stessi che esistono altri occhi da cui poter guardare”.

“Vi sembra un insegnamento così crudele, Una pena così ingiusta?” – aggiungono gli alunni- “Perché tutto in questa società così famelica viene strumentalizzato e pregiudicato dalle cattive opinioni?”.

Per concludere, affermano: “Se tutto questo non fosse abbastanza per convincervi a guardare oltre le apparenze di una foto, allora continueremo a non curarci delle vostre parole. Guarderemo e passeremo oltre. Il futuro è nostro”.

Alla luce anche dell’inchiesta di Fanpage.it, probabilmente non tutti gli studenti si rivedono in queste ultime affermazioni, forse per paura di ripercussioni sulla loro carriera scolastica.

Sicuramente potevano esserci modi diversi per assicurare una valutazione obiettiva, come ad esempio condividendo lo schermo e facendo inquadrare dallo studente l’intera stanza, ma è davvero così condannabile questa decisione? Il dibattito resta aperto.

error: Il contenuto è protetto da Copyright