Sarah Everard: chi è e perché ci riguarda tutti

Sarah-Everard

Chi è Sarah Everard? La ragazza londinese trentatreenne al centro dei recenti fatti di cronaca e perché poteva essere un* di noi

Sarah Everard, 33 anni, il 3 marzo alle 21.30 stava ripercorrendo la strada di casa dopo aver fatto visita agli amici. Di lei non se ne saprà più nulla per dieci giorni.

La scomparsa di Sarah Everard

Inizialmente Sarah sembrava essere scomparsa nel buio della notte.
Poi i primi poster attaccati per tutta Londra con il volto di Sarah e la scritta “missing” – scomparsa-.
Le notizie sono confuse, le telecamere di autobus la riprendono mentre percorre Clapham Junction, a 50 minuti di distanza da casa.
Percorre le strade principali, quelle illuminate, e poi a circa un chilometro da casa svanisce.
Nessuna traccia.
Sembrerebbe un film e invece è capitato a lei.

Sarah sembra essere stata rapita dal buio fino a quando il 10 marzo, controllando minuziosamente le telecamere degli autobus, gli agenti osservano l’atroce rapimento per mano di un loro stesso collega, successivamente arrestato quando sono stati ritrovati resti umani nel bosco del Kent sfigurati e appartenenti alla ragazza.

L’ennesimo femminicidio che passa in sordina tra i media italiani, o di cui comunque, se ne parla troppo poco.

Le proteste per Sarah

Quello che terrorizza le donne londinesi è che proprio chi per lavoro doveva proteggere Sarah, si è invece impossessato del suo corpo, uccisa, nascondendone i resti.
Arrivata la notizia che è stato un poliziotto ad uccidere Sarah e sabato 13 marzo le persone scendono in piazza con lo slogan:
“Stava solo tornando a casa” e #ReclaimTheseStreets.

Basta davvero così poco? Camminare la sera da sole per essere importunate, violentate, uccise?
È di qui che ha avuto inizio un vero e proprio terremoto di proteste.

Le fiaccolate organizzate per Sarah, non sono autorizzate per via delle norme da Covid-19 nonostante le richieste delle organizzatrici, così la polizia ammanetta violentemente 4 donne, di cui Internet è stato sommerso di immagini, per testimoniare il perpetuarsi delle violenze.
Lo stesso corpo di polizia di cui faceva parte l’aggressore ed omicida.

E se introducessimo un coprifuoco per gli uomini?

Le donne sarebbero molto più sicure, ha detto Jenny Jones alla Camera dei lord britannica.
Una provocazione tagliante che ha difatti reso gli animi – soprattutto della destra – inquieti.
Eppure, è una triste constatazione che in un Paese civilizzato del mondo evoluto, sia una soluzione utopica.
La Jones ha anche dovuto spiegare come la sua non fosse una proposta politica, ma una risposta dissidente ai suggerimenti e alle rassicurazioni date dalla maggior parte della polizia e dalla commissaria Dick come “è incredibilmente raro che una donna venga rapita per strada” o “non uscire da sole”.

Il solito nodo che si ripete: il problema è loro, ma tocca a noi proteggerci.

Come uscirne?
Le manifestanti lo dicono già da un po’ per le strade: educando.

I consigli militanti

Dopo questo tragico avvenimento che purtroppo ci riguarda tutti indistintamente, a prescindere dal genere, a prescindere dalla nazione, le celebrità e le attiviste hanno contribuito nella diffusione di messaggi, consigli, trucchi strategici per tentare di fronteggiare questi fenomeni come:

  • chiavi sempre in mano
  • gridare “al fuoco” perché questo è un pericolo che coinvolge tutti.

Sono nati anche una serie di post su Instagram di consigli per gli uomini per far sentire le donne sicure per strada, come:

  • mantenere la distanza
  • non correre in prossimità di una donna – per esempio se esci a fare jogging, può risultare angosciante –
  • offri di riaccompagnare un amic* a casa – ti assicuro che contribuisce a far percepire uno stato di tranquillità.. chissà se qualcuno avesse accompagnato Sarah –
  •  non toccare senza motivo
  • se noti che una donna non si sente al sicuro, non girarti dall’altra parte
  • tieni i commenti per te
  • non fissare.

A volte, sembra quasi dobbiamo prepararci all’arrivo di una possibile guerra, un addestramento per sfuggire ad una piaga sociale, munendoci di tutti gli armamenti necessari per combatterla, a volte ci dimentichiamo che dobbiamo combatterla ogni giorno.

Il Guardian riporta il dato secondo cui il 97% delle ragazze inglesi comprese tra 18 e 24 anni ammette di aver subito violenze verbali e/o fisiche almeno una volta nella loro vita.

Per questo, #IamSarah.

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