Sanremo, two is better than one: il meglio della seconda serata

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Seconda serata di Sanremo 2021, condotta da Amadeus con la collaborazione di Fiorello

Sanremo 2021 con un inizio incerto che sembrava non convincere; la paura delle poltrone vuote da scongiurare (e da qui la trovata dei palloncini in studio, qualcuno pure fuori le righe), il pubblico da casa da intrattenere per quattro ore e passa (alla seconda si è arrivati a sfiorare le due di notte) e gli ospiti da incastrare nella scaletta degli artisti (o il contrario?). Erano queste le premesse alla seconda volta di Sanremo che, pur con la concorrenza della Serie A, si prende tutto e se lo prende come si deve.

Cosa succede nella seconda serata?

Complice sicuramente un Amadeus accorto, che a metterci le pezze ci pensa Fiorello ed una elegantissima Elodie, che alla mezzanotte si trasforma in Beyoncè con una performance da fare invidia all’americana, bella, capace, seppur con qualche problema visibile di lettura.
La gara è nel vivo: cominciano i giovani e trionfano Shorty, ex di XFactor e poi dai giovani si passa alla parte opposta: ad aprire è Orietta Berti che rispolvera le sue doti canore con il brano “Quando ti sei innamorato”, azzeccato per lei (e per la musica vecchio stile). Seguono a singhiozzi gli altri cantanti. Sono, infatti, continue le interruzioni di un Fiorello in veste Baglioni, che canta su qualsiasi cosa gli venga in mente. Ci si aspetta solo l’esibizione sui faretti di Sanremo.

Gli ospiti tra i cantanti in gara o i cantanti in gara tra gli ospiti?

Arriva lo Stato Sociale poi a mettere un po’ di pepe alla gara (e alla serata), la canzone “Combat Pop” e la mini gag su Bugo e Morgan. Bugo che tra l’altro si ripresenta spaesato su un palco che dovrebbe conoscere molto bene. Il momento più intenso arriva con Laura Pausini, lei non in gara, vincitrice del Golden Globe come migliore colonna musicale ad un film per la canzone “Sei qui”. Ad esserci pure sono i grandi cantautori della musica italiana, Fausto Leali, Marcella Bella, Gigliola Cinquetti che tornano a cantare. Scelta sicuramente opinabile quella di optare come orario di uscita la mezzanotte. È chiaro che “Mi manchi” può essere soporifera a una certa.

Il festival delle ore piccole diventa un varietà

La gara non si arresta: Ermal Meta sempre sul pezzo, tanto da finire primo in classifica finale. Irama costretto a cantare in “dad”, da remoto, a causa della positività di un collaboratore e del consequenziale isolamento.
Willie Peyote che bacchetta la chiusura dei teatri con “Mai dire Mai”.
La serata, insomma, si rivela molto piena, forse a tratti fin troppo.
Gigi D’Alessio non se ne perde una e proprio all’una decide di intervenire.
Alla fine la classifica degli artisti, quelli che dovrebbero essere considerati, diventa contorno a quello che come lo chiama Fiorello, è un varietà e non un festival. Ma a tutti va bene così.

Photocredits: @sanremorai

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