La rivoluzione sessuale parte dai social

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In un’epoca in cui l’educazione alla sessualità tarda ad arrivare, intervengono i social a colmare questo gap, creando una vera rivoluzione sessuale contemporanea

Dopo l’ultima notizia di revenge porn, sui social qualcosa si è mosso, un mare in tempesta ha iniziato a farsi sentire. Per questo possiamo parlare di un inizio di una rivoluzione sessuale sui social, su scala mondiale?
Molti influencers si occupano di pubblicizzare le aziende che li hanno resi tanto famosi, rendendo i propri profili Instagram una vera e propria televendita digitale.
C’è però, un’altra parte a cui si dà poca voce. 
Mi riferisco a divulgatori che si occupano di social solidarity cioè solidarietà sociale, ma per social possiamo intendere anche un nuovo modo di fare solidarietà sui social network.

La rivoluzione sessuale dei blogger: Carlotta Vagnoli

Esistono nomi come Carlotta Vagnoli, giovane blogger fiorentina, che insegna e apre mondi, terreni che in Italia sono vergini e poco conosciuti.
Insomma chi si occupa nel 2020 dell’educazione sessuale? I social
E menomale che esistono!
Spulciando tra i post di Carlotta si può davvero imparare qualcosa che riguarda tutti noi, perchè è riuscita a trasformare tematiche prima etichettate come femminili, in tematiche che semplicemente abbracciano un solo genere: il genere umano

Carlotta: la rivoluzione sessuale e la narrazione

Carlotta ci parla di narrazione sui social, storytelling, dei titoli sensazionalistici dei giornali che per far intendere quanto una donna abbia sofferto per una violenza fisica o psicologica, scrivono di “una doppia penetrazione”, riportano fedelmente il verbale della polizia per dare veridicità all’accaduto. 


Caro giornalista che non fai accorto uso delle parole, è una violenza anche questa. Una doppia violenza in cui si usurpa la delicatezza e la riservatezza della vittima.
La notizia deve essere spettacolarizzata, arricchita di dettagli quanto più possibile invadenti per suscitare empatia. Niente di più sbagliato. 
O ancora titoli di giornali che cercano di alleggerire la storia, portandola al pari di una favoletta da quattro soldi finita male, con espressioni come “gigante buono”, “amore malato”.
“Il mestiere del giornalismo come faro illuminato e onesto relatore è ormai lontano. Recuperiamolo, condannando una volta per tutte questa narrazione cronicizzata quanto pericolosa”, dice Carlotta in uno dei suoi post.

Carlotta: la rivoluzione sessuale è anche spogliarsi del proprio dolore

Carlotta è una survivor, una giovane donna che c’è l’ha fatta e ha raccontato il suo percorso di rinascita spogliandosi di ogni sua paura, con estrema sensibilità e dolcezza.
C’è bisogno di queste testimonianze sui social per rendere diffuse e quotidiane storie reali che non usufruiscono di nessun filtro Instagram per raccontarsi. 
Carlotta ci spiega giuridicamente e socialmente cosa sia il revenge porn, pratica disumana, che parte dalla concezione di essere umano come oggetto, in questo caso sempre più frequente l’associazione donna=oggetto

Chi deve insegnarci che il corpo è di esclusiva proprietà di chi lo incarna? 
Chi deve spiegarci il rapporto che c’è tra sessualità e social network? 

La divulgazione c’è e bisogna darle spazio.
Ci viene insegnata la matematica, l’aritmetica, l’inglese, la letteratura, ma nessuno che occupi più di un’ora per tematiche umane. Si parte dall’assurdo assioma che umani si nasca, ma comportarsi da essere umani è tutta un’altra cosa.
Il rispetto per il proprio corpo, per il corpo altrui, il rispetto che deve esserci nelle parole, che vanno sempre misurate su di una bilancia di precisione, ci viene insegnato qui, sui social.

Carlotta dice:
“Si pensa infatti di possedere la reputazione e l’immagine dell’altra persona che è nel 90% dei casi una donna”, ci parla di slut- shaming – la pratica di far sentire una donna colpevole o inferiore per determinati comportamenti o desideri sessuali -, non si colpevolizza l’attore ma la vittima.
Secondo Carlotta, non basta una legge che tuteli le donne in questo senso, c’è la necessita di non dare spazio a voci che minimizzano il revenge porn, perchè non ci deve essere dibattito tra schieramenti opposti su un evento che ti priva completamente della tua privacy e della tua riservatezza. Non c’è dibattito sulla disumanità.

La necessità di educare alla sessualità

C’è necessità di educare. Educare all’idea che la verginità non è più sinonimo di purezza.
Anche una maestra, una politica, o un qualsiasi essere umano, ha un rapporto con la propria sessualità ed è suo e di nessun altro.
Non bisogna dare spazio a chi non rispetta la legge e a chi non rispetta l’essere umano in quanto tale.
“Si deve condannare senza dare adito né spazio. Non c’è da avere un’opinione, è una cosa culturale, è un fattore che va combattuto”.

E ancora: “sulla donna c’è ancora lo stigma del corpo e del sesso. Pare che se tu sei un’insegnate, tu non debba avere una vita sessuale. Ci sono categorie in cui lo stigma è ancora più forte”. 

La rettrice Antonella Polimeni e la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Antonella Polimeni è la prima Rettrice donna della più grande Università d’Europa, La Sapienza. In una intervista a la Repubblica ci parla di stereotipi femminili, dimostrandosi così sensibile a queste tematica.
E’ riuscita a studiare medicina, in temi in cui la facoltà era prettamente a stampo maschile.
“Aiutare nella formazione sin dalle età più giovani, il cosiddetto empowerment. Cioè allevare l’autostima, la consapevolezza delle proprie capacità”.
Siamo ormai alla quarta edizione dell’evento chiamato Sapienza in Rosa, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – giornata che si terrà il 25 novembre-. Si terrà proprio sui canali social dell’associazione studentesca Sapienza in Movimento, una giornata dedicata alle studentesse e a tutte le donne della comunità Sapienza.

Silvia Semenzin: la rivoluzione sessuale e l’attivismo sui social

Tra le altre blogger, possiamo citare anche Silvia Semenzin che nelle stories di qualche giorno fa ci parla del caso Guendalina Tavassi o ancora sulla pratica del revenge porn:
“La cosa che a me ha scosso è quanto questa cosa fosse normalizzata.
Mi è stato detto “ma dai questo è goliardia, è una cosa da maschi”.
Per me è violenza. La legge non basta. Ci deve essere  un grosso cambio di mentalità perché è un fenomeno che coinvolge anche degli atteggiamenti considerati più goliardici. 
Finché non si insegna alle persone a stare su internet e ad avere una sessualità più consapevole, più rispettosa e basata sul consenso, è molto più complicato che quando le due cose si intreccino, vada bene.” 

@microcosmodiparole: rivoluzione sessual, i social e la letteratura

Di queste tematiche non sono solo donne a parlarne.
Ci potrebbe essere l’erronea convinzione che le donne parlino di donne.
A dimostrarci il contrario, abbiamo il profilo Instagram @microcosmodiparole.
Un post interessantissimo è quello che lo ritrae con il libro Femmine di Andrea Loong Chu.
Microcosmodiparole ci spiega come per la scrittrice America Loong Chu siamo tutti femmine in senso provocatorio, perchè essere femmine significa diventare ciò che vuole qualcun altro. Con il suo linguaggio minuzioso che mira dritto alla realtà scrive: “Innalzare la femminilità a questa posizione è rischioso, controverso e problematico, ma funzionale a ricalcare le dinamiche gerarchiche della nostra società, che hanno radici piantate nella tossicità pervasiva del patriarcato”. 

Ci propone spunti sull’opera Il secondo sesso di Simone de Beauvoir. 

Così vorrei porvi una domanda, ricopiando le parole di Simone: “Perchè la donna è l’Altro?”