Ristoratori: le storie di chi vive un dramma

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Abbiamo raccolto alcune storie per testimoniare il dramma dei ristoratori durante la crisi pandemica

In questa crisi pandemica, i ristoratori sono rimasti ingarbugliati in una fitta matassa di leggi e Dpcm. Questi hanno reso la sopravvivenza di una attività sempre più complicata e problematica.

Mentre le festività scorrono tra la gioia e l’amore di questo Natale diverso e autentico, rimane in penombra una situazione delicata e per questo tanto discussa.

È necessario sottolineare d’altra parte, come non sia facile parlare di ripartenza. La curva dei contagi e il numero dei decessi faticano a rallentare.
Come sia difficile coniugare la riapertura delle palestre, dei teatri, del cinema, dei ristoranti, con l’esigenza primaria di annientare questo virus.

Il lavoro nobilita l’uomo

Se è vero che il lavoro nobilita l’uomo, questa pandemia e le leggi troppo strette, hanno scalfito un pezzo di quella dignità dei ristoratori?
Quella dignità che ogni uomo riceve come un dono profondo dal suo mestiere.
Il lavoro è identificativo, presenta l’essere.
Se il lavoro nobilita l’uomo, questo “lavorare a metà” come lo rende?

Stiamo vivendo la serenità e la domesticità di queste feste natalizie, ma anche in questo caso i ristoratori sono stati costretti ad abbassare le serrande. Non fornendo un servizio di accoglienza per tutte quelle famiglie che amavano trascorrere il Natale nella calura di un ristorante. 

I ristoratori stanno cercando di barcamenarsi. Cercano di incastrare le vendite in orari di lavoro compressi o con soluzioni d’asporto, che seppur si sono dimostrate l’unico compromesso duraturo, non sono sufficienti per mandare avanti un’intera attività.

La testimonianza della Puglia

La decisione, è quella di dare uno spazio ai ristoratori per testimoniare quelle che sono state le loro esperienze. Uno spazio di libera espressione del disagio.
Per far capire a chi non vive sulla propria pelle, quelli che sono stati i pensieri, i dolori e la rabbia. Le storie di chi, da oltre un anno, si ritrova a lavorare a seconda delle zone che potrebbero cambiare da un giorno all’altro.

Ci sono state regioni come la Puglia, in cui a distanza di un giorno si è deciso di passare da zona gialla ad arancione. Senza alcun preavviso.

Il tutto è avvenuto nella giornata tra il 6 e il 7 dicembre.
A distanza di qualche ora, è stato annunciato che alcuni comuni pugliesi, dopo essere diventati gialli, sarebbero ritornati in zona arancione.
Contribuendo ad una instabilità concreta propagata dalle forze di governo regionali.

Le testimonianze dei ristoratori

A tal proposito riportiamo alcune testimonianze.

Angelo Dipalma, ristorante Il Vecchio Forno:
Penso che non avrebbero dovuto aprire completamente durante il periodo della seconda ondata e sicuramente aiutare di più i dipendenti. La cassa integrazione potrebbe anche andare a livello percentuale, bisogna però aiutare economicamente sugli affitti, sulle utenze o sul mutuo.
E’ possibile spostare ora la rata del mutuo, ma si devono pagare lo stesso gli interessi della rata stessa.
È vergognoso che a livello regionale un presidente decida di far diventare zona rossa la ragione. Senza interpellare e avvisare tempestivamente i sindaci e gli esercenti dei propri comuni.
In questo momento storico tutte le forze politiche dovrebbero essere più costruttive, piuttosto che litigare ancora per le poltrone e fare campagna elettorale.
Siamo governati da politici a dir poco ridicoli.

Michele Curci, ristorante SùLeMani:
Per mascherare il suo fallimento nel contenimento del covid-19, il Governo ancora una volta ha deciso di scaricare l’onere della riduzione del contagio sui pubblici esercizi. Che si tratti di zone rosse o arancioni, subiscono comunque provvedimenti restrittivi senza tener conto dell’importanza del settore della ristorazione a livello imprenditoriale e sociale. Ci vorrebbero dei ristori più congrui tipo quelli del modello tedesco.

La storia di un giovane ristoratore che crede in una nuova primavera

Domenico Lemma, ristorante Canova:
La crisi dei Ristoranti è molto più ampia di quanto sembri.
La Ristorazione è arte.

Fare Ristorazione in Italia, vuol dire soprattutto proporre un marchio, quello del “Made In Italy”, del cibo italiano apprezzatissimo in tutto il mondo.
Questa pandemia sarà la pietra tombale di migliaia di aziende, soprattutto di quelle giovani.
Questo è un colpo al cuore. Una sofferenza per tutti quei ragazzi e ragazze che hanno investito nel loro progetto di vita, nel loro posto del cuore: il loro ristorante.

Le Istituzioni, in tutto questo, non hanno assolutamente fatto il necessario per salvare il nostro settore da un tracollo annunciato; il Decreto Rilancio fatto lo scorso aprile dal Presidente del Consiglio, ha aiutato le aziende “storiche”. Molto meno i giovani imprenditori, che senza la necessaria esperienza, si son trovati in balia delle onde di questa pandemia.
Basti pensare che il Decreto Rilancio consisteva in un bonus pari al 20% del fatturato di aprile 2019.

Per chi, come me, ha aperto la sua azienda l’ultima settimana di aprile 2019 e ha un fatturato pari ad una sola settimana? Chi ha aperto la sua azienda nel 2020? Chi lavora sulla stagionalità?

Le Istituzioni sanno che, in un’azienda di ristorazione ci son mesi in cui si lavora e fattura di più e mesi in cui si lavora e fattura di meno?
Perché basare il “Ristoro” del Decreto Natale sempre sul 100% del Decreto Rilancio e non dare un ristoro che si basi sul 20% del fatturato di Dicembre 2019?

Tutte queste domande sono un grido d’aiuto di un settore letteralmente in ginocchio.

Mi auguro e spero che con il vaccino si possa debellare una volta per tutte questa macchia oscura sulla storia dell’umanità.
Che gli ospedali si svuotino e che finalmente io possa riaprire la mia struttura in sicurezza.

Mi auguro anche, che per il prossimo anno e per gli anni a venire, ci sia più attenzione per la filiera della Ristorazione. Che la stessa filiera faccia finalmente fronte comune con degni rappresentanti a guidarla.
D’altronde dopo il rigido Inverno, sicuramente arriverà la Primavera e torneranno a sbocciare i fiori.

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