Recovery Fund e i giovani italiani: a che punto siamo

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Cos’è il Recovery Fund? Quale ruolo hanno i giovani in questo piano di ripresa per l’Italia?

Quella che avvolge il nostro Paese, è una nebbia tanto fitta che non permette di scorgere un futuro rigoglioso.
Per compensare tutti i disastri che ha comportato il Coronavirus, l’Europa ha pensato a diverse strategie, tra queste quella del Recovery Fund.
Di cosa si tratta?

Recovery Fund: di cosa si tratta

Il Recovery Fund è un maxi prestito per sanificare i disastri del Covid-19, un piano per investire su quel futuro che ad oggi appare tanto incerto.
In più occasioni il premier Giuseppe Conte lo ha definito una svolta epocale, ma gli ostacoli non sono mancati.

Prima il problema era accordare i ventisette Paesi membri, obiettivo più volte bloccato dai veti di Ungheria e Polonia.
Poi, raggiunto il compromesso il 10 dicembre durante il Consiglio Europeo, con il ritiro del veto, il budget è stato approvato, ma non sono finiti i problemi.

Come spendere questi soldi?
È tra le domande che più ritroviamo nei dibattiti politici, televisivi e nelle interviste.

I giovani nel progetto di ripresa

Tra le prime ipotesi, un punto riguarda i giovani: solo 1% dei 196 miliardi del Recovery Fund sarebbe destinato ai giovani.

Di qui poi, l’hashtag emerso sui social #UnoNonBasta.
Uno non basta è la petizione che richiede il 10% da investire per formazione, orientamento e lavoro, perché 1% sembrerebbe davvero troppo poco.

Quella che ci è stata servita è un’occasione irripetibile, che segnerà nel bene e nel male, i prossimi 10, 20, 30 anni.
Il funzionamento è complesso, perché la maggior parte dei soldi investiti dovranno essere ripagati tramite debito, che toccherà alle future generazioni scontare.

Next Generation e Recovery Fund

L’Unione Europea ha chiamato questi fondi Next Generation, un’espressione che auspica ad un futuro solido per le nuove ragioni, che punta ai giovani perché gli unici in grado di poter cambiare il presente.
L’Unione Europea ha chiesto a tutti i Paesi di fare leva sui giovani, di non lasciarli indietro. Mettendo in chiaro la situazione di debolezza dell’Italia, essendo il Paese con il più alto numero in Europa di giovani che non lavorano e non studiano.

L’obiettivo è quello di realizzare un piano che renda l’economia e la società dei paesi europei più sostenibili, resilienti, preparati alle sfide ed alle opportunità della transizione ecologica e di quella digitale.

Dati sulla situazione giovanile in Italia

  • I Neet – i giovani tra i 15 e i 24 anni – che non studiano e non lavorano, rappresentano il 20,7%. Quasi il doppio rispetto alla media europea del 11,6%. In proporzione, 1 giovane su 5 non studia e non lavora.
  • Fuga dei cervelli: tre cittadini italiani su quattro che hanno 25 anni o più, si trasferiscono all’estero. Di 84 mila espatriarti, il 32% sono laureati.
  • L’Italia è il terzo Paese al mondo con il più alto disallineamento tra le discipline di studio scelte dai giovani e le esigenze di mercato del lavoro.

Il 30 dicembre 2020 alle ore 18, è stata lanciata ufficialmente la campagna UnoNonBasta. Si tratta di una petizione per richiedere un maggiore investimento dei fondi di Next Generation Eu per politiche di lavoro, per i giovani.

Il 14 gennaio 2020 alle ore 18, gli organizzatori sono stati ricevuti dal Ministro per gli Affari Europei, Vincenzo Amendola, per presentare le proposte e rendere i giovani partecipi.

La tensione per il futuro dei giovani e del Paese è percepibile tutti i giorni, quando ancora una volta un giovane rimane a casa difronte ad un computer, sperando che la connessione non molli durante la lezione, durante l’esame. Perdendo qualsiasi speranza di vivere quel po’ di socialità che gli resta.
É percepibile in tutte le storie di coloro che non hanno potuto trasferirsi nella città sede di studi e vivere la complessa e ricchissima esperienza da fuorisede.
Nella solitudine dei ragazzi, nei curriculum senza risposta.
Perché chi non investe nei giovani, non ha futuro!

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