“Quello che i libri scolastici non dicono”

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Quello che i libri non dicono: “come i fiori che lentamente germogliano, così sono i sogni che i bambini, i ragazzi e gli adolescenti custodiscono

Mi rivolgo personalmente ai bambini, agli adolescenti e ai miei coetanei.

Rivivo attraverso gli occhi dei bambini la spensieratezza dei loro anni, l’ingenuità nelle loro parole, la felicità nelle loro prime scoperte; rinasco nello sguardo degli adolescenti, attraverso i loro sguardi spesso tentennanti tra paura e grinta, tra forza e debolezza, tra fragilità e sicurezza; mi rinnovo specchiandomi negli sguardi dei miei coetanei cosi fermi, spesso titubanti e incerti, ma dediti alla passione per la vita.

Mi rivolgo personalmente a loro, ai loro sogni nel cassetto, alle loro passioni. Rappresentano la spina dorsale di una società che non deve crollare, sono il pane quotidiano per un collettivismo che non deve precipitare nella mischia di coloro che sono conformi alla massa, che non si concedono mai il lusso di andare controvento e il privilegio di conoscere l’unicità nel dibattito costruttivo e non distruttivo.

Oltre i libri, un mondo da scoprire

Viviamo in una società attanagliata dalla frenesia di un mondo che chiede tanto, impegna altrettanto e che spesso dona la metà. Spesso viviamo alla continua ricerca di risposte, continuiamo a domandarci fino a che punto possiamo spingerci, quanto abbiamo da offrire e quanto da perdere.

Come diceva Oscar Wilde:

“vivere è la cosa più rara del mondo, la maggior parte delle persone esiste”.

“Esistere” dal latino exsistĕre, der. di sistĕre ‘stare’; stare al mondo per non restare inermi di fronte ad un mondo che prevarica con le continue etichette, con i comuni schemi di perfezione, con il consueto vivere in “massa”. Migliaia di libri sfogliati insegnano la cultura dell’istruzione, la scienza dell’analisi, la metodologia per la valutazione e la gestione del nostro intelletto; quei libri sfogliati che hanno un odore di “vissuto” non ci insegnano l’arte di saper stare al mondo.

Ci viene chiesto di seguire le lezioni senza dover tralasciare nulla, di restare al passo con le spiegazioni, di continuare ad irrigare terreni avidi, con la costanza e la dedizione di non dissipare quanto raccolto. Ci viene chiesto di essere rigidi sull’istruzione, ma quest’ultima non la si impara dentro le quattro mura di una scuola o di una università; bisogna essere dediti all’apprendimento e donare quanto ricevuto al mondo fuori, agli sguardi ciechi dei passanti, alle orecchie sorde per la forte pressione. C’è bisogno di una forte devozione al confronto, al dialogo, perché solo attraverso un produttivo dibattito si generano temporali, si creano nuove idee, si innalzano nuovi venti.

Un mondo intero chiede: “ne vale la pena?”

Alla fine della fiera, la domanda che noi tutti ci poniamo è: “ne vale la pena?” Ne vale la pena si, capire che siamo noi stessi il nostro mondo, e per quanto possa essere difficile essere associati ad un voto meschino, ad un esame che incute terrore, ad un’opinione sbagliata, noi non restiamo dentro la gabbia di coloro che ci incatenano i pensieri.

Per quanto la vita possa sembrare difficile, c’è sempre qualcosa che si può fare per avere successo.

Così scriveva Stephen Hawking. Per quanto i periodi bui possano sembrare interminabili e le paure ci appaiono insormontabili, c’è una luce in fondo che spera di essere presa. I libri sono scogli in mezzo al mare, ci salvano solo se siamo noi a farci salvare e in che modo scegliamo di farlo.

Solo chi persevera vince, chi conosce può difendere e salire in alto sulla vetta. Siamo parte di un mondo fatto di carta e inchiostro, ma è soltanto una parentesi della nostra vita, una grande parentesi che incita a non restare indifferenti, a restare ancora una volta stupiti, a non sentirsi incapaci o a disagio. Parallelamente alla carta e all’inchiostro, costruiamo castelli di mattoni e, mattone dopo mattone costruiamo i nostri sogni, i nostri ideali, i nostri progetti.