Infiltrazioni delinquenziali

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Preoccupazioni per infiltrazioni delinquenziali: e sord fann vení a vist ‘e cecat

Infiltrazioni delinquenziali. Da sempre, la malavita ha attinto da traffici illeciti la propria agiatezze economica. Droga, contrabbando, gioco d’azzardo, estorsione, contraffazione e prostituzione i campi di maggiore investimento.

Tuttavia, da anni, il contesto di azione si è allargato; edilizia, investimenti, finanziamento di aziende in crisi. L’attuale crollo, causato dal Covid-19, si è rivelato un ulteriore impulso all’azione economica, di stampo criminale.

Giancarlo Caselli, magistrato e saggista, invoca da tempo un “416-bis europeo”. In diversi Paesi, ritiene il giudice alessandrino, il fenomeno è molto sottovalutato e, quindi, la temuta operatività delle cosche, sui fondi europei per la ripresa dell’economia, è un dato di fatto.
Inoltre, ed è fatto risaputo, il 60% delle risorse europee per l’agricoltura è stato “aggredito” dalla criminalità.

I mezzi per la corruzione non mancano e, nel contesto attuale, arrivare nel settore sanitario non è impossibile.
D’altra parte, in sintesi assai estrema, il tessuto su cui ricamare non manca. Aziende in decadenza economica inarrestabile,  avvicinate con cautela e poi indotte alla cessione.

I timori sono, pertanto, fondati. E’ necessario una attenta vigilanza.
La stessa Lamorgese, in audizione in Parlamento lo scorso aprile, dichiarò come fosse reale il rischio dell’infiltrazione malavitosa nella ripresa economica.
Il controllo, dai dati attuali, deve essere molto elevato in Campania ed in Puglia; le due regioni che hanno inoltrato il maggior numero di richieste.

L’evidenza napoletana

Quattro miliardi di euro – su cinque afferenti all’intera Campania – sono ancora in attesa di utilizzazione per le opere della Città di Napoli. Infrastrutture necessarie per adeguare il territorio non mancano, specialmente nella fase della persistente emergenza sanitaria. I posti di lavoro, che potrebbero derivarne, si calcolano in oltre sedicimila.

Strutture turistiche, metropolitana, opere pubbliche, riqualificazione delle periferie, raddoppio – ove necessario – della strada ferrata relativa alla Circumvesuviana.
Su tutte, però, spiccano le esigenze dell’area portuale e del centro storico, quest’ultima riconversione, tra l’altro, è stata raccomandata dall’UNESCO.
Degli oltre trentamila aderenti alle casse edili, solo il 5% lavora e, certamente garantendo sicurezza e salute, le possibilità di allargamento della platea lavorativa non è un’utopia. Riorganizzare la ripartenza, nel settore dell’edilizia, non è impossibile.

Non possiamo essere ostaggio dei pericoli

E’ indubbiamente vero che la pioggia di soldi prevista dai fondi UE scatenino appetiti e alimentino le minacce in vari settori, ma non si può essere immobili e restare in scacco alle aggressioni economiche delle organizzazioni camorristiche e mafiose.

Innanzitutto una semplificazione burocratica appare improcrastinabile; modificare le varie procedure – magari con l’ausilio della digitalizzazione – potrebbe significare apporre un argine e, inoltre, un controllo, serio e serrato, sulle centrali di committenza operanti in base al codice degli appalti, per garantire e gestire la trasparenza delle gare di appalto, per conto delle pubbliche amministrazioni, dovrebbe assicurare una sicura difesa della legalità.
Non è neppure trascurabile, in una fase tanto delicata e non di breve durata, una revisione del decentramento territoriale.
A partire dalle prerogative istituzionali delle Municipalità; forse le sole “sentinelle” in grado di comprendere in pieno le esigenze del territorio di competenza.

Infiltrazioni delinquenziali: fino a quando la centralità operativa non sarà in grado di operare, in tempi rapidi e certi, sulle problematiche delle periferie non ci saranno  progressi positivi.
La tutela del “Bene Comune”, afferente al comprensorio, è la base di una ripresa totale.
E’ un’esigenza di utilità sociale e di un – spesso sottovalutato  – riassetto periferico, assolutamente necessario ed indifferibile.