Perché siamo attratti dalle serie tv? L’effetto familiarità

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“Più lo vedi e più ti piace!”

“Effetto familiarità” è la risposta al perché siamo così attratti dalle serie tv, a tal punto da intraprendere lunghe ed interminabili maratone notturne, divorando una puntata dopo un’altra. A chi di noi non è mai capitato?

Le serie tv, da quelle trasmesse dalla Rai a quelle delle famose piattaforme, come Netflix, ci fanno compagnia da sempre. Sono state salvifiche per la maggior parte di noi, soprattutto durante il primo lockdown.
Eravamo ancora increduli per tutto ciò che stava accadendo a noi e nel resto del mondo. E un po’ per noia, un po’ per desiderio di evasione ci siamo rifugiati ancora più di prima in questo variegato e meraviglioso mondo. Talvolta diventandone quasi dipendenti. Ma perché ci accade questo?

Ce lo spiega la psicologia sociale e in particolar modo Robert Zajonc.

“Più lo vedi e più ti piace” può essere infatti considerata la massima di questo psicologo di origine polacca, il quale ha dato un contributo notevole allo studio dell’uomo in società.

Fino alla metà del ventesimo secolo, gli scienziati sociali tendevano a basare le spiegazioni del comportamento umano esclusivamente sui fattori ambientali. Zajonc, ritenne invece che, per giungere ad una comprensione più completa, fosse necessario tener conto anche delle funzioni mentali.
Gli interessò, in particolar modo, l’analisi del rapporto tra pensieri e sentimenti e giunse alla conclusione che siano proprio questi ultimi ad esercitare una influenza maggiore sul comportamento umano.

L’effetto familiarità ha come origine “la mera esposizione”

Lo psicologo divenne famoso per i suoi esperimenti di psicologia sociale. Questi portarono alla teorizzazione del cosiddetto “effetto familiarità dovuto alla mera esposizione”: più siamo esposti a qualcosa, più cresce l’affetto che proviamo in sua presenza, poiché ci diventa familiare.

Infatti, ciascuno dei partecipanti di un famoso esperimento effettuato da Zajonc, fu invitato a scegliere una sola immagine, tra le tante proiettate su uno schermo. I soggetti scelsero tutti immagini a cui erano stati esposti con maggior frequenza, senza esserne consapevoli a livello conscio.

Si giunse quindi alla conclusione che la preferenza per uno stimolo familiare non è influenzata da credenze o giudizi ragionati, ma esclusivamente dalla mera esposizione. É proprio quest’ ultima a influenzare l’atteggiamento. Sono i sentimenti quindi a precedere e a determinare in maniera decisiva i nostri atteggiamenti e le nostre decisioni. Ma allora lo scegliere tra il cuore e la ragione è solo un’illusione?

L’attrazione interpersonale: l’effetto prossimità

Come si potrà immaginare, l’effetto della mera esposizione si estende fino al campo dell’attrazione interpersonale. Il fenomeno in questo contesto è chiamato effetto prossimità. Ciò spiega perché, nella maggior parte dei casi, tendiamo ad instaurare rapporti di amicizia o d’amore con persone che vediamo in maniera piuttosto costante e regolare. Come infatti accade nel mondo animale, anche da parte dell’uomo c’è una riduzione delle risposte negative, quando una minaccia percepita non si materializza.

Questo è il motivo per cui spesso assumiamo atteggiamenti difensivi, e talvolta ostili, nei confronti di persone non familiari, per poi ritrovarci, dopo una “esposizione ripetuta” agli stessi, a provare simpatia ed affetto nei loro confronti. Sono tanti i rapporti interpersonali che si costruiscono sulla base di una escalation che va dall’ostilità fino alla scoperta di una crescente impressione di somiglianza. Proprio perché la presenza costante e regolare di chi all’inizio percepivamo come elemento estraneo, può rappresentare sempre di più ai nostri occhi un’abitudine piacevole e quindi “la normalità”.

Ecco perché i nostri amici ci sembrano così speciali ed insostituibili. Nonostante tutte le loro “stravaganze e particolarità” (che le persone a loro estranee continuano a notare e giudicare), rappresentano ciò a cui siamo abituati, una fonte di comfort e calore. Ci fanno sentire in famiglia e in nessun modo li vorremmo diversi.

L’effetto familiarità per i personaggi delle serie tv

Questo sentimento di affetto che lega una persona ad un’altra, può venirsi a creare anche nei confronti dei personaggi del meraviglioso mondo della finzione.

D’altronde, da sempre, la televisione, intesa nel senso più ampio del termine, ha avuto lo scopo di appagare i bisogni di evasione e coinvolgere quante più persone possibili. Non a caso, Robert Hawkins la definì una “finestra magica”. Il suo potere è quello di creare nello spettatore l’illusione che ciò che vede non sia finzione, ma una finestra affacciata su un’altra realtà, credibile e concreta.

É così che ci è concesso di evadere e sognare ad occhi aperti: condividere una casa con amici, vivere storie d’amore di ogni genere, cercare di ottenere successo e “fare carriera”, appagando quei bisogni di stima, autorealizzazione ed appartenenza che, come non mai, sono venuti a mancare nelle nostre vite, negli ultimi tempi.

In particolare, guardare serie tv permette di allenare l’empatia, aprire la mente, ridurre i pregiudizi e vivere esperienze diverse attraverso i personaggi della storia. Anche per questo tendiamo ad affezionarci più ai personaggi che alle trame. Essi diventano una costante delle nostre giornate, un appuntamento fisso con un amico.

Ecco perché la morte di un personaggio può generare persino momenti di depressione nei fan più affezionati. Secondo uno studio di Jonathan Cohen (Parasocial Breakups), la reazione a una perdita “parasociale”, cioè fittizia, è quasi paragonabile a una perdita reale. Un vero e proprio lutto!

Mai perdere il principio di realtà

Ma attenzione a non trasformare questa attrazione per le serie tv in una vera e propria dipendenza. Spesso lo si dice per gioco di essere “addicted”, ma in realtà “divorare episodi” può portare realmente ad attivare le stesse aree del cervello che si attivano in caso di dipendenza!

Come fermarsi in tempo? L’esagerazione si manifesta quando siamo completamente assorbiti dalla vita dei personaggi, fino ad estraniarci completamente dalla nostra, quella vera. I personaggi devono essere al massimo una fonte di ispirazione, per certi versi, ma non un modello irraggiungibile che ci spinge all’apatia. Mai perdere il principio di realtà: ricordiamoci di avere una vita vera da vivere. Non trascorriamola tutta davanti ad uno schermo!