Patrocinio gratuito per le vittime di violenze sessuali

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Patrocinio gratuito per le vittime di violenze sessuali: è la Corte costituzionale a sancirlo

Dal 12 gennaio 2021 il patrocinio delle vittime di violenze sessuali sarà a carico dello Stato.
L’ammissione al patrocinio gratuito, inoltre, non sarà più vincolata da limiti di reddito.
Il primo passo.
Il primo grande passo è stato compiuto.
La battaglia contro la violenza sessuale è ancora lunga. Siamo ancora costretti ad utilizzare un termine, “femminicidio“, per distinguere l’omicidio di una donna da quello di un uomo. Perché no, “omicidio” non basta.
Non basta più davanti a certi numeri, bisogna schematizzarli, cristallizzarli in un termine.
Ma la violenza di genere si perpetua in modi diversi, più subdoli, quotidiani e onnipresenti.
Dal 12 gennaio però, si può contare su una garanzia.
Ciò che conta nella battaglia contro la violenza, qualunque sia la forma in cui essa si presenti, è il coraggio. Dal 12 gennaio milioni di vittime possono contare su un sostegno finalmente concreto. Almeno uno dei cento motivi responsabili della non-denuncia crolla, privato della sua consistenza.

Una prima risposta delle istituzioni: il patrocinio gratuito

La Corte costituzionale emette la sentenza che permette alle vittime di reati di violenze come stalking, maltrattamenti in famiglia e stupro, di poter essere assistite gratuitamente durante il processo. A prescindere dalla discriminante del reddito.
La risposta delle istituzioni davanti alla violenza deve essere solida, ferma. Deve incoraggiare l’iniziativa e garantire alla vittima, in una condizione di sudditanza psicologica, una protezione. Spingere realmente la persona lesa a salvarsi, a denunciare senza darsi per vinta. La maggior parte delle battaglie, che meriterebbero sentenza e attenzione, non si combattono.
Si sceglie il silenzio. Il silenzio sembra garantire una maggiore sicurezza perché non esiste una barriera che tenga quando si è soli, al buio.
Non esiste schermo contro la violenza di una minaccia, contro un’arma puntata alla tempia.
Ci sono, però, altre situazioni in cui, restare nell’oblio, non è una scelta dettata dalla volontà. Certe volte si è costretti al silenzio, ad ingoiarsi le parole, la rabbia e le lacrime, perché non si hanno i mezzi per fare altrimenti. Da oggi pero, è lo Stato a non permetterlo più.

La sentenza della Corte costituzionale

«La scelta effettuata con la disposizione in esame – si legge nella sentenza – rientra nella piena discrezionalità del legislatore e non appare né irragionevole né lesiva del principio di parità di trattamento, considerata la vulnerabilità delle vittime dei reati indicati dalla norma medesima oltre che le esigenze di garantire al massimo il venire alla luce di tali reati. Nel nostro ordinamento giuridico, specialmente negli ultimi anni, è stato dato grande spazio a provvedimenti e misure tesi a garantire una risposta più efficace verso i reati contro la libertà e l’autodeterminazione sessuale, considerati di crescente allarme sociale, anche alla luce della maggiore sensibilità culturale e giuridica in materia di violenza contro le donne e i minori. Di qui la volontà di approntare un sistema più efficace per sostenere le vittime, agevolandone il coinvolgimento nell’emersione e nell’accertamento delle condotte penalmente rilevanti».