Torna in cella il boss Pasquale Zagaria del clan dei Casalesi

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Condotto ieri nel carcere milanese di Opera uno dei boss dei Casalesi, originario di San Cipriano di Aversa

Il boss Pasquale Zagaria, fratello di Michele Zagaria (considerato il capoclan dei Casalesi) si trova di nuovo dietro le sbarre del penitenziario lombardo. È questa la struttura individuata dal Dap come idonea ad accogliere il 62enne, malato da tempo di un tumore maligno alla vescica.

Era stato, infatti, lo stesso giudice di sorveglianza del tribunale di Sassari (dove si trovava recluso) a concedere a Zagaria gli arresti domiciliari. Sempre lo stesso giudice che si oppose – sollevando questioni di legittimità costituzionale – al decreto Bonafede. Questi però, ne aveva disposto la misura temporaneamente, per un massimo di cinque mesi.

Scarcerato ad aprile, nel pieno del lockdown e degli effetti iniziali della pandemia, il tribunale concesse la reclusione domiciliare presso l’abitazione di un famigliare a Brescia. Questo perché nell’ospedale in provincia di Sassari dove Zagaria seguiva le terapie, non era più possibile fornirgli le attenzioni mediche necessarie.

La giustizia a orologeria è tornata a bussare alla porta del boss Zagaria ergastolano

I giudici di Brescia (che hanno accolto il fascicolo per competenza territoriale) ritengono non più salienti le esigenze di tutela della salute del detenuto. La misura infatti è scaduta il 21 settembre.

Così il “re del cemento” è stato accompagnato dietro le sbarre, per riprendere la sua pena perpetua. Si tratta di tre ergastoli che la giustizia italiana gli ha inflitto in altrettanti procedimenti. Zagaria si trova in cella dal 2011, a seguito dell’arresto da parte della Squadra Mobile di Napoli. Venne scovato in un bunker di cemento armato, situato al di sotto di una privata abitazione del Casertano, nei pressi di Casapulla.

Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, commenta la vicenda in una nota nella quale si dice fiducioso che “i nuovi vertici del Dap, con a capo Bernardo Petralia, faranno in modo di assicurare a Zagaria, come a qualsiasi persona umana, il diritto alla salute”.

Il diritto alla salute

Proprio questo diritto – da sempre misconosciuto e scavalcato quando si tratta di detenuti – era stato al centro di accesissime polemiche (come sempre quando parla dell’universo penitenziario e giudiziale). Polemiche che portarono all’oramai noto balletto dei decreti con il quale il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede venne convinto a concedere le misure alternative alla detenzione. Quantomeno per quei detenuti i quali si trovavano in condizioni di salute precarie. Salvo poi fare un enorme passo indietro, quando la forza polarizzante dell’opinione pubblica è riuscita ad imporre il proprio diktat anche sui dettami costituzionali.

Molti detenuti, come Zagaria malati polipatologici, si sono visti così prelevare dalle abitazioni nella quale erano stati ammessi ai regimi domiciliari. Questo per fare ritorno negli istituti penitenziari di competenza.

Pasquale Zagaria ha 62 anni ed è affetto da una patologia grave e riconosciuta come tale. Stiamo parlando di un carcinoma papillifero alla vescica. Per il quale ha ricevuto in passato un serio intervento chirurgico di resezione transuterale, con successivo ciclo di immunoterapia.

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