Come è regolata dal punto di vista legislativo l’omosessualità in Giappone?

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Il Giappone risulta, ad oggi, l’unico Paese del G7 a non autorizzare le unioni legali tra persone dello stesso sesso

Questo dato è già indicativo di quanto sia ancora particolarmente difficile la questione omosessualità in Giappone

La società giapponese è conosciuta per la sua tolleranza verso l’omosessualità.
Lo era già nel periodo Heian, un’epoca della storia giapponese compresa tra l’VIII e il XII secolo.
Il suo nome è dovuto a quella che era la capitale del tempo, Heian-kyo, l’attuale Kyoto.
Da alcune cronache letterarie di questo periodo, emergono testimonianze riguardo quella che poteva essere la vita delle comunità LGBTQI giapponesi di quegli anni.
Dei passi all’indietro e negativi nei confronti delle persone omosessuali giapponesi sono associati invece alla fine del XIX secolo.
Si ritiene che il Giappone da quel momento incominciò ad avere pregiudizi nei confronti dell‘omosessualità, e che questo accadde a causa dei pregiudizi importati dal mondo occidentale.

Prima dell’età moderna in Giappone non esistevano ancora leggi riguardo il comportamento sessuale.
A differenza di quanto accade in Occidente ancora oggi, il concetto di sessualità non è legato alla moralità, non è connesso alla religione.
Principalmente è collegato allo status sociale e alla responsabilità civile del singolo.
Questo comporta ugualmente l’esistenza di molti tabù e molte limitazioni per le comunità LGBTQI.
Pochi giorni fa, per la prima volta un tribunale distrettuale giapponese, il tribunale di Sapporo ha decretato che i matrimoni omosessuali non sono incostituzionali.

Il giudice donna Tomoko Takebe che ha redatto la sentenza, si è soffermato sulla violazione dell’articolo 14 della Costituzione

L’articolo sancisce il principio di uguaglianza degli individui davanti alla legge ed in merito si è così espressa:

“l’orientamento sessuale non è qualcosa che una persona può scegliere e cambiare a proprio piacimento”.
Si è poi espressa sul Governo giapponese in questi termini:
“l’incapacità di garantire alle coppie dello stesso sesso anche una minima parte degli effetti legali che derivano dal contratto di matrimonio”.

Questa sentenza rappresenta un piccolo grande passo storico per le comunità LGBTQI

Impegnate per l’ottenimento di una società che abbia diritti uguali, le comunità LGBTQI nel 2015 avevano ottenuto il rilascio di appositi certificati.
Tali certificati sancivano l’unione di una coppia omosessuale attraverso il riconoscimento di alcuni dei diritti coniugali.

Ma è solo con il riconoscimento a livello costituzionale dell’unione tra persone dello stesso sesso, ottenuto pochi giorni fa, che si intravede una speranza concreta di ulteriori miglioramenti futuri

La sentenza ha rappresentato un motivo di gioia soprattutto per le 16 coppie artefici dell’azione legale esposta nel 2019.
Nel giorno di San Valentino nel 2019 in molte località del Giappone, da Tokyo a Nagoya, Fukuoka e Osaka, oltre a Sapporo, le 16 coppie diedero inizio all’azione legale conclusasi con la sentenza di pochi giorni fa, le coppie si opponevano al divieto di non potersi sposare al pari delle persone eterosessuali.
Inoltre tre coppie dell’Hokkaido avevano chiesto anche un risarcimento di 1 milione di yen (circa 7.700 euro) ciascuna per i danni psicologici e morali subiti per non essersi potute sposare, ma il tribunale non lo ha concesso.
La Corte si è espressa in merito, affermando che non si è manifestata una violazione dell’articolo 24 della Costituzione. L’articolo 24 prevede infatti che la registrazione legale di una famiglia sia tra persone di sesso opposto.

Omosessualità in Giappone: la legge giapponese prevede che il matrimonio sia fondato sul “reciproco consenso di entrambi i sessi”

Per questo motivo l’articolo 24 è sempre stato interpretato come l’unione tra sesso maschile e femminile, ma allo stesso tempo non abolisce quella fra lo stesso sesso secondo gli esperti legali di diritto civile giapponese.

Nonostante questa sentenza abbia aperto la strada alla speranza di vedere riconoscimenti altrettanto importanti in futuro, si attendono ancora le sentenze relative alle altre coppie dei tribunali di Tokyo, Osaka, Nagoya e Fukuoka.
La questione sollevata con la sentenza del tribunale di Sapporo, potrebbe avere un’incidenza anche a livello politico.
In termini di legge non c’è un effettivo cambiamento, perché la corte di Sapporo da sola non ha un potere di questo tipo.
Avrebbe validità una sentenza della Corte Suprema, o sulla questione potrebbe esprimersi direttamente il Parlamento, con l’approvazione di una legge che legalizzi il matrimonio tra persone dello stesso sesso, legge che però al momento non è che una sola speranza.
C’è ancora molto lavoro da fare, ma le associazioni che lottano per i diritti umani in Giappone e le comunità LGBTQI si augurano e sperano che questa sentenza possa essere il principio di un cambiamento epocale.