Chico Forti tornerà in Italia

Chico Forti

Mancano solo gli ultimi dettagli burocratici, presto Chico Forti tornerà in Italia 

Chico Forti tornerà in Italia. Ad annunciarlo è stato il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, a pochi giorni dalla liberazione dei 18 pescatori di Mazara del Vallo tenuti in ostaggio dalle milizie libiche di Haftar a Bengasi per tre mesi. Questa volta si raccoglie lo sforzo silenzioso della diplomazia italiana che da anni lavora sotto traccia per trovare un accordo con le autorità americane.

La svolta è arrivata improvvisa e inattesa

Questo il commento del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio:
Un ringraziamento speciale al Segretario di Stato Mike Pompeo, con il quale ho seguito personalmente la vicenda e con il quale ho parlato ancora nel fine settimana, per l’amicizia e la collaborazione che ha offerto per giungere a questo esito così importante.
Il Governo seguirà ora i prossimi passi per accelerare il più possibile l’arrivo di Chico. Erano vent’anni che aspettava questo momento e siamo felici per lui, per i suoi cari, per la sua famiglia, per tutta la città di Trento.
È un momento commovente anche per noi“.

La Convenzione di Strasburgo, accolta dallo Stato della Florida, prevede la possibilità del reo di scontare la pena nel proprio Paese. Sarà la magistratura italiana a decidere l’eventuale uscita dal carcere; la prima mossa potrebbe essere quella degli arresti domiciliari.
Ultima ratio: la grazia del Presidente della Repubblica.

La vicenda di Chico Forti

La vita di Chico Forti, 62 anni a febbraio prossimo, sembra la sceneggiatura di un film. Prima di diventare protagonista dell’odissea giudiziaria per cui è in carcere da più di venti anni per omicidio è stato un campione di windsurf. Fra i primi al mondo a eseguire il salto mortale all’indietro con la tavola, e di vela. Ma un incidente automobilistico nel 1987 pose fine alla carriera sportiva
Chiusa la parentesi delle gare, si reinventò prima giornalista sportivo, poi produttore tv e organizzatore di eventi.

Un personaggio poliedrico che riuscì a dare una svolta alla propria vita nel 1990 partecipando Telemike come esperto di storia del windsurf e che rispondendo alle domande più difficili vinse una grossa somma di denaro.
Con il denaro vinto, Chico si trasferisce negli Stati Uniti, dove sposa la modella Heather Crane, madre dei suoi tre figli. 

Chico Forti si trova proiettato nel classico sogno americano: alcuni azzeccati investimenti immobiliari gli permettono di accumulare una piccola fortuna e anche gli affari con la casa di produzione cinematografica vanno a gonfie vele.

Il primo colpo di scena che, apparentemente, non ha nulla a che fare con Chico…

Il 15 luglio 1997 in Ocean Drive, a Miami, lo stilista italiano Gianni Versace viene ucciso. Nove giorni dopo il suo assassino, Andrew Cunanan, dopo essere stato accerchiato si suicida con un colpo di pistola alla testa all’interno di una casa galleggiante a Miami Beach.

Chico Forti, tramite un suo vicino di casa, il tedesco Thomas Knott, personaggio chiave di tutta la vicenda, riesce ad acquisire i diritti della house boat e decide quindi di girare un documentario inchiesta sulla vicenda, dal titolo Il sorriso della medusa, in collaborazione con una tv francese e con Rai 3.

Ben presto si rende conto che qualcosa non torna nella ricostruzione del suicidio di Cunanan. Ha il sospetto che l’uomo è stato ammazzato altrove e trasportato nella casa galleggiante già morto.
Forse, addirittura, Cunanan non è nemmeno l’assassino di Versace.

Si tratta di insinuazioni gravi, che rischiano di mettere in cattiva luce la polizia di Miami Beach. Ma Chico ha i suoi buoni motivi per pensarla così, dal momento che ha avuto modo di visionare dei documenti riservati fornitigli dal detective Gary Schiaffo dietro ricompensa economica.

Ad un certo punto, però, ulteriori accordi con Schiaffo, che avrebbe dovuto dargli la foto del volto di Cunanan, saltano e l’italiano e il detective si lasciano in malo modo.
Il documentario comunque è finito ed è pronto per andare in onda.

Ma torniamo a Thomas Knott

Knott ufficialmente è un maestro di tennis. In realtà è un truffatore condannato a sei anni di reclusione in Germania e scappato negli Stati Uniti nel 1996. Chico, ovviamente all’oscuro di questa doppia vita di Knott, fa amicizia e si fida del tedesco.

Un giorno, addirittura, lo incontra all’interno di un negozio di articoli sportivi intento ad acquistare una pistola: Knott, giunto alla cassa, si ritrova (casualmente?) senza carta di credito e Chico, da bravo amico, gli anticipa la spesa!
Un gesto che, a distanza di tempo, si dimostrerà un gravissimo errore…

Thomas Knott da molti anni organizza i suoi loschi affari con un certo Anthony Pike, un anziano australiano che vive a Ibiza. Qui, negli anni Ottanta, Pike possedeva uno degli alberghi più esclusivi, ritrovo del jet set internazionale e simbolo della movida dell’isola spagnola, il Pikes Hotel.

L’hotel, però, negli anni è andato in rovina e nel 1997 è solo lo spettro di se stesso. Pike oramai ne possiede appena il 5%, il restante 95% è sotto il controllo di una società. Ad onor del vero, non dispone nemmeno di questa piccola parte, dal momento che è interdetto in quanto malato di Aids e negli anni, pare, ha perso di lucidità ed è stato.

Ma la lucidità, quando si tratta di truffe e di denaro facile, ce l’ha ancora, eccome. Nel novembre 1997 Anthony Pike va a Miami a trovare l’amico Thomas Knott e in quell’occasione conosce Chico Forti, un uomo giovane, buono, di successo, con un discreto conto in banca… insomma, il perfetto “pollo da spennare!

Così Knott e Pike organizzano la truffa del secolo: vendere il Pikes Hotel a Forti. L’italiano, alla ricerca di nuove opportunità di investimento, purtroppo ci casca e nel gennaio del 1998, firma l’accordo per la cessione.

Il viaggio a Miami di Pike Dale

Alcuni giorni dopo Pike contatta Chico telefonicamente: suo figlio Dale, 42 anni, dopo essere rientrato dalla Malesia, dove viveva e da dove è scappato per motivi di soldi, vorrebbe andare a Miami a conoscerlo, ma loro non hanno i soldi per comprarsi i biglietti dell’aereo.
Chico si offre di pagare e così si programma l’incontro.

In realtà il motivo principale per cui Dale vuole fare quel viaggio è l’attività di produttore televisivo e cinematografico di Chico: il giovane Pike, infatti, vorrebbe proporre all’italiano un film, avente per protagonista la sua fidanzata, come si evince dalle mail tra Dale e la ragazza.

Pochi giorni prima della partenza, Anthony Pike rimanda il suo viaggio e lascia che il figlio Dale voli da solo alla volta di Miami. Il 15 febbraio 1998 ad attendere Dale Pike in aeroporto c’è Chico Forti in persona, Thomas Knott si era offerto di andarci al suo posto, ma Chico aveva rifiutato.

A causa del ritardo dell’aereo e di qualche difficoltà nel trovarsi, Chico e Dale si incontrano solo alle 18.30. Dale però, a quanto pare, non ha nessuna intenzione di trascorrere le giornate seguenti con Chico: gli chiede infatti di accompagnarlo al parcheggio del ristorante Rusty Pellican, a Kay Biscayne, dove ha appuntamento con degli amici di Thomas Knott.

Chico, in un certo senso sollevato dal non dover “badare” a un estraneo, accetta. Tra l’altro, Chico ha anche una certa fretta perché deve andare a prendere il suocero in arrivo in un altro aeroporto. Intorno alle 19 Dale e Chico arrivano al parcheggio del Rusty Pellican e si salutano, dandosi appuntamento al 18 febbraio, quando arriverà a Miami anche il vecchio Anthony. Ad attendere il giovane Pike c’è una Lexus bianca guidata da un uomo di origine ispanica vestito elegantemente.

La morte di Dale Pike

Il corpo di Dale Pike viene trovato da un surfista la mattina del 16 febbraio a Sewer Beach, poco lontano dal Rusty Pellican.
È stato ucciso con due colpi di pistola calibro 22 e poi denudato.

Chico Forti apprende la notizia solo il 18 febbraio, quando si reca all’appuntamento con Anthony Pike ma non lo trova.
Il giorno successivo Chico è convocato dal Dipartimento di Polizia come persona informata sui fatti, dal momento che vicino al corpo di Dale è stata ritrovata una scheda telefonica con la quale il pomeriggio del 15 febbraio sono state effettuate delle chiamate, tutte senza risposta, al cellulare di Chico.

L’italiano, inevitabilmente, diventa uno dei principali sospettati.
Gli viene detto che anche Anthony Pike è stato ucciso e così Chico, spaventato, mente, dicendo di non aver mai incontrato Dale Pike.

Il giorno dopo, però, ritratta e racconta tutta la verità. Il 20 febbraio, Chico viene arrestato.
L’accusa nei suoi confronti è quella di essere il mandante dell’omicidio di Dale Pike.

Come se non bastasse, viene accusato anche di frode e circonvenzione di incapace nei confronti di Anthony Pike, che avrebbe costretto a cedergli il Pikes Hotel a una cifra irrisoria.
Dale, accortosi della truffa, sarebbe andato a Miami con l’intento di bloccare l’affare e per questo sarebbe stato ucciso.

Il Processo

In assenza di prove, Chico Forti viene assolto dall’accusa di frode e circonvenzione di incapace. Logica vorrebbe che, venuto meno il movente, l’imputato venga assolto anche dall’altra e ben più grave accusa, quella di omicidio.

La giuria popolare chiamata a pronunciarsi sul caso lo ritiene colpevole dell’omicidio “oltre ogni ragionevole dubbio” nonostante le irregolarità nell’interrogatorio, i dubbi sul movente, la mancanza di tracce di Dna e impronte sul luogo del crimine, l’assenza del test della polvere da sparo e nonostante il superamento della prova della macchina della verità, alla quale l’italiano si sottopone volontariamente.

Il 15 giugno del 2000 Chico Forti è condannato all’ergastolo. Da allora numerose sono state le campagne, gli appelli, le petizioni e le iniziative per chiedere la revisione del processo e la liberazione di Chico Forti.
Ora, dopo oltre vent’anni, l’annuncio della svolta: Chico Forti tornerà in Italia

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