Il morbo di K: la non-epidemia che salvò centinaia di ebrei

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Il morbo di K: una malattia atipica

Il morbo di K si è diffuso in Italia nel tardo 1943, circa un mese dopo l’armistizio dell’8 Settembre tra l’Italia e gli Alleati.
Quest’epidemia aveva una caratteristica unica: non esisteva.

La malattia fu inventata dallo psichiatra italiano Adriano Ossicini e dal primario del Fatebenefratelli di Roma Giovanni Borromeo.
L’ospedale, situato vicino al ghetto ebraico di Roma – uno tra i più antichi al mondo – divenne rifugio per decine di ebrei residenti in quella zona.
Situato in territorio Vaticano, divenne la destinazione ideale di molti altri fuggitivi.

La K stava ad indicare le iniziali dei cognomi del feldmaresciallo Albert Kesselring e del comandante della Gestapo di Roma Herbert Kappler.

Il morbo di K: la “malattia” che salvò decine di vite ebraiche

Il 16 Ottobre del 1943, alcune truppe della Gestapo tedesca fecero irruzione nel ghetto ebraico di Roma, antistante all’ospedale.

Il raid portò alla deportazione di circa ottomila ebrei romani nel campo di concentramento di Auschwitz.

I fuggitivi trovarono riparo all’intero dell’ospedale, coperti dalla falsificazione della cartelle cliniche e sotto l’ala protettiva del primario e dello psichiatra.

Il reparto K del Fatebenefratelli

Nell’ospedale vi fu allestito un reparto esclusivamente dedicato alla cura del morbo di K.

Al suo interno decine di rifugiati poterono sostare per pochi giorni in attesa dell’arrivo dei documenti falsi.

Borromeo, Ossicini e Vittorio Emanuele Sacerdoti, aiutati dai colleghi che decisero di collaborare con loro, furono gli artefici e gli attori della farsa-salvavita.
L’intento era quello di salvare, almeno per un giorno, delle vite umane.
Sacerdoti, inoltre, era medico di origine ebraica costretto a lavorare sotto falso nome ed un finto ruolo da praticante, date le leggi razziali in vigore.

La malattia, etichettata come “contagiosissima“, aveva lo scopo di scoraggiare le truppe naziste dal controllo dei pazienti.

In quei giorni, le truppe tedesche si occuparono di controllare tutti i ricoverati dell’ospedale: tutti i padiglioni furono rigorosamente controllati. Tutti tranne quello specializzato nella cura del morbo di K, grazie all’astuzia di Giorgio Borromeo.

Borromeo, data la sua praticità con il tedesco, riuscì a far desistere le truppe naziste nel controllare il padiglione, spiegando ai tedeschi l’alto tasso di rischio e l’alta contagiosità della malattia.

Giorgio Borromeo: il Giusto tra le Nazioni

Nel 2004, lo Yad Vashem (l’ente Nazionale per la memoria della Shoah) di Israele, ha riconosciuto come Giusto tra le nazioni Giorgio Borromeo.

L’onorificenza è assegnata, dal 1962, ai non-ebrei che hanno avuto il coraggio di mettere a rischio la propria vita – senza interessi personali – in favore di quella di anche un solo ebreo perseguitato.

Borromeo fu riconosciuto come Giusto per aver salvato la vita a cinque membri della famiglia Almajà-Ajò-Tedesco.
In Italia si contano, al 1 Gennaio 2018, 714 Giusti.

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