Milena Franzese: una rappresentanza che ha cambiato il volto della Federico II

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Milena Franzese, laureanda presso il dipartimento federiciano di Studi Umanistici, si candida al terzo mandato come rappresentante del corso di laurea magistrale in lingue e letterature moderne

Milena Franzese e le elezioni studentesche del 25-26 Maggio

Dopo un anno e mezzo di lontananza per emergenza Covid dall’ateneo della Federico II, il cortile di Porta di Massa apre le sue porte con le elezioni di rappresentanza. Milena Franzese, già membro del Consiglio degli Studenti, viene riscelta dal movimento Link per coordinare le elezioni. Un momento impegnativo nella vita di Milena, considerando la sua imminente laurea, ma non certamente sufficiente per impedirgli la partecipazione. Dopo due settimane di semplice propaganda a sostegno emotivo dei due neo candidati alla rappresentanza del corso di laurea triennale di lingue, Angelo Pacifico e Carmen Mattiello, Milena Franzese si ritrova nei panni di candidata rappresentante.

La rappresentanza studentesca: una passione radicata

Essere rappresentante degli studenti, non è inteso come lavoro per Milena. È una marcia in più. Un dovere nei confronti di tutti gli studenti che cercano risposte o chiedono che la loro voce possa essere ascoltata. Dinanzi a questo “Sì” di responsabilità, Milena si presenta un mediatore affabile capace di traghettare i desideri dei colleghi accademici direttamente al cuore dei docenti. Un mettere la faccia che spesso implica pazienza, pensiero critico e disponibilità al confronto immediato.

Milena Franzese: “un giorno mi trovai alla candidatura del Dipartimento di Lingue

Tutto è destinato. Così inizia la carriera di rappresentante per Milena. Era l’anno 2016. Pioveva molto. Nell’atrio di Porta di Massa un gruppo di studenti presentano ai federiciani una petizione da firmare per l’abolizione della propedeuticità degli esami di lingue e delle letterature. La campagna di raccolta firme va a rilento. Il clima diventa malinconico e triste. Inizialmente, il gesto di Milena fu semplicemente quello di firmare a sostegno della causa, ma senza la necessità di divulgare il messaggio tra i colleghi. Nei giorni successivi a quel momento, nella stanza 413 del sesto piano del Dipartimento di Studi Umanistici, Milena si vede coinvolta in momenti di confronto critico con i docenti sul tema della petizione. Nasce così la voglia di fare qualcosa in più. Milena Franzese si candida alla rappresentanza.

L’associazione Link: una casa, una famiglia che abbraccia

Milena Franzese entra nella comunità di Link rapidamente. Una famiglia che l’ha sempre spalleggiata, fornendo il sostegno necessario nel portare avanti le sue battaglie. Un gruppo variegato di rappresentanti (uno per ciascun dipartimento) che sotto la guida di Gennaro Piccirillo, ora candidato al Consiglio degli Studenti, hanno raggiunto grandi vittorie. Battaglie che sembravano impossibili, ma raggiunte con successo: no alla propedeuticità degli esami, i fuori corso possono ripetere gli esami due volte nella stessa sessione, disponibilità di più appelli, due sedute di laurea in più. Una comunità che porta avanti, nel limite del possibile, le richieste del mondo accademico.

Milena Franzese e il rapporto con gli studenti federiciani

Essere rappresentante rimane sempre un pò un’incognita. Se da un lato l’esperienza di rappresentanza è stata per Milena un momento di crescita personale, voglia di giocarsi tutto per gli altri, senza temere il palesarsi, dall’altro è stato anche motivo di incertezza. Non sempre gli obbiettivi vengono raggiunti con successo e il confronto con i colleghi universitari diventa difficile. La distanza sociale, imposta dalla pandemia, ha fatto marcia sulla psicologia degli studenti che avvertono sfiducia e senso di inadeguatezza alla carica da lei ricoperta. Un lavoro, forse, non sufficientemente apprezzato. Ciò che è certo è che Milena Franzese è sempre lì, tra i corridoi bianchi della Federico II, ad aspettare chiunque voglia o si senta il desiderio di esporre un problema, la necessità di un vis à vis, o di un semplice confronto critico in presenza.

“Non mi ritengo affatto un modello da seguire, ma se lo divento per qualcuno non può essere nient’altro che una grande ricompensa“.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.