Matrimoni combinati: crudeltà e misoginia

L’obbligo della scelta del partner da parte della famiglia è una realtà mostruosa oggigiorno


La tradizionale pratica dei matrimoni combinati, è purtroppo una pratica più che contemporanea. Matrimoni d’interesse, obbligo di giovani ragazze, le quali sono costrette a sposare un uomo sotto scelta della loro famiglia.
Il soggetto in questione è probabilmente molto più vecchio di lei e i due non sono legati da amore vero. Infatti tali donne è come se fossero adescate solo per favorire la riproduzione.

Il caso di Saman Abbas

Saman Abbas era una giovane ragazza appena maggiorenne, scomparsa da circa un mese a Reggio Emilia. Shabbar Abbas (il padre della giovane) ha cercato di dissimulare la sua scomparsa, sostenendo fosse in Belgio. Infatti egli disse agli inquirenti che sarebbe tornata il 10 giugno per far chiarezza, ma è noto che tale giorno non sarebbe mai arrivato. Infatti proprio in Francia è stato arrestato suo fratello, il quale era pronto a scappare in Spagna. Shabbar era indagato per omicidio colposo, ma il delitto è stato confermato da un video ora in possesso delle forze dell’ordine, il quale è stato prelevato dalle videocamere di sorveglianza il ventinove maggio.

Morire per rifiutare un’unione senza amore

Dal video menzionato poc’anzi, emerge che il padre è stato solo il garante di tale oscenità, in quanto il vero assassinio è stato compiuto dallo zio della vittima. Questo video ritrae due uomini e la giovane donna, che si allontanano dall’abitazione dove vivevano con un piede di porco, un secchio, bastoni e una busta. Probabilmente la ragazza però è stata uccisa il giorno seguente, in quanto il padre è tornato all’abitazione da solo. Saman era una ragazza sola, segregata in casa, i suoi genitori non facevano altro che gettarle fango addosso. Era un fantasma, un corpo senz’anima; già lo scorso anno si era rifugiata in Belgio, da un amico, per sfuggire ad un matrimonio combinato. Non voleva sposare il cugino di suo padre, era chiaro, ma i genitori non l’accettavano.

Matrimoni tra pakistani: una realtà troppo anacronistica

Dopo il caso dell’Abbas, una giovane donna ha deciso di parlare del suo caso. Anche lei costretta ad un’unione combinata è riuscita a scappare, il fratello ha giurato che nel caso si fosse sottratta l’avrebbe uccisa. La ragazza ha deciso di non svelare il suo nome; ha raccontato però che ricevette in regalo un cellulare, dal quale doveva solo contattare il pulmino che doveva portarla a scuola. Però la giovane pakistana ha creato un profilo Facebook e lì ha conosciuto un ragazzo del quale si è follemente innamorata. La giovane ha quindi deciso di sposare quest’uomo, che si è rilevato un traditore e doppiogiochista, quindi il lieto fine che tanto desiderava, purtroppo non si è avverato.

Un’odierna costrizione

Purtroppo però, la giovane è solo una delle tante vittime di queste crudeltà, ancora costrette a dei matrimoni negoziati. Perché ancora oggi i matrimoni sono un obbligo, in quanto una donna è spesso considerata un essere “inutile”. Può solo mettere su famiglia, non può garantire una stabilità economica, dato che non può lavorare. Inoltre è costretta a indossare il velo, che rappresenta una sorta di schermo, il quale impedisce alla donna di mostrare le sue forme, il suo fisico ad un uomo. Infatti l’unico che potrà vederla sarà suo marito: anche questo quindi un obbligo che ha anche un’implicazione sessuale.

Libertà in Pakistan: utopia?

Il Pakistan è attualmente uno dei paesi più pericolosi riguardo la sicurezza delle donne. Elevato è infatti anche il numero di stupri, violenza domestica. Perché oggigiorno le donne in Pakistan non sono ancora libere? Perché i genitori devono manipolare la vita delle loro figlie? E perché queste ultime non sono libere di scegliere? Un mondo dittatoriale, una realtà ancor più oscura di ciò che crediamo; in cui i matrimoni combinati sono solo la punta di un iceberg occulto.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.