Mascherine trasparenti: l’emergenza e l’appello dei non udenti

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Una società che non soddisfa i bisogni di disabili in situazioni drammatiche: l’emergenza delle mascherine trasparenti

La pandemia in atto, mette quotidianamente a dura prova gli uomini, costretti a far fronte a problemi di natura varia. Lavoro, salute, vita sociale, sono solo tre degli aspetti rispetto ai quali sono avvenuti stravolgimenti e di continuo si presentano preoccupazioni. Purtroppo però, c’è un’ampia fetta della popolazione che sovente vive la sua quotidianità con maggiori difficoltà. A costituire un problema ingente durante la pandemia, è l’emergenza delle mascherine trasparenti.

L’obbligo delle mascherine: una difficile comunicazione

La condizione globale delineatasi con il covid-19, ha determinato un nodo difficile da districare per le persone soggette a disabilità: la comunicazione. Essa difatti è messa a dura prova dall’uso obbligatorio della ben nota mascherina. Accessorio di cui, da diversi mesi, siamo muniti.
Essa compare indistintamente sul viso di operatori sanitari e di gente comune, in qualsiasi circostanza. Insieme alla distanza sociale e ad una prudente azione igienica, essa è difatti lo strumento che dovrebbe meglio garantire protezione dal rischio di contagio. Da qui l’obbligatorietà nei luoghi chiusi ed aperti.

L’esigenza della “labiolettura”: la proposta delle mascherine trasparenti

Pochi, tuttavia, volgono la giusta attenzione ai numerosi appelli di persone che vedono compromessa la loro possibilità di comprendere e di farsi comprendere. Disagi ingenti nascono, in particolare, per le persone sorde, che non possono effettuare la “labiolettura”. Per i non udenti difatti, l’informazione visiva compensa quanto non percepiscono attraverso l’ascolto. E’ fondamentale soffermarsi sul termine “lettura”, in quanto il loro è un autentico procedimento di interpretazione del movimento delle labbra, del tono della voce percepito in alcuni casi grazie ad apparecchi acustici. Venendo meno questa condizione indispensabile a causa dell’uso di mascherine, conseguenza spesso denunciata è quella della perdita di autonomia e individualità. Le proposte per cercare di colmare questo disagio, non sono mancate e sono comparse sul mercato diversi tipi di “mascherine trasparenti”, anche denominate “mascherine per sordi”.

Mascherine trasparenti: il modello

Si tratta di un modello che consente la visibilità della bocca tramite una finestrella trasparente. In determinati casi esse tuttavia, non garantiscono una corretta comunicazione, essendo la visibilità limitata e soggetta a riflessi e rendendo disponibile agli occhi solo la bocca dell’interlocutore. Molto spesso invece, per i non udenti indispensabile è la vista delle espressioni facciali, della mimica visiva. Si evincono una serie di condizioni e di indicazioni da tener presenti per la produzione di modelli di mascherine che possano soddisfare appieno le esigenze. Purtroppo, almeno in Italia, modelli del genere ancora non sono stati progettati.

L’appello ad uno sforzo politico maggiore per il bene comune

Addirittura, vi è difficoltà nel reperire modelli di mascherine trasparenti che aiutino la comunicazione.

“Siamo in grave difficoltà per il reperimento e, soprattutto, sul discorso legato alla certificazione, nonostante stiamo sollecitando gli organi competenti da diversi mesi” racconta Renato Di Carlo, coordinatore dell’Associazione Nazionale Sordi, sedi di Lazio, Abruzzo e Campania. “Riteniamo l’uso delle mascherine trasparenti un mezzo necessario a ridurre il disagio e l’isolamento delle Persone non udenti/disabili che stanno pagando un prezzo enorme di questa emergenza sanitaria. Questo problema era assolutamente previsto, è stato rappresentato e deve riguardare certamente la scuola, ma bisogna estenderlo ad altri importanti uffici della pubblica amministrazione, come strutture sanitarie e uffici pubblici”.

Egli aggiunge che la politica, senza distinzione alcuna di bandiera, deve fare uno sforzo condiviso per il bene comune e nel rispetto della dignità della persone affette da disabilità uditiva e non solo.

Il successo dell’Emilia Romagna: la diffusione delle mascherine trasparenti

Un traguardo importante è stato raggiunto dall’Emilia Romagna, dove è stato approvato il primo documento regionale per dotare gli istituti scolastici di mascherine trasparenti agli insegnanti, per permettere di leggere il loro labiale e facilitare la comprensione.

“Un impegno concreto e di valore preso in maniera bipartisan” ha evidenziato Stefano Bonaccini, presidente della Regione.

Solo in Emilia-Romagna sono 256 gli studenti con problemi di udito. La mascherina rappresenta sì la possibilità di tornare a scuola ma, allo stesso tempo, anche una barriera.

“Sicuramente non risolvono tutti i problemi delle persone sorde o sordocieche ma questa risoluzione è un primo passo per venire incontro alle persone con difficoltà uditive in questo periodo di pandemia”, ha commentato Federico Alessandro Amico di ERCoraggiosa, primo firmatario del documento proposto dal centrosinistra .

“C’è chi è più sordo di noi”

Altre istituzioni e comunità hanno accolto il grido d’allarme lanciato dalle associazioni che tutelano i diritti dei non udenti. Le scuole, gli uffici pubblici, gli ospedali, i supermercati sono solo alcuni dei luoghi più frequentati laddove le mascherine trasparenti sono fondamentali.
Diverse sono dunque le iniziative segnalate in ambito locale per una diffusione e distribuzione delle stesse. Di contro stentano ad esservi realizzazioni e manifestazioni d’aiuto a livello statale. L’unica soluzione talvolta è ricorrere ad Internet e cercar di reperire quelle poche aziende sul campo nazionale che le producono. Paradossale è il fatto che si trovino migliaia di mascherine di qualsiasi colore o marca, ma introvabili siano quelle che rispondano a chiare esigenze comunicative.

“ Per noi sono una vera e propria museruola, ci rendono incapaci di esprimerci» dice Renzo Corti, presidente lombardo dell’Ente Nazionale Sordi (ENS).

« Per gli udenti è quasi impossibile comprendere la dimensione del nostro disagio. È successo che un non udente sia andato dal medico curante o in pronto soccorso o in ospedale e non abbia trovato camici bianchi disposti ad abbassare la mascherina per farsi capire. C’è chi è più sordo di noi sordi»

Le accuse dell’ENS: le testimonianze

Diverse sono le denunce dell’ENS. A raccontare una sua testimonianza è Virginio Castelnuovo, presidente della Sezione milanese dell’Ente che racconta del rifiuto del suo medico di indossare la mascherina trasparente. Altri membri dell’ENS narrano della loro esperienza in ospedale, costretti ad indossare la mascherina ordinaria lasciando dunque, quella trasparente.

L’appello di Laura Ribaldone: mascherine trasparenti per tutti

Un manifesto di disagio e di ulteriore difficoltà dei non udenti può esser considerata la lettera di Laura Ribaldone, sorda sin dalla nascita.
Il suo appello ai rappresentanti del governo, mira a diffondere l’impiego di mascherine trasparenti.

“Ho inviato una e-mail al Presidente del Consiglio, al Ministro della Sanità e al Presidente della Repubblica – ovviamente senza ottenere risposta – per chiedere che le mascherine trasparenti siano messe a norma e rese obbligatorie per tutti gli udenti, in particolar modo nei pubblici servizi come ospedali, negozi, centri commerciali, nelle scuole, tra le forze dell’ordine, in uffici pubblici e privati e possibilmente anche per i comuni cittadini.”

Mascherine trasparenti in tv: le visiere che non proteggono

L’intervento dello stato dovrebbe essere in primo luogo quello di rendere le mascherine trasparenti a norma di legge ma stentano a trovarsi quelle realmente certificate. Proliferano in televisione immagini di mascherine completamente trasparenti, o per meglio dire, “visiere”, completamente in plastica che non garantiscono alcuna sicurezza. Ci tiene a chiarirlo il Comitato Tecnico Scientifico, denunciandone il grande uso che se ne fa in Rai e Mediaset, lanciando un messaggio sbagliato. Non vanno nemmeno considerate mascherine, affermano gli esperti. Si tratta piuttosto di schermi in plastica che non offrono protezione visto che sono distanziati da naso e bocca per permettere la respirazione. Ciò non impedisce il filtraggio dei droplet, le minuscole gocce di saliva che le persone producono tossendo, starnutendo, parlando o anche solo respirando. Queste visiere protettive sono dunque, secondo il CTS, da togliere sul mercato per impedirne la diffusione e un uso scorretto.

Una realtà poco empatica ed attenta: l’emergenza delle mascherine trasparenti

Qual è l’appello che ha più eco nella realtà dei non udenti e dei disabili?
Una diffusione capillare di mascherine trasparenti certificate, con una finestrella che lascia visibile la bocca, non troppo grande perché ciò comprometterebbe la respirazione.

“Fatichiamo a comunicare con medici, farmacisti, poliziotti, vigili urbani, con chi lavora negli uffici pubblici, sui mezzi di trasporto: ovunque. Perché ovunque ci imbattiamo in chi non vuole abbassare la mascherina o non ha o non vuole quella trasparente” spiega Amedeo Tommasi, consigliere anziano della sezione milanese dell’ENS.

Una realtà difficile, troppo poco empatica e sensibile è quella in cui viviamo, impegnata a pubblicizzare slogan di sicurezza e protezione trascurando però disagi notevoli. Spesso lo Stato, duole ammetterlo, dà priorità a determinate questioni, largo eco a problemi considerati urgenti. Viene così abbandonata una porzione della popolazione che deve debellare criticità emergenti col virus diverse da quelle dell’intera comunità.
Singolo e comunità però non devono essere dicotomie, ma parti di uno stesso processo sincretico in cui dare pari validità ed attenzione alle necessità ed emergenze espresse.

Photocredit: @Mascherine_italiane

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