Lo chiamavano teatro: un’alternativa richiesta di aiuto

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Un cortometraggio che chiede aiuto

L’autore è Luca Basile, il nome è “Lo chiamavano teatro“. Di cosa si parla? Di un cortometraggio nato per salvare il teatro. È ormai un anno che il Covid ha chiuso le porte di cinema e teatri in tutta l’Italia. Un anno di stallo per opere ed attori. Tra chi incolpa i “politici incompetenti” e chi afferma che cinema e teatri erano gli unici luoghi che potessero restare aperti, c’è chi pensa a difendere il suo mestiere attraverso un video.

Per la precisione, attraverso un cortometraggio. Il corto di Basile, già online su tutte le pagine dei teatri, nasce proprio dall’iniziativa di difendere il teatro. Secondo l’autore e gli attori, una richiesta di aiuto era necessaria a ridare vitalità ad un settore già decadente. E tutto il cast condivide la speranza di poter presto coniugare il titolo dell’opera al presente.

Lo chiamavano teatro: sinossi e cast

È il primo anno d.C. (dopo Covid) ed un gruppo di persone si avventura in una visita archeologica condotta da Fabrizio Colica. Il gruppo è a dir poco bizzarro: una coppia di ipocondriaci, interpretati da Luca Basile ed Elena Perrone; due curiosi alla ricerca di nuove storie (Matteo Cirillo e Viviana Colais); e Fortunato Marco Iannaccone e Silvia La Monaca nei panni di una coppia poco aperta alle novità. Al loro seguito si trovano una maestra, Ludovica di Donato e la sua allieva, Nina Del Buono d’Ondes.
Il cortometraggio, che gode di una buona dose di comicità, punta a trasmettere nello spettatore un senso di malinconia e nostalgia per un’arte che sembra essere obbligata a svanire. Lo scenario, per quanto ambientato nel presente, mostra un futuro (distopico) senza teatro. Un futuro che gli attori e gli amanti del palcoscenico sperano di non vedere mai.

Ciò che dicono gli attori

Non esiste una società senza il teatro. Non esiste una società senza cultura.

Fabrizio Colica

Dalle dichiarazioni degli attori, è emersa una comune emozione nei riguardi di questo cortometraggio. Per tutti loro è stato un “invito a nozze” e nessuno ha esitato prima di accettare il ruolo. Ognuno degli attori ha espresso la nostalgia del teatro in maniera diversa.
A partire da Fabrizio Colica, il quale ha continuato a lavorare sul web (in particolar modo col fratello Claudio) e che ha espresso nostalgia più per il teatro in sé (ed il posto in platea) che per il ruolo da attore.

Luca Basile al buio


Luca Basile, invece, dimostra di aver percepito ampiamente il colpo.
Ha definito la chiusura dei teatri più di una doccia fredda ed un forzato addio alle scene. Insomma, un calare del sipario che getta il buio sull’intera opera.
Le parole di Ludovica di Donato si rivolgono maggiormente all’indole teatrale. L’attrice ha affermato che recitare per lei è un atto naturale.
E in proposito al corto, ha affermato che la penna di Basile ha inglobato ogni forma di teatro.
Non c’è altro da dire, se non che “Lo chiamavano teatro” è di certo un sentito tributo ad una grande arte ed una profonda richiesta d’aiuto.

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