L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

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Dal 9 dicembre su Netflix il nuovo film di Sydney Sibilia sulla vera storia di Giorgio Rosa

Nel 1968 l’ingegnere italiano Giorgio Rosa costruì una piattaforma artificiale di 400 m² nel Mare Adriatico, al di fuori delle acque territoriali italiane. Il 1° maggio dello stesso anno autoproclamò l’isola come Stato indipendente, con il nome di “Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose”. Sembra la trama di un film o di un libro? In effetti lo è, ma prima di essere tale, è una storia vera che ha fatto sognare milioni di italiani.

La ribelle e coraggiosa storia di Giorgio Rosa ha così ispirato la realizzazione del nuovo film diretto da Sydney Sibilia, co-prodotto da Groenlandia e Netflix, L’incredibile storia dell’Isola delle Rose.
Della durata di 1h58m, il film sarà disponibile dal 9 dicembre per tutti gli abbonati Netflix.

Dal dimenticatoio al Ciak!

È buffo immaginare che ci sono voluti più di cinquant’anni per vedere “al cinema” questa incredibile storia, così come viene definita nello stesso titolo. Con la complicità del regista Sydney Sibilia e del produttore Matteo Rovere, entrambi soci fondatori di Groenlandia, l’utopia di Giorgio Rosa ritorna ad essere raccontata, in una nuova forma, con tutte le sue bizzarre quanto geniali sfumature.

Durante la presentazione del film il regista racconta: “L’idea nasce in quel periodo in cui tu sei lì a cercare storie. Improvvisamente sulla homepage di Wikipedia vidi un quadretto dove c’era scritto: Isola delle Rose, piccola nazione. Clicco e leggo una storia incredibile, di quelle che ti chiedi: ma perché non ci hanno mai fatto un film? – Continua poi spiegando: “Avevo l’esigenza di cambiare. In Smetto quando voglio mi piaceva raccontare la forza di una banda e di quanto messi insieme fossero invincibili. Ma qui volevo raccontare della forza che ha uno solo. Volevo raccontare della potenza che ognuno di noi ha e che il mondo migliore possiamo farcelo anche da soli.”

Elio Germano nei panni di Giorgio Rosa

In una società che da sempre cerca di omologare, il “diverso” risulta inevitabilmente una minaccia, una provocazione. Essere diversi è un atto di ribellione che, in qualche modo, si cerca di emarginare. Giorgio Rosa, interpretato dal grande attore Elio Germano, è proprio questo per il governo italiano, semplicemente un ribelle. Ma in realtà è molto di più e questo film ce lo spiega. Giorgio è l’emblema della “rivoluzione positiva e creativa”, una rivoluzione che null’altro vuole se non dare spazio alla libertà di esprimere ciò che si è.

Lui è incapace di sottostare ai limiti della società italiana e vuole un angolo di mondo tutto suo, un microstato indipendente di cui diviene il presidente. Questo suo sentimento è possibile ritrovarlo in chiunque.
Tutti siamo costantemente alla ricerca del proprio angolo di mondo. Quindi cosa rende davvero Giorgio un visionario? Forse è stato semplicemente il più coraggioso.

Intervistando i reduci di quell’epoca a Bologna è venuto fuori il racconto di un’epoca in cui si faceva un po’ a gara a chi la faceva più strana. Questo mi ha colpito molto perché si oppone al clima di omologazione di oggi, in cui tutti cercano di avere dei likes, di adeguarsi agli altri, piuttosto che differenziarsi. Quindi “questa gara” ad essere i più strambi di tutti è stato il vero motore di questo personaggio. Molto diverso da ciò che succede oggi, dove la gara è sparire. (Elio Germano)

Matilda De Angelis nei panni di Gabriella Chierici

Se a fine film si empatizza con Giorgio Rosa, all’inizio non è proprio così: quando la storia inizia ad essere raccontata è il personaggio di Gabriella a far riflettere di più lo spettatore. Ed è proprio da Gabriella che parte l’idea di Giorgio di “costruirsi un mondo tutto suo”.

Gabriella Chierici, interpretata da Matilde De Angelis, è una studiosa ed insegnante di Diritto Internazionale ed ex-fidanzata di Giorgio.
Lei è razionale, coerente e rispettabile, lui è esattamente il suo opposto. Nonostante questo, De Angelis ha spiegato: ”Quando ho letto la sceneggiatura ho subito trovato molto interessante questo personaggio di Gabriella, estremamente all’avanguardia per essere una donna degli anni Sessanta. Un’insegnante che lavora, che studia, con un’indipendenza e che è anche un po’ il motore di molte delle scelte di Giorgio Rosa.” – e ancora – “Gabriella è il personaggio in cui lo spettatore si può più identificare.
Ha una concretezza diversa da quella di Giorgio ma restano due personaggi complementari. Gabriella vive una divisione perché prova a vivere una vita normale ma alla fine il suo cuore va verso Giorgio Rosa. Infondo, ci crede anche lei in quel mondo speciale.”  

Fu davvero una “guerra d’invasione” della storia italiana?  

Il film si sviluppa su due linee temporali che si intersecano: da un lato si racconta della genesi dell’Isola, dall’altro si racconta di come Giorgio Rosa lottò al limite dello sfinimento per non vedere il suo sogno concludersi.
Ma tra tutti gli ostacoli di Giorgio, il suo peggior nemico è stato il Governo italiano con Giovanni Leone (Luca Zingaretti) alla Presidenza del Consiglio e Franco Restivo (Fabrizio Bentivoglio) come Ministro dell’Interno.
Un governo formato in parte dai padri fondatori della nostra costituzione, dopo la proclamazione della Repubblica. Governo che attacca l’Isola delle Rose, distruggendola completamente a colpi di esplosivo.

Più che una guerra d’invasione, essa fu una guerra personale. Restivo, infatti, è presentato come il più determinato a distruggere l’utopia di Giorgio e lo fa senza alcuna pietà. Il sogno di Giorgio era troppo pericoloso per la classe politica italiana, ancora troppo rigida e conservatrice.

“È stata una questione emotiva. Non c’è stata nessuna battaglia ideologica tra gli abitanti dell’isola e la politica mondiale. Gli Americani si preoccupavano che potesse essere un avamposto dell’Urss, i Russi credevano che fosse un avamposto americano, ed il Vaticano temeva che fosse un luogo di nudità e privo di morale.” – ha spiegato Elio Germano – “ La sua non era un’impresa ideologica, ma era il voler fare una cosa da soli e molto grande.”

Un film che regala un sorriso ed una speranza

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose ha l’evidente marchio di Sydney Sibilia: una bellissima fotografia ed una palette colori anni ’60 (ricorrenti il blu, il rosso ed il giallo), effetti speciali spettacolari, un cast studiato alla perfezione – oltre a Elio Germano, Luca Zingaretti e Fabrizio Bentivoglio, anche Matilda De Angelis, Tom Wlaschiha, Andrea Pennacchi, François Cluzet – e una sceneggiatura tragicomica ed irriverente.    

 “Sydney ha un tema autoriale molto forte che ha a che fare con il rapporto tra la libertà individuale e quella generale, e in questo film si parla di diritto positivo e diritto naturale e del complesso rapporto tra le due libertà.” – ha detto la sceneggiatrice Francesca Manieri“Il film non è solo una commedia ma anche un film epico e storico”.

C’è davvero ben poco da criticare a questo film. Chi ha amato la trilogia Smetto quando voglio, amerà sicuramente anche questo nuovo prodotto del regista che, tra un accento bolognese ed una battuta, riesce a raccontare al pubblico una strabiliante storia di speranza.

L’Isola delle Rose fu distrutta nel febbraio del 1969 ed è considerata l’unica guerra dichiarata nella storia della Repubblica italiana.

Buona visione!

Photocredits: Netflix.it

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