Realtà e finzione, due aspetti della stessa medaglia

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Si può giocare con la verità?

L’Autore, il Narratore, l’Interprete, il Personaggio gioca con la Realtà, la rifugge, poi la cerca e la evita, l’accetta e la rifiuta, la asseconda e la respinge. Non vuole cedere ai fatti, gli resiste. A volte con la forza interiore, talvolta mentendo a se stesso, sovente sfidandone le conseguenze.
Altrettanto provoca nel suo intimo la Verità. Cerca di aggirala, mentre la stessa Verità lo contrasta; la combatte, ma ne viene vinto; la affronta, ma ne viene brutalmente aggredito; la sostiene, ma ne viene ostacolato.
Fra i tanti elementi, finisce per esserne tutti in uno e non si prende mai troppo sul serio. Si barcamena, destreggiandosi tra metafore. Immagina come se in un corpo umano, asessuato, ci fossero i punti per creare allegorie.
Le mani come azione; le gambe per fughe e spostamenti; l’ombelico come il centro di una città dove cercare approdo; il dorso come sostegno e forza; il cuore per arginare la voglia e il prosperare del male verso se stesso; la testa per comprendere, fin dove gli fosse stato possibile, i perché e le cause, i come e i rimedi.

La cognizione del vero

Nulla poteva creare dipendenza da altro, dipendeva assolutamente da ciò che sapeva benissimo e le storie non se le inventava, non si fidava di capirne il significato e non poteva evitare di sostenere ciò che gli occhi vedevano.
Non era più l’epoca di collocare il periodo vissuto e di descriverne le tappe; il momento era mutato e nel periodo del web tutto doveva essere immediato, veloce, rapido.
Quasi non si rendeva conto che doveva porgere tutto e subito, senza avere
tentennamenti, ma ne conosceva l’urgenza. Soprattutto ne aveva avuto la certezza; esisteva un solo ed unico implacabile, crudele, esattore: il Tempo. Inutile continuare a sfuggirgli, tra una fuga ed un ritorno non sapeva con quale delle due azioni avesse fatto più danni, solo il Tempo lo aveva capito. E ne era stato vinto. Da sempre.
Era come una sorta di maledizione, il Tempo, sempre il Tempo, l’avrebbe etichettata come una scelta in concerto con la lungimiranza. Un’altra allegoria tra le metafore.
Non rimaneva che chiarirle, se e come meglio possibile.

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