Laconici o esibizionisti

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Conoscere i presidenti di regione

Se c’è una figura politica che ai tempi del Coronavirus ha dimostrato la sua esistenza è di sicuro il presidente di Regione.

Hanno avuto la capacità di essere l’immagine dei propri territori. Oggi ci sembra difficile pensare alla Lombardia senza ricordare il volto impreparato di Fontana, non pensare alla Campania con la voce affannata di De Luca che minaccia con i lanciafiamme, non immaginare la Sardegna con la dogana di Solinas o l’Emilia con gli occhi azzurri (o marroni?) di Bonaccini.

È la loro stagione, è il loro momento. Una possibilità questa, che molti hanno sprecato, altri colto, altri perso definitivamente.

Salvatori, razionali, sensati…

Alcuni si sono prodigati a tal punto da essere visti come dei salvatori, come i razionali, i sensati contro un governo scellerato che permetteva ad ogni decreto una piccola svolta verso la normalità.

Hanno limitato gli accessi, vietato assembramenti, sono scesi addirittura nelle piazze per fare ordine. Tutto o quasi tutto, ripreso e postato sui social.

A suon di dirette, di video messaggi, di pseudo conferenze, questi presidenti si sono resi gli eroi protagonisti in una storia in cui l’antagonista non era soltanto il Covid-19 ma anche il governo italiano o le altre regioni. In molti presidenti, del resto, sembra esserci stata l’ambizione di voler riemergere per primi da un naufragio comune. Una rivincita che ancora oggi si fatica a comprendere o accettare. Altri invece hanno contribuito ad un reale contenimento del virus. Hanno cercato soluzioni, tralasciando le posizioni dei loro partiti di rappresentanza per un bene comunitario, per il bene nazionale.

Ma cosa ricorderemo di questi presidenti?

Donato Tomachi? Presidente del Molise e invisibile sia dopo che prima il Coronavirus. Non apprezzato dai suoi stessi cittadini e che ora si gioca l’ultimo posto tra i peggiori presidenti regionali insieme al suo collega (di partito) lombardo Attilio Fontana.

È quest’ultimo ad essere la figura più disastrata e disastrosa di questo momento, che ha portato la Lombardia dalle stelle alle stalle. Tra i rumorosi infine troviamo un altro leghista, Solinas, personalità da cui è meglio prenderne le distanze, sardi e leghisti che siate.

Ci sono poi quelli silenziosi, i Presidenti di Regione da definire integri, coloro che hanno affrontato la pandemia dietro le quinte, cercando ogni giorno di fare un passo avanti contro questo virus.

Si badi bene, la loro integrità prescinde dal colore politico, infatti il primo tra i giusti non può non essere il leghista veneto Luca Zaia, il quale è riuscito a gestire in modo efficace la sua regione.

Si pensi a Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia, Donatella Tesei dell’Umbria e Nicola Zingaretti del Lazio. Tutti questi presidenti hanno cercato di svolgere il loro ruolo con la serietà della loro carica, restando al loro posto, lasciando ai primi citati presidenti (forse) il teatrino del ridicolo.

Frettoloso o concreto, silenzioso o egocentrico, questo personaggio politico sembra poter assumere varie forme e arrivare a diversi risultati.

Cosa resta però agli italiani di questa figura? Cosa hanno insegnato questi presidenti di regione?

Immaginiamo di essere in un viale pieno di villette carine, piccole e grandi. Ognuno cura il proprio giardino, chi il suo roseto e chi il suo agrumeto. In questo viale qualche villetta è malandata, forse i suoi padroni sono distratti, non lo sappiamo, ma notiamo che c’è unità tra di loro, i proprietari sembrano andare d’accordo e passeggiare nel vialetto diventa rilassante. Si avverte di essere al sicuro, di essere protetti. Guardare tutte quelle case diventa piacevole proprio perché sembra esserci un’armonia, un’aria di collaborazione tra i proprietari.

Sarebbe alquanto spiacevole passeggiare in una strada mentre si sentono, da un balcone all’altro, le liti dei vicini o dei dirimpettai che a suon di offese e di polemiche rendono quel vialetto una strada bella ma da non imboccare. Passeggiarci ci farebbe sentire a disagio, non sapremmo dove guardare e a furia di alzare lo sguardo verso i balconcini da dove litigano questi proprietari finiamo per inciampare, facendoci non poco male.

Insomma, al di là di questa retorica, appaino inutili le continue polemiche tra presidenti, che in questo momento sono accecati dal bisogno di emergere e non di creare un clima adatto alla gestione delle proprie regioni in ottica nazionale per il bene collettivo.

Così facendo il popolo si confonde, sente di poter agire come crede. I presidenti di regione dovrebbero unirsi, fare della solidarietà la propria forza. Il loro valore in questa pandemia potrebbe essere questo: essere il miglior esempio per i propri cittadini.

Come è possibile pensare in ottica regionali se siamo una Nazione? Siamo regionali solo nei doveri non nei privilegi e nei diritti, per quelli bisogna essere nazionali, uniti ora più che prima.

Bisogna pur dire che se nel vialetto ci fosse un solo proprietario ad essere fuori di senno, forse poco importerebbe, l’armonia vincerebbe sulla follia. Inutile dunque rispondere ai deliri di onnipotenza ed egocentrismo, alimentando diatribe inutili.

All’abuso di potere non serve rispondere con la polemica ma con la Costituzione, che ci ha reso uniti e continua a farlo.

Non andiamo oltre, le luci di questi riflettori siano per chi salverà le vite di oggi, per chi aiuterà la prossima vittima di questa pandemia. Gli interessi individuali di alcuni presidenti (e non solo) siano spenti dall’azione collettiva.

Ad ogni modo i presidenti di Regione sono una specie che ancora da comprendere del tutto.