La storia di Aicha: l’attrice che vuole sensibilizzare con una finta gravidanza

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La giovane attrice tunisina ha pubblicato un post su Instagram che ha destato scalpore: una “finta gravidanza” che ha lo scopo di denunciare un sistema infido

E’ lo scatto di una donna che accarezza una pancia nuda arrotondata, un maglione rosso arrotolato sui fianchi a mostrare la prominenza; è una “finta” gravidanza annunciata tramite un post Instagram che, tuttavia suscita clamore: ne è protagonista Aicha Attia, giovane attrice tunisina. L’immagine pubblicata potrebbe da molti essere definita “toccante, profonda,” eppure non sono questi gli aggettivi che le sono stati attribuiti. Questo perché Aicha è una donna perfettamente consapevole della realtà in cui vive e dei pensieri negativi legati ad una gravidanza non legittimata da un matrimonio.

Il post della “finta gravidanza”

«Dicono che è questo è figlio dell’haram (il peccato), una parola che non mi piace per nulla. Che colpa ha mia figlia? La chiamerò Maya». Il post continua rivelando di esser rimasta incinta di un uomo che, dopo averle dichiarato amore, è sparito, abbandonandola a se stessa. “Io posso mantenere mia figlia, ma altre ragazze che non sono in grado di farlo cosa potrebbero fare? Uccidere un innocente? Buttarlo per strada?”.

Le accuse all’attrice

Nei Paesi arabi una situazione del genere è disdicevole, l’artista stessa sa che la pubblicazione medesima avrebbe creato una reazione a catena di discussioni. I commenti difatti non si sono fatti attendere. La Tunisia pur essendo un Paese avanzato nella considerazione della parità di genere dal punto di vista legislativo, è tuttavia ancora legato ad opinioni sessiste, profondamente ancorato alla tradizione più antica. Speculazioni diverse dunque, si sono susseguite sotto la foto. Molti hanno ipotizzato una mossa di marketing per sostenere associazioni che danno supporto ai figli delle madri single; altri ancora hanno accusato Aicha di essersi semplicemente voluta far pubblicità usando Photoshop per fingere una gravidanza.
Uomini vicini alla Fratellanza Musulmana, hanno addirittura incolpato la giovane di incitare a relazioni extraconiugali.

La finta gravidanza per sollevare una questione sociale

L’onda della polemica non si è arrestata, ma essa anzi, è stata ravvivata dall’intervista televisiva dell’attrice sulla tv egiziana privata “Youm Sabie”. Rispondendo alle curiosità della presentatrice la donna non ha smentito la gravidanza né l’ha ammessa ma ha rimandato la questione a fasi successive. La storia da lei pubblicata sotto la foto però è vera: è ciò che è successo ad una sua amica. Maya nascerà davvero. Da questo suo discorso la donna soprattutto si è voluta difendere dalle accuse di essere alla ricerca di notorietà e fama, di aver usato un tema così forte come “spot pubblicitario”. La sua intenzione era chiara: dichiara difatti di essere intenzionata a sollevare la questione sociale delle ragazze madri che partoriscono fuori dal matrimonio.

“Sono donne che soffrono due volte: per l’inganno maschile e per l’emarginazione sociale e la criminalizzazione di alcune nazioni del mondo arabo e islamico.”

Un mondo retrogrado

Il messaggio di Aicha è forte, forse fin troppo chiaro ma non percepibile da chi vive ancora con la mente offuscata da antiche predicazioni, da un sistema fortemente sessista e maschilista. Aicha sa tutto questo eppure denuncia il problema, vuole sensibilizzare un mondo, il suo, fin troppo retrogrado. Un mondo nel quale le donne sono ancora definite “inferiori”, in cui avere un figlio al di fuori del matrimonio è un’onta indicibile, in cui nascondere è meglio che mostrare la bellezza di una pancia in attesa.
I pericoli per le donne in questione non sono pochi: in alcuni paesi arabi si applica ancora la “zina”, cioè cento frustate. Nel diritto islamico classico, quello sviluppatosi soprattutto a partire dal IX secolo, gli unici rapporti sessuali leciti sono quelli che hanno luogo tra una donna e un uomo che sono legati da un vincolo matrimoniale e quelli tra una schiava e il suo padrone. Di conseguenza, nel diritto islamico, tutti i rapporti sessuali al di fuori del vincolo matrimoniale sono da considerarsi illeciti e ad essi viene applicata una pena fissa.

I crimini occultati ed una colpa primordiale

L’onta deve essere coperta, ecco perché spesso si ricorre ad aborti in casa con l’aiuto di una “mammana”. Ancor peggio accade che gli uomini di famiglia decidano di uccidere la donna, per salvaguardare l’onore familiare. In tali casi raramente i crimini escono allo scoperto ma son purtroppo occultati fra le mura familiari. Nelle rare situazioni in cui l’omicidio viene svelato raramente le autorità intervengono ma si ricorre sempre ad attenuanti varie. Migliaia sono ancora oggi le donne che vengono sottoposte a soprusi o addirittura vengono uccise senza alcuna pietà. La loro colpa? Essere nate donna: donna come essere inferiore, donna che vale metà dell’uomo, donna che deve subire, che deve accettare, che deve sottomettersi, che deve soggiacere ad un sistema infido.

“Amiamo la donna e la detestiamo: l’amiamo quando è una preda tra le nostre mani anche se sconvolge la nostra esistenza. La detestiamo quando è libera e superiore. (Tahar Haddad, 1933)

Il post di Aicha vuole andare controcorrente, vuole sfidare la vergogna, vuole lanciare accuse e sensibilizzare, essere un segnale di cambiamento e di coraggio; un’audacia che in molti casi, è valsa la vita a vittime innocenti.