La sposa cadavere. Folklore e cultura da Est a Ovest

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Come il matrimonio macabro sia un concetto che ha viaggiato da Oriente a Occidente, prima di Tim Burton

È ormai celebre il film macabro-romantico di Tim Burton del 2005, La sposa cadavere. La storia racconta di Victor e Victoria, promessi sposi e anime sensibili in un mondo di bigotti e arrivisti. In un momento di debolezza, Victor girovaga per il bosco e finisce per infilare l’anello di fidanzamento in un ramo, simulando il momento tanto atteso e temuto. Quel ramo inizia a prendere vita ed ecco spuntare una donna. Ha un abito da sposa e le intenzioni più serie. Ha detto sì. In preda al panico, Victor cerca una via d’uscita ma Emily – la sposa cadavere – non molla la presa. Vuole coronare il sogno di sposarsi, dato che è morta tragicamente prima di farlo ed è stata seppellita con l’abito da sposa. A trovare una soluzione sarà Victoria, pregandola di non lasciare che un’altra donna muoia con il desiderio di congiungersi col proprio amato, sprigionando il lieto fine.

Il progetto balenava nella testa del regista da oltre un decennio: già nel 1993, anno d’uscita di Nightmare Before Christmas, Tim Burton aveva iniziato a disegnare i primi bozzetti della Sposa cadavere. Ciò gli ha permesso di poter lavorare con un’accuratezza quasi maniacale allo sviluppo della trama e dei personaggi, portando La sposa cadavere a diventare una tra le punte di diamante della poetica burtoniana.

La sposa cadavere in Oriente

Nella Sposa cadavere i rimandi interni al mondo di Burton sono frequenti – il già citato Nightmare Before Christmas, Beetlejuice – ma quello che interessa qui sono le fonti. Certo è che la storia prende ispirazione da un racconto di origine ebraica, trasmesso in un’opera del XVIII secolo dal titolo Shivhe ha-Ari (Lodi del Leone). In questo testo vengono narrati gli eventi miracolosi della vita di rabbi Isaac Luria, cabalista del Cinquecento vissuto a Safed, Palestina.

Tra gli altri racconti ce n’è uno che fa al caso nostro. Un giovane promesso sposo, in compagnia di amici, fa una passeggiata fuori città. I ragazzi si imbattono in un ramo che affiora dal terreno a mo’ di dito, e uno di loro lancia una sfida: chi avrà il coraggio di infilare in quel ramo il proprio anello di fidanzamento? Il protagonista accetta la sfida ed ecco che la sua fidanzata diventa un’altra, una donna-demonio che non ha intenzione di rinunciare al suo matrimonio. Tramite l’intercessione del rabbi, alla fine la sposa cadavere capisce di dover rinunciare alla causa.

La sposa cadavere in Occidente

Se questa è la fonte più accreditata da cui ha tratto ispirazione Tim Burton, un’altra storia serve però a ricordare che l’elemento della sposa cadavere era in uso non solo nel Vicino Oriente ma anche in Occidente, seppur si parli di una versione diversa da quella di Burton. Si tratta dell’opera di José de Espronceda, El estudiante de Salamanca. Autore liberale del primo Ottocento e dal temperamento sanguigno, José de Espronceda improntò la sua produzione letteraria sulla passione, che egli infuse in tutto: relazioni, cultura, politica.

La storia

La storia si rifà al mito del Don Juan, corrispettivo del nostro Casanova. Don Félix de Montemar ha una vera ossessione per le donne: ammalia qualsiasi donzella che incontri sul suo cammino e, proprio come Casanova, una volta sedotte le abbandona. Una conquista in particolare cambia però la sua vita: Doña Elvira finisce per innamorarsi di lui e il dolore per il rifiuto le causa la morte. A vendicarla ci pensa il fratello Don Diego, che quella stessa notte sfida a duello il seduttore. Moriranno entrambi nello scontro, ma Don Félix non se ne accorge. Mentre passeggia per le oscure vie della città, egli incappa in una figura vestita di bianco, di cui però non riesce a scorgere il viso. La situazione lo eccita: tenta di sedurla, ma lei non risponde e non cede alla tentazione. Si incammina invece verso il cimitero senza voltarsi mai, seguita da Don Félix, sempre più incaponito.

L’atmosfera si fa surreale, come a entrare in un mondo macabro e affascinante, simile a quelli presentati da Burton. La figura misteriosa finalmente si ferma: sono davanti alla tomba di Don Félix, che finisce per presenziare al suo stesso funerale, ancora più confuso. Appare infine Don Diego il quale gli rivela che, se vuole conoscere l’identità della donna, sarà costretto a sposarla. Vinto dalla curiosità, Don Félix accetta e alza il velo, scoprendo il teschio di Doña Elvira, che lo bacia. Un vortice avvolge i due e Don Félix si rende finalmente conto che anche lui è morto e, cosa ancora più grave, sposato.