La Pidi simbolo della libertà sessuale

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Sono giorni, anzi settimane che si parla di omofobia, del disegno di legge contro l’omotransfobia e la misoginia, di diritti, di manifestazioni e quindi, quale periodo migliore per intervistare La Pidi, simbolo della libertà sessuale per eccellenza? 28,2mila follower, organizzatore di importanti e simpatici eventi al Basic Club a Pozzuoli ma tanto, tanto altro. Cosa aspetti a scoprirne di più?

La Pidi: un’intervista rilevante

Chi c’è dietro La Pidi? Raccontaci un po’ di te

La Pidi è una figura, oserei dire costruita. Rispecchia la realtà, ma non completamente, non del tutto. Dietro La Pidi c’è Pierluigi, una persona umile, semplice, tranquilla, che vive del pane di tutti i giorni. Un ragazzo laureato in archeologia, specializzando in storia medievale e rinascimentale, che ha ancora tanto da imparare e da dare al mondo.

Da dove nasce l’idea di creare un profilo instagram come il tuo?

Bella domanda. Ti sembrerà paradossale, ma nessuno me l’ha mai chiesto. Si sono ritrovati il personaggio davanti, ma non si sono mai fossilizzati sul motivo che mi ha spinto a creare una pagina così estroversa. Ti spiego, il tutto è nato dalla mia volontà di voler prendere in giro una persona che lavora nell’ambito dell’arte, che molti hanno definito artista, un’artista che si avvicina molto a quello che viene definito “south aesthetic”.

– “Ma artista de che? ” Vorrei dire io.

Questa persona era davvero sulla bocca di tutti, veniva menzionata da chiunque per le sue capacità. Poi all’improvviso arriva un suo video con la nonna. Un video registrato in una camera da letto degli anni 80 (uno scenario south no?), la televisione in sottofondo che recita il rosario, e lei che all’improvviso inizia a twerkare e a pregare. Certo, sicuramente molti rimandi alla città di Napoli, ma non è arte. Il tutto è stato esposto in un museo, volevano venderlo, e no, non è uno scherzo. Da lì è nato il mio primo video: un video mentre twerkavo e ripetevo storia romana. Non mi sono più fermato (per fortuna, direi).

Per molti sei un simbolo della libertà sessuale, in un mondo dove nonostante si siano fatti tanti passi avanti ci sono ancora molti pregiudizi, tu come vivi questa cosa?

Sono lusingata da questa domanda. Adoro il pensiero che qualcuno possa considerarmi simbolo della libertà sessuale. È quello a cui ambisco quando registro i miei video, che è tra le cose più naturali e semplici che io faccia. Ma è importante sottolineare una cosa: l’idea, l’immagine che viene fuori dai social è l’immagine che io voglio trasmettere, ma che a dir la verità non è completamente la mia. Non è del tutto veritiera.

Sono una persona che ne parla liberamente, che cerca di infondere coraggio e che cerca di sdoganare alcuni tabù che è giusto che siano sdoganati, ma allo stesso tempo sono anche una persona molto insicura. (Lo so, non si direbbe).
Ho molte difficoltà ad approcciare, sono stato rifiutato più volte quando ero un ragazzino, e questo ha fatto sì che io giorno dopo giorno, mese dopo mese mi chiudessi sempre più. Ed è stato lungo e difficile il percorso verso la piena consapevolezza di me stesso, è stato ed è ancora oggi per me difficile far entrare nella mia testa dura i pensieri giusti, capire che la vita è mia e che con essa sono libero di farci quel che più mi piace. Mi piacerebbe far svanire tutte le insicurezze e tutti i malumori accumulate negli anni con uno schiocco di dita, ma non è possibile. L’unico modo che sento di avere è appunto quello di parlarne liberamente, così da esorcizzare questo spettro che mi tiene legato in un angolo e non mi permette di muovermi.

Sto lavorando su me stesso davvero tanto.

Ti va di raccontarci di qualche episodio che ti ha particolarmente segnato?

Non ci sono dubbi, se si parla di episodi che mi hanno segnato, anzi cambiato non posso non parlare del 2009.
Anno pesante e difficile, quanto indispensabile. Anno in cui cominciai a capire un po’ di me, in cui cominciai chi ero veramente ma soprattutto chi volevo essere. Non voglio dire la cosa sbagliata, ma credo di essermi reso conto di chi fossi troppo presto, nessuno era pronto, e forse neppure io.

A scuola era un inferno, non avevo nemmeno un amico. A casa andava forse anche peggio. Era una cosa nuova per i miei genitori e la notizia non fu presa bene. Mio padre iniziò a leggere di nascosto le mie prime conversazioni al pc, e decise subito dopo di staccare la rete Wi-Fi. Non tornò sui suoi passi fino al 2013, e quattro anni senza connessione furono davvero duri. Iniziai un lungo percorso dallo psicologo, che era anche psichiatra e prendevo tanti medicinali. Sentivo di star diventando pazzo, avevo le allucinazioni, parlavo da solo. E tutto questo mi ha segnato, non sapevo come gestire la situazione, se decidevo di prendere una boccata d’aria, mi voltavo e trovavo mio padre lì, che mi seguiva. Sembrava di vivere un incubo.

Per fortuna poi il tempo ha cambiato le cose. A 20 anni conobbi quello che è stato il mio primo fidanzato, e farlo conoscere ai miei genitori è stata la mia grande salvezza. E fu proprio da quel giorno che cambiarono completamente visione, ottica e modalità di approccio. Ad oggi ti dico che se dovessi chiedere un consiglio ed un parere, la prima persona da cui correrei è proprio mia madre. Dopo quell’importante giorno della presentazione le scrissi su un foglio di carta: “la mia libertà vale molto più di mille parole. Da quel momento iniziò il suo cambiamento. Mio padre invece è sempre stato un po’ più austero, ci tiene a preservare la “figura del padre”, e questo non ci ha mai permesso di instaurare un rapporto solido e profondo. Probabilmente c’è stato sin da sempre, troppo poco sforzo da parte di entrambi.

Chi vuole essere La Pidi da grande?

La Pidi vorrebbe insegnare per poter trasmettere a quelli che saranno i suoi studenti quello che non è stato trasmesso a lei.  Vorrebbe insegnare loro un approccio alla didattica e alla scuola completamente diverso. Vorrebbe vedere nei loro occhi la curiosità e la passione, ma soprattutto l’amore, perché per La Pidi studiare è anche e soprattutto amore. Ed è questo che vorrebbe (nel suo piccolo, per quanto sia possibile) trasmettere: l’amore per la cultura, un messaggio diverso, tutto ciò che a lei probabilmente non è mai stato insegnato.  Un insegnante ha, oltre che il dovere di insegnare ai propri studenti la storia, la geografia, e la matematica, la responsabilità di formare il proprio allievo. E spiegare quando è caduta Costantinopoli è sicuramente importante, ma fine a se stesso se poi umilia, offende, e non prova mai a mettersi nei panni di un ragazzino.

Dicono che nella vita bisogna sempre essere felici, e tu sei felice?

È una domanda complicata. Ti dico: sì ma non al 100%. Forse nessuno lo è, non lo so. L’unica cosa che so è che l’unica cosa che mi renderebbe davvero felice sarebbe quella di superare tutte le mie insicurezze. Fino ad allora, non riuscirò mai a godermi completamente i momenti belli della mia vita. Spero e mi auguro di riuscire a raggiungere questo mio obiettivo.

Ed è quello che ti auguro, con tutto il cuore. Per la persona che sei ti meriti questo, e molto altro. Il tempo ti donerà quello che desideri, devi solo continuare ad aspettare.

– Danila

PhotoCredit: @la_pidi

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.