La morte di Marco Vannini: giustizia è fatta

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La sentenza di secondo grado bis riconosce il reato di omicidio volontario per la morte di Marco Vannini: mamma Marina e papà Valerio hanno vinto la loro battaglia e ora gli potranno portare i fiori

Morte di Marco Vannini inaspettata: immaginate una famiglia, felice, composta da padre, madre, figlio.
Una famiglia, nella quale, di certo, non manca, mai, l’amore.

Mamma Marina, papà Valerio ed il 20enne Marco, con il suo viso pulito, da bravo ragazzo.
Immaginate, i genitori che dormono, tranquilli, perché il loro amato figlio, è a casa della famiglia della sua fidanzata, Martina, che loro conoscono molto bene.
La notte, tra il 17 e il 18 maggio 2015, però, Marco muore, lasciando un vuoto incolmabile, nella vita, dei suoi genitori.
La sua morte, sconvolge l’Italia.

Una verità irraggiungibile

La dinamica e le motivazioni della morte di Marco Vannini purtroppo, possono essere chiarite, solo, dalla famiglia Ciontoli che, racconta, da anni, una versione dei fatti ritenuta poco credibile.

Marco, è nella vasca da bagno. Antonio Ciontoli, militare e padre di Martina, entra, per mostrare al ragazzo la sua pistola, preme il grilletto, credendo che l’arma sia scarica (poi dirà che la pistola in verità gli è scivolata di mano), ma, un proiettile, colpisce Marco. Il colpo entra sotto l’ascella, buca il polmone e arriva al cuore.

Questa storia, fa acqua da tutte le parti, soprattutto perché, i vicini, hanno testimoniato di aver sentito, durante tutta la sera, delle urla dovute a qualche litigio, che stava avvenendo in casa.

Le bugie della famiglia Ciontoli

Ciò che è certo, è che Marco, è morto tra sofferenze atroci, mentre la famiglia Ciontoli, inventava bugie su bugie, al telefono, con l’ambulanza. Marco, è vittima di uno scherzo. Marco, è scivolato. Marco, si è bucato con un pettine. Marco, forse, sta bene e non ha bisogno più dell’ambulanza.
Sono queste le parole che, gli operatori del 118, si sentono dire al telefono, dalla mamma di Martina, dal fratello e, infine, anche dallo stesso Antonio Ciontoli. Diverse telefonate, ma, in nessuna di queste, la verità.

In sottofondo, i lamenti del ragazzo, che chiede aiuto, che chiede scusa a Martina, non si sa per cosa, che dice di non farcela più.
Immaginate, mamma Marina che ascolta, dopo aver perso il suo unico figlio, le registrazioni telefoniche dell’ambulanza, nelle quali, si sentono, i lamenti disumani di Marco, che soffre, chiede aiuto.

Un aiuto, che non ha ottenuto, perché Marco, credeva di essere in mezzo a delle persone, ed invece, era solo. Marco, credeva di avere di fronte a sé una fidanzata, dei suoceri, un cognato e una cognata. In realtà, aveva attorno a sé, personificazioni della più cruda disumanità.

110 minuti fatali

Quando finalmente Marco, viene trasportato in ospedale, l’emorragia è, ormai, troppo estesa.
Antonio Ciontoli, comunica al dottore, del proiettile, e chiede, di tener segreta la cosa, perché ha paura di perdere il suo lavoro.
Richiesta che, chiaramente, non è accolta dal medico.

Nonostante i tentativi, Marco muore e, i medici sostengono, che, se non fossero passati 110 minuti, prima di essere soccorso, il giovane, si sarebbe salvato.

Inoltre, delle frasi di Martina, la fidanzata di Marco, vengono intercettate nel corridoio della caserma, di Ladispoli, a poche ore dalla morte del ragazzo.
Mentre è, con il fratello Federico e la cognata Viola, la sua unica preoccupazione, è rivolta al padre, e arriva anche ad affermare:“Era destino che doveva morire”.
Altro elemento, che sembra rendere, ancora più chiaro, quanto sia inverosimile, la versione, di Antonio Ciontoli.

Lo battaglia della famiglia per la morte di Marco Vannini

Da quel momento, in poi, inizia il calvario della famiglia Vannini, che, da un giorno ad un altro, riceve uno schiaffo in pieno viso dalla vita.
Mamma Marina e papà Valerio dimostrano, una forza, tutta dettata dall’amore che hanno per Marco, e dal desiderio di avere giustizia.

L’accusa, è di omicidio volontario, per Antonio Ciontoli e, di concorso in omicidio volontario, per il resto della famiglia. Per quanto riguarda, Viola Giorgini, fidanzata di Federico, l’accusa è di omissione di soccorso.

Con la sentenza di primo grado, Antonio Ciontoli viene condannato a 14 anni di carcere, 3 anni per il resto della famiglia e, assoluzione, per Viola.
Nel frattempo, l’Italia si stringe, sempre di più, alla famiglia di Marco e segue la vicenda con grande attenzione.

La sentenza ribaltata per la morte di Marco Vannini

Come se non bastasse, si aggiunge dolore ad altro dolore, con la sentenza di secondo grado per la morte di Marco Vannini.
Il reato, viene derubricato da omicidio volontario ad omicidio colposo, la pena, per Antonio Ciontoli, scende a 5 anni di reclusione. Confermata, quella del resto dei familiari.

Mamma Marina, esplode in aula, urla a gran voce che, suo figlio, aveva solo 20 anni, che è una vergogna.
Ogni sentenza, è data in nome del popolo italiano, e, per questo, su tutti i social si diffonde rapidamente l’hashtag #NonInMioNome.
La Cassazione, ribalta la sentenza.

Un mazzo di fiori, per la giustizia

Il 30 settembre 2020, si è tenuta la sentenza di secondo grado bis che, fortunatamente, cancella totalmente il ricordo dell’indicibile sentenza, precedentemente emessa, e, riconferma, quella di primo grado.
14 anni per Antonio Ciontoli, 9 per il resto della famiglia.

La mamma di Marco, esce dall’aula, con uno sguardo diverso, abbraccia, piange di felicità, ringrazia. La gioia più grande, per lei e per suo marito, è che sia stato riconosciuto l’omicidio volontario. Che si sia ottenuto il massimo della pena, prevista, in questi casi.
La donna dice, davanti alle telecamere, che non ha mai voluto vendetta, ha desiderato sempre e solo giustizia. Che bisogna lottare, per ottenerla, sempre.
Aggiunge, che ha atteso 5 anni, e che ora, finalmente, potrà portare un mazzo di fiori al cimitero da suo figlio. Quel mazzo di fiori, che gli aveva promesso, che simboleggia una lotta, una giustizia, ottenuta a fatica.

Valerio e Marina, sono ripresi, mentre si abbracciano e si sorridono tra le lacrime.
Un’immagine, che strazia il cuore, un uomo e una donna, che dovranno scontare una condanna a vita, che non ha nulla a che vedere con la prigionia. La loro condanna non avrà mai fine, perché risiede nel cuore.
Una madre ed un padre, che si sorridono, perché sanno di aver restituito a Marco, la dignità che meritava.
Hanno dimostrato che l’amore, vince sempre, anche sulla morte.