La genealogia della morale

Valori morali

Non tutto ciò che oggigiorno consideriamo valori morali negativi erano ritenuti tali in passato, e viceversa. Basta leggere la Genealogia della morale, opera del famoso filosofo tedesco Nietzsche, per rendercene conto.

Innanzitutto, è bene sottolineare che Nietzsche portò a compimento una innovativa modalità di filosofare. La sua filosofia infatti è stata considerata uno spartiacque tra la filosofia tradizionale e un nuovo modello di riflessione informale e provocatorio.

Nietzsche rimprovera ai filosofi del suo tempo un approccio alle cose troppo astratto ed idealizzante. E’ stato quindi un innovatore proprio perché alla filosofia metafisica, che aveva influenzato fino ad allora il mondo occidentale, oppose una filosofia critica. Quest’ultima fu considerata un mezzo per arrivare alle conclusioni, solo dopo uno scavo minuzioso e una disamina delle prove storiche. Ciò ovviamente comportò un cambiamento da parte dell’uomo di quel periodo nel modo di pensare e di rapportarsi con tutto ciò che era stato dato una volta per tutte dai dogmi metafisici.

Il risultato finale fu :

  • una filosofia più energica nell’indagare l’origine di convinzioni, credenze e insegnamenti della Chiesa
  • l’introduzione del relativismo nel campo delle verità e dei valori e la liberazione del pensiero da preconcetti
  • il confronto della cultura occidentale con le origini più remote delle sue convinzioni.

Utilizzo del metodo genealogico

La genealogia è la scienza che si occupa di accertare, ricostruire e tramandare le origini familiari, le discendenze e i legami di parentela.

Legato al concetto di origine è il metodo genealogico. Nietzsche lo utilizzò per ricondurre i valori morali ad un inizio, che ne avesse determinato il valore. Fino ad allora la morale dominante era stata quella cristiana e il significato dei valori morali, insegnati e trasfigurati dalla Chiesa, non era stato verificato dall’ “uomo gregge”. Costui aveva infatti aderito passivamente a dettami e credenze, allontanando quindi da sé la possibilità di agire e vivere la vita secondo altre prospettive. In particolare, i valori che stavano dominando fino ad allora erano soprattutto quelli della debolezza e del dolore.

Nietzsche decise allora di indagare non solo sull’origine, ma anche sullo sviluppo di questi valori, per capire quanto il loro significato fosse cambiato nel tempo. Ciò che è ovvio è che si distaccò quindi dal pensiero metafisico di un’origine dei valori fissa e data una volta per tutte.

Per lui “Dietro le cose”, c’era «tutt’altra cosa» e l’origine metafisica era quindi considerata una fabbricazione, una invenzione rispetto a qualcosa che la precedeva.

Dentro l’opera “La genealogia della morale”

In quest’opera Nietzsche dà il via alla sua decostruzione genealogica della morale. Inizia con la più famosa dissertazione, quella che riguarda l’opposizione tra BUONO e CATTIVO.
La ricostruzione etimologica e filologica permise di far riemergere antichi significati sepolti e dimenticati. Attraverso quindi l’applicazione del metodo genealogico, Nietzsche scoprì che il significato originario di BONUS era “ UOMO DELLA DISPUTA” quindi il “guerriero”, il “potente”.
Nell’antica Roma  dunque, la bontà di un uomo non era messa in relazione al compimento di azioni generose ma era rappresentata dal suo carattere guerriero e forte. Il giudizio di buono derivò quindi dai nobili stessi, i buoni, cioè coloro che vivevano in maniera felice ed energica la propria vita.
“Cattivo” al contrario, era considerato tutto ciò che era volgare e plebeo, appunto “non nobile”. E’ assente dunque, originariamente, in questo aggettivo ogni connotazione di malvagità.

Sovversione dei Significati

Perché poi il “buono-guerriero-nobile” si è trasformato in buono inteso come “povero-umile”? Come si è giunti alla sovversione della distinzione originaria?
Nella Genealogia della morale, Nietzsche spiega che il declino ebbe inizio quando all’etica eroica, centrata sull’eccellenza violenta e vitale del singolo, si sostituì il modo di sentire “dei più”, il cosiddetto “sentimento del gregge”.
Furono proprio i “cattivi”, cioè i semplici, gli inetti ,gli infelici a sentire il bisogno di introdurre un altro sistema di valutazione, che li riscattasse dalla loro condizione di sottomissione, e a creare un nuovo tipo di morale.
Si vennero così si a confrontare due tipi di morale, quella dei signori e quella degli schiavi, in cui si può suddividere tutta la storia dell’etica. La “morale dei signori” si basava su valori positivi come la fierezza e la forza d’animo. Quella dei secondi comprendeva  invece i valori della mansuetudine, della rassegnazione, della castità, della debolezza. Insomma, tutti valori  che tendono a negare la vita e l’appartenenza alla vita stessa.

La morale del gregge è quindi una morale di reazione guidata dal Ressentiment verso i nobili e potenti. L’attacco che i deboli mossero al potere dominante consistette quindi nel rovesciare la scala dei valori e nel trasformare ciò che per i signori era buono in qualcosa di moralmente cattivo e sbagliato. Per riassumere :la morale aristocratica era rappresentata dalla contrapposizione di “buono e cattivo”, mentre quella plebea dall’antitesi “buono e malvagio”.

La figura del prete nella Genealogia della morale

A partire dall’aforisma 6, Nietzsche  introduce un nuovo importante personaggio nella ricostruzione storica dell’origine dei valori morali: il prete.

Questo è il vero protagonista della “Genealogia della morale”, la chiave per comprendere l’intera edificazione della complessa architettura della moderna coscienza morale. Il sacerdote è colui che portò la nascente coscienza dei deboli e sottomessi alla consapevolezza necessaria per edificare una morale alternativa e opposta a quella dei signori.

“ si avrà già indovinato con quanta facilità la maniera sacerdotale di valutazione può distaccarsi da quella cavalleresco -aristocratico e svilupparsi fino a diventarne l’antitesi”

Nietzsche

I sacerdoti appunto, furono i nemici più malvagi dei potenti, proprio perché i più “impotenti”. Fu proprio a causa dell’impotenza che in loro l’odio crebbe al punto tale da assumere dimensioni mostruose e sinistre. Il prete trovò degli alleati in coloro che con lui condividevano lo stesso rifiuto per gli altri dominatori, cioè i sottomessi. Su questi il prete signoreggiò e diede sfogo alla sua volontà di potenza. Quest’ultima, puntando su un deficit di forza, diventò creatrice di altri valori, anche se antivitali, cioè quelli legati a rinunce ed astinenze.

Con il prete, inoltre, la condizione di debolezza e di impotenza diede spazio anche alla volontà di vendetta, consumata attraverso la denigrazione dell’altro: il termine “cattivo” passò infatti, come abbiamo già detto precedentemente, a significare “malvagio”.

Il popolo sottomesso per eccellenza

Nietzsche dà un volto concreto al personaggio del prete. Si tratta dell’ebreo, inteso come popolo, il quale aveva maggiormente sviluppato il tipo sacerdotale che lo portò alla massima espressione.
La genealogia ci spiega che furono gli ebrei quindi a dare avvio alla rivolta degli schiavi nel campo morale. Questo popolo seppe prendersi soddisfazioni sui propri nemici e dominatori unicamente attraverso una radicale trasvalutazione dei loro valori.
Dalla ribellione degli ebrei, mossi appunto dall’odio per Roma e i valori romani, scaturì il movimento del Cristianesimo. Quest’ultimo si appropriò degli stessi strumenti, cioè sfogo e volontà di vendetta, per compiere la rivoluzione degli schiavi e affermarsi universalmente.

Per Nietzsche quindi l’amore cristiano nacque come volontà di dominio e di umiliazione sull’altro, come concetto di potere fondato sull’idea del generale abbassamento delle pretese, del livellamento del trionfo del debole e malato sul forte e sano, della vittoria della volontà di negazione sull’affermazione della vita che trova nella redenzione cruenta promessa da Cristo la sua espressione massima.

Gli ideali ascetici

Gli ideali ascetici sono un altro argomento trattato da Nietzsche nella sua opera.

Essi sono i “valori assoluti” del prete , considerati inoltre “modelli universali” per l’umanità in generale. Furono uno strumento di cui il prete si servì per guidare e tenere legati a sé tutti quelli che condividevano la sua stessa valutazione dell’esistenza ,cioè i deboli e i piegati.

Sul sentimento generale di depressione e odio il prete impiantò quindi il suo dominio, raccogliendo il loro dolore e proponendo l’ideale di un altro mondo che privava di valore quello terreno.

Il prete asceta fu  inoltre per Nietzsche il grande illusionista che, prospettando immaginifici scenari futuri nei quali la disperazione avrebbe trovato il suo premio alla sofferenza, divenne un modello di vita e una rappresentazione della vita eccellente.

Per Nietzsche quindi fino ad allora la storia della morale poteva riassumersi nel passaggio dal predominio dei valori aristocratici dell’umanità benfatta a una considerazione negativa della vita che si sente esausta di sé stessa e nega da sé il proprio valore. Era necessario dunque ripristinare il significato originario dei valori per risollevare le sorti dell’umanità.

Cambiamento epocale

Non è un caso che una possibile messa in discussione di tutto, come una sorta di tabula rasa, per una riedificazione più consapevole, sia stata fatta da Nietzsche proprio in quello specifico momento storico.

Egli visse, infatti, al tempo di una grave crisi della civiltà occidentale che, iniziata alla fine dell’ottocento, si estese per buona parte del 900. Stava man mano finendo nella cultura europea la stagione dell’entusiasmo  per le cosiddette “sorti meravigliose e progressive dell’umanità”, nutrita dalle filosofie ottimistiche dell’idealismo e del positivismo. A farsi strada era ormai una nuova visione, più drammatica e disincantata che mise l’accento sui tratti negativi della condizione umana.

Nietzsche  fu colui che, appunto ,colse in anticipo i primi segnali di incertezza e precarietà dell’uomo nell’epoca della scienza e della tecnica o meglio della incipiente crisi di fiducia in tale orizzonte culturale.

L’umanità si trovava quindi alla vigilia di una grande svolta ,momento storico dell’evoluzione dello spirito umano, ciò che Nietzsche chiama “mezzogiorno”. Quest’ultimo è il tempo in cui “ lo splendore del sole dirada le nebbie delle illusioni metafisiche “ , cioè tutti i valori morali, religiosi metafisici della millenaria storia dell’occidente: “Dio è morto”. La fine dell’interpretazione metafisica della vita avrebbe rappresentato secondo Nietzsche un grande beneficio per l’intera umanità.

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