SanPa: la docuserie di Netflix sulla comunità di Vincenzo Muccioli

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Cosa si salva nella vicenda della comunità che vuole salvare gli altri? Ce lo racconta la docuserie SanPa

La docuserie SanPa è uscita su Netflix il 20 dicembre e racconta le vicende della comunità di San Patrignano contro la tossicodipendenza; la comunità, lo ricordiamo, è nata nel 1978 per volere di Vincenzo Muccioli. In un tempo profondamente sconvolto dal consumo e dall’abuso di sostanze stupefacenti, numerosi furono i giovani che si ritrovarono emarginati, incompresi e bisognosi di aiuto. Fu allora che un piccolo imprenditore, Muccioli pensò di fondare a Coriano (in provincia di Rimini) una comunità per accogliere le persone affette da tossicodipendenza, per operare una qualche forma di recupero e reintegrazione sociale.

Nel demerito delle istituzioni, il merito di Vincenzo Muccioli

Nel demerito delle istituzioni, cieche e troppo poco impegnate su un fronte tanto spinoso, il merito di Vincenzo Muccioli è di aver messo sotto ai riflettori delle storie di poco conto per la società e a tratti persino scomode. Mentre nessuno se ne interessava, qualcuno voleva fare del bene, intervenire concretamente e con dedizione.

Essenzialmente, il lavoro della comunità di San Patrignano si rivelò un sostegno enorme. In pochi anni accolse un numero consistente di tossicodipendenti, la figura di Muccioli venne elogiata per la gratuità delle azioni e per aver ospitato anche figure di un certo rilievo, come il figlio di Paolo Villagio. L’intero centro ottenne sovvenzioni ed una notorietà senza precedenti.

Qual è allora il problema?

Il problema erano i metodi, spesso coercitivi, che venivano impiegati.
Molti tossicodipendenti erano costretti a stare in struttura, in alcuni casi veniva impedito loro di scappare. Erano legati, perfino percossi, disciplinati secondo un rigoroso processo sistematico di rieducazione. E qui viene una riflessione.

Il merito di Muccioli viene dal demerito delle istituzioni…

Proviene altresì dall’assenza di uno Stato cieco, indifferente che non sa cosa farsene di chi sta male. Ma il merito ricevuto per il demerito degli altri, è davvero un merito? O forse non è che merito fittizio, embrionale, fantoccio? Se in una classe, dieci persone prendono quattro e una soltanto prende cinque, quell’unico studente è davvero un eroe, ché un pochino sguazza nella mancanza degli altri?

L’obiettivo della comunità e le sue enormi mancanze

L’obiettivo di San Patrignano era da sempre la rieducazione, la restituzione alla vita a persone che la vita la stavano bruciando.
Una restituzione che avviene con una costrizione, non corre forse il rischio di essere un limitante e goffo tentativo di aiuto? È chiaro che la terapia può considerarsi una forma di recupero molto complessa. Sicuramente, però, la violenza e la reclusione non possono essere declinazioni felici di obiettivi di integrazione e ripresa. Sarebbe un controsenso e la retorica del bene ad ogni costo finisce per ridursi a gonfi paroloni; potenziali buone idee, ma nient’altro. Quello che Vincenzo Muccioli fa, a tratti con manie di protagonismo e poca competenza, è essere pioniere di una idea di responsabilità sociale fondamentale. Ma quello che non fa è mettersi in discussione. Cambiare metodo, cercare di evitare qualsiasi verticalizzazione gerarchica dove esiste la logica superficiale del salvatore e del salvato.

Luci ed ombre di San Patrignano nella docuserie SanPa

Da una parte, bisogna guardare alla figura di Muccioli e alla comunità di San Patrignano con gli occhi del passato e quindi riconoscere il buono che emerge. Dall’altre parte, però, mai dimenticarsi pure dei grandi limiti che venivano fuori. In questo, la docuserie Netflix è davvero un prodotto ben fatto, con un nomen omen: luci ed ombre di San Patrignano.