Oggi anniversario della caduta del muro di Berlino

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Il 9 novembre di 31 anni fa iniziò l’esodo verso la Germania ovest di una moltitudine di persone residenti nella DDR. La rottura del muro, costruito a Berlino, segnò la fine di una divisione durata un trentennio

Il 9 novembre del 1989, la caduta del Muro di Berlino segnò il dissolvimento dell’assetto geopolitico costituito nella Germania del dopoguerra.
Non solo. Quel giorno decretò la crisi, iniziata da tempo, delle istituzioni comuniste nell’Unione Sovietica. Il superamento del muro fu il segno concreto del bisogno di integrazione chiesto dai cittadini della DDR (Deutsche Demokratische Republik).

Il muro che divide ma non contiene

Furono le difficili condizioni di vita, l’arretratezza delle strutture e dei servizi presenti nella Germania est a far nascere e sviluppare nei suoi abitanti quel desiderio di occidente. Durante gli ultimi anni della guerra fredda, all’interno del blocco est, vennero costituiti movimenti che, se da un lato chiedevano miglioramenti sociali, dall’altro spingevano per la possibilità di unione. Il muro, voluto dalla DDR, secondo la propaganda doveva rappresentare una barriera antifascista, in realtà il suo compito era contenere l’emigrazione verso ovest. Alcuni cittadini però varcarono illegalmente il muro e molti di essi ci provarono. A questo proposito fu costruito un ulteriore muro, parallelo all’altro e tra essi una fascia di sabbia che doveva rendere visibile l’impronta di possibili fuggiaschi.
Una vera organizzazione di vedette a controllo fu posta alla barriera;
ma la forza di evasione era troppo forte nei cittadini della DDR.
Così forte che divenne sempre più difficile contenerla. 

Un muro caduto per caso

Già da giorni, nella DDR, si vociferava che il governo stesse lavorando ad una legge che permettesse ai residenti della zona est di poter accedere, momentaneamente,  all’altra parte del muro. Il 9 novembre, ad un funzionario governativo, la cittadinanza pose domande riguardo le tempistiche per l’attuazione della legge. Egli, preso alla sprovvista, rispose “immediatamente”. Una gran folla si riversò verso le frontiere e le guardie non poterono che aprire i cancelli. Vi erano persone che scavalcavano ed altre che picconavano il muro.
Un mese dopo, circa 1/6 della popolazione (due milioni di persone) residente nella Germania orientale, si recò nella parte opposta.
Nell’anno successivo si arrivò a circa 2000 emigranti al giorno.

La cortina di ferro (come la definì Churchill), che riuscì a dividere l’Europa, si disgregò come fosse polistirolo. Il bisogno di libertà dimostrò di essere dirompente, così forte da non essere contenuto nemmeno dal cemento armato.

La caduta del muro di Berlino fu del tutto casuale, mai decisa dalle istituzioni locali: avvenne solo a seguito di un fraintendimento.
Il crollo della frontiera causò la disgregazione della DDR, l’assetto geopolitico d’Europa mutò e il 3 ottobre dell’anno successivo la Germania si riunì ufficialmente.

Dei circa 140 km di estensione del muro, oggi rimane solo un tratto commemorativo. Lungo la linea della parte di muro abbattuto vi è ora uno schieramento di mattoncini e pietre, a ricordo di ciò che ha rappresentato, per tanti anni, quella barriera.

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