Korea Week Online 2020: omaggio al cinema coreano

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Korea Week Online 2020: la settimana dal 25 al 31 ottobre dedicata alla cultura coreana

Dal 25 al 31 ottobre si è svolta, eccezionalmente online, la Korea Week 2020. Organizzata dall’Istituto Culturale Coreano italiano, la Korea Week offre una settimana di eventi gratuiti, col fine di condividere e far conoscere al popolo italiano la cultura e la storia della Corea.

Il direttore dell’Istituto Culturale Coreano Choong Suk Oh, ha così commentato l’edizione di quest’anno:

“La Korea Week  è sempre stato un evento live con appuntamenti nelle grandi città: Roma, Napoli, Firenze, Milano e Torino. Oggi ci spostiamo sul digitale a causa del momento storico legato al Covid, ma grazie agli strumenti offerti dal web come sempre cercheremo di far conoscere la nostra cultura ad un pubblico che possa essere il più ampio possibile.”

Gli eventi trattano i temi più disparati: partendo da un K-POP Party Online 2020 (Contest di danza e canto K-POP), all’esecuzione di tipiche ricette coreane (come il Bibimbap e il Songpyeon) con famosi Chef italiani, ai magnifici spettacoli di media art con luci e musica e molto altro.  
Il programma è stato condotto in live sul canale Youtube ufficiale dell’Istituto Culturale Coreano. Per chi se lo fosse perso, i diversi appuntamenti sono disponibili tutt’ora nella playlist “Korea Week Online 2020” del canale.

Le tre proposte cinematografiche

A questo ricco programma, non poteva mancare anche la sezione dedicata al cinema coreano, che negli ultimi anni si sta guadagnando una buona fetta di pubblico internazionale. Infatti, dal 27 al 30 ottobre, l’Istituto ha reso disponibili tre film: “Il Buono, il Matto, il Cattivo”, “Cold Eyes” e “Poetry”.

Il Buono, il Matto, il Cattivo

Dichiaratamente ispirato a Il Buono, il Brutto e il Cattivo di Sergio Leone e diretto dal regista coreano Kim Jee-woon,  è stato definito dalla critica un Eastern Western (o anche, spiritosamente, un Kimchi Western).

Nella Manciuria degli anni Trenta, occupata ancora parzialmente dai Giapponesi, tutti sono alla ricerca di una misteriosa mappa del tesoro.
Dopo esser finita nelle mani di un ricco banchiere giapponese, l’esercito indipendentista coreano affida al famoso cacciatore di teste Do-won, “il Buono”, la missione di recuperare la mappa. Quest’ultimo però non sa che non è l’unico ad avere questa missione: infatti, alla ricerca si aggiunge anche Manciuria Kid, “il Cattivo”. Presto il loro piano verrà inaspettatamente rovinato dal ladro Tae-gu, “il Matto”.
Quest’ultimo, dopo aver rubato la mappa, fugge nel deserto con la convinzione che essa conduca ai favolosi tesori della dinastia Qing.
I tre furfanti inizieranno così una continua lotta per scoprire la ricchezza che li aspetta.

Il film ha un cast stellare di cui fa parte Song Kang-ho (Parasite, Memorie di un assassino, Snowpiercer), Lee Byung-hun (Mr. Sunshine, serie tv disponibile su Netflix) e Jung Woo-sung (Cold Eyes). Fu presentato in anteprima al 61° Festival di Cannes (come Fuori Concorso) e riuscì da subito a conquistare la critica. Tra scene comiche e tanta azione, gli elementi caratterizzanti del film sono il dinamismo e la forte curiosità che suscita nel conoscere il tesoro tanto ambito da tutti.

Cold Eyes

Diretto da Ui-seok Jo e Byung-seo Kim, Cold Eyes è il remake ufficiale dell’hongkonghese Eye in the Sky, un action-thriller prodotto da Johnnie To.

Una delle migliori squadre di polizia di Seul recluta la giovane poliziotta Yoon-ju. Intelligente, tenace e con una memoria fotografica fuori dal comune, diviene da subito un aiuto essenziale per una nuova e pericolosa indagine.  La nuova squadra dovrà presto mettersi alla ricerca di una banda criminale responsabile di una grossa rapina in banca; ma ciò che è più complesso, sarà catturare il noto criminale Shadow (L’Ombra).

Un film che, proprio come un puzzle, pezzo dopo pezzo, si costruisce davanti agli occhi del pubblico. Con una scenografia dinamica e arricchita dagli effetti speciali, Cold Eyes è uno dei migliori thriller del cinema coreano e non ha nulla da invidiare a quelli hollywoodiani. Attrae totalmente l’attenzione dello spettatore, tra indagini e pedinamenti, in attesa che i “buoni” catturino L’Ombra.

Poetry

Poetry è tra i tre film quello che più scava nell’animo del pubblico, lasciando un profondo senso di amarezza. É stato diretto da Lee Chang-dong ed è vincitore del 63° Festival di Cannes per la miglior sceneggiatura.

Mija è un’umile donna con una piccola pensione ed un lavoro occasionale come badante. Da sola si occupa di crescere l’apatico nipote adolescente, Wook, in una piccola città del Sud Corea. Un giorno, per curiosità, Mija si iscrive ad un corso di poesia. Sentendo l’esigenza di imparare a mettere su carta i suoi sentimenti più profondi, nutre il desiderio di scrivere una poesia.
Questo sogno viene però presto compromesso da una tragica scoperta che coinvolge il nipote. Come se non bastasse, a Mija viene diagnosticata una malattia che la travolgerà poco a poco. Cercherà così di ribellarsi ad una crudele realtà ricercando la bellezza e l’ispirazione necessaria alla sua poesia.

Poetry mostra in maniera cruda la società coreana, quella patriarcale e corrotta che può portare anche l’anima più semplice e buona a compiere gesti impensabili e crudeli. La metafora della poesia, crea un dualismo che caratterizza l’intero film: da un lato il pubblico ha la poesia che nobilita l’animo, quella che parla di fiori e d’amore; mentre dall’altro lato ha la vita vera, superficiale e immorale, che si colora spesso, in un modo o nell’altro, di sangue.

«Poetry è un film audace. Che dobbiamo guardare con entrambi gli occhi. Uno sguardo alla peggiore umanità e un altro alla migliore.» 
Le Monde, Jean-Luc Douin

Il cinema sudcoreano ha molto da offrire

Nonostante il cinema coreano sia stato per molto tempo sottovalutato e sfavorito, è innegabile riconoscerne la qualità una volta che gli si dà una possibilità. Infatti, il pluripremiato Parasite – primo film della Corea del Sud ad essere candidato agli Oscar, vincendone poi ben quattro (tra cui quello per il miglior film) – non è mai stato il simbolo di un cinema sudcoreano in crescita. Anzi, è l’evidente prova che il Paese da anni offre un cinema d’eccezione che, purtroppo in Occidente, è giunto come un prodotto di nicchia, esclusivo ai pochi che ne hanno inteso il valore fin dall’inizio.

Dunque, la selezione effettuata dall’Istituto Culturale Coreano, offrendo tre generi differenti ( il western comico, l’action-thriller e il cinema d’autore), è un chiaro “invito alla visione” di questo cinema che non si può più rifiutare.

Photocredit: @KoreaWeekOnline2020