Kobe Bryant: Se tornerai

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Kobe Bryant, un anno dopo

“Ti ho rivisto stamattina
sul giornale la tua foto
steso su quella panchina
non sembravi neanche tu
forse te la sei cercata
forse non sei stato forte
non m’importa ma non so
se eri pronto per la morte”

883 – Se Tornerai

No, Kobe. Non eri pronto per la morte, ma forse nessuno lo sarà mai davvero. E nemmeno noi eravamo pronti per accettarla. È stato troppo presto per tutti, soprattutto per Gianna, tua figlia.

È passato un anno esatto. Un anno volato via veloce e troppo presto, come quell’elicottero che il 26 Gennaio 2020 precipitò tragicamente. Tu, che avevi fatto di tutto nella tua vita per ridurre la distanza tra te e il cielo durante la tua vita, giocando all’unico gioco in questo mondo che punta al cielo, per l’appunto. Quella pallacanestro che ci ha consentito di amarti, di conoscerti come uomo e come sportivo.

Te ne sei andato mentre eri in volo, come quando puntavi il ferro andando a canestro.

Kobe è stato icona globale, patrimonio di tutti, amanti dello sport e non. Di chiunque riesca ad apprezzarne la poesia, la drammaticità, l’energia.

Elegante, flessuoso, micidiale: un Mamba, a tutti gli effetti.
Era un leader. Sudava personalità, sudava talento. Ha unito le generazioni, continua a farlo, lo farà per sempre.

Il senso dell’eroe

“Ho una mia personale teoria, che non ci sono eroi e mostri in questo mondo. Solo ai bambini dovrebbe essere permesso di usare queste parole”

Alfred de Vigny

Per qualcuno passerà alla storia solo come un giocatore di pallacanestro, ma non per chi l’ha vissuto con gli occhi di un bambino che, innamorato, guarda le gesta del suo eroe. Perché Kobe Bryant può e deve collocarsi in quella schiera di personalità che hanno ispirato la vita di altri esseri umani. Ha spinto migliaia di vita a cercare quella luce che solo un uomo come lui poteva emanare, dentro e fuori il parquet.

Ti aspettavi di doverlo vedere invecchiare e invece no. Credevi di poterlo anche vedere un giorno, toccare. E così, d’improvviso, non sei più la stessa persona che eri il giorno prima, non sei più il bambino che sei stato fino ad un attimo prima.

Capirne il perchè è molto semplice: hai appena perso la bussola.

Se n’è andato un pezzo di te, un pezzo della tua infanzia, un pezzo dei tuoi sogni che avevi avuto la fortuna di poter coltivare.

Perché quando sei piccolo fai un esercizio molto semplice: provi a scegliere i tuoi idoli, le tue figure di riferimento.
Lo si fa per tanti motivi.
Per aggrapparsi a qualcosa quando è spesso tutto così piccolo e asettico.
Lo si fa per sognare ad occhi aperti, per pensare di poter solo essere minimamente come il tuo eroe.

Un amaro risveglio

Così ad un tratto non sei più un ragazzino, sei cresciuto e lo hai fatto in un solo istante.

Ad un tratto scopri che il tuo eroe era un uomo e che non era immortale, era come tutti gli altri.
Ti ridimensioni, ti normalizzi, cresci.

“Se tornerai
magari poi
noi riconquisteremo tutto
come tanti anni fa
quando per noi
forse la vita era più facile”

883 – Se Tornerai

No Kobe.
Non tornerai.
Te ne sei andato, andando via dalla porta principale, uscendo di scena come nel discorso della tua ultima gara in NBA, al grido di “MAMBA OUT”.

E noi non saremo mai più gli stessi.

«Caro Basket, mi vedevo soltanto correre al di fuori. E così ho corso. Ho corso su e giù per ogni campo, rincorrendo ogni pallone per te. Mi hai chiesto il massimo sforzo, io ti ho dato il mio cuore. Ho giocato quando ero stanco e dolorante, non perché fossero state le sfide a chiamarmi, ma perché TU mi hai chiamato. Ho fatto qualsiasi cosa per TE, perché questo è ciò che fanno le persone quando qualcuno le fa sentire vive come hai fatto tu con me».

Kobe Bryant, lettera d’addio al basket – 2015