Juvenoia: il sentimento di paura verso le nuove generazioni

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La juvenoia è un sentimento molto diffuso, ma in pochi sanno di cosa si tratta

“Queste nuove generazioni mi fanno paura, chissà dove andremo a finire”. Non importa quanti anni tu abbia, sicuramente almeno una volta nella tua vita hai sentito qualcuno pronunciare una frase del genere. Il sentimento di paura e di ostilità provato da una generazione più vecchia verso una più giovane, ha un nome preciso: juvenoia.
Per quanto la parola non sia largamente conosciuta, il fenomeno è, invece, alquanto diffuso nella nostra società. Il termine è stato coniato dal sociologo americano David Finkelhor nel 2010, e la parola nasce dall’unione di juvenile (giovanile) e paranoia (paranoia).

L’urto della reminiscenza spiega la juvenoia

La neuroscienza ci aiuta a capire la juvenoia attraverso l’urto della reminiscenza. Si tratta della tendenza degli adulti (oltre i 40 anni) ad aumentare o migliorare il ricordo di eventi che si sono verificati durante la loro adolescenza e la prima età adulta. Risulta chiaro, quindi, che paragonare la propria generazione a quelle successive sia un lavoro difficile e poco attendibile. L’essere umano tende a idealizzare la propria adolescenza, non curante del fatto che ogni epoca ha attraversato una serie di crisi e di cambiamenti.

Una storia che dura da secoli

I conflitti generazionali esistono da sempre e gli adulti di ogni epoca hanno la convinzione che il mondo in cui i bambini sono costretti a crescere sia il peggiore mai esistito. La juvenoia è un fenomeno che, ancor prima di avere un nome, poggiava già le sue solide basi su anni e anni di critiche ed ostilità nei confronti delle nuove generazioni e dei cambiamenti che ne conseguono.

Ad esempio, nel 1907 ci si lamentava del fatto che le riunioni di famiglia attorno ad un camino fossero state stravolte dall’arrivo delle riviste:

“Estraniano le persone fino a perdere il senso di aggregazione, il dialogo familiare e il contatto con la realtà”.

Parliamo di più di 100 anni fa, eppure in ciò rivediamo quel che accade oggi quando si parla degli smartphone e dell’alienante uso di internet.

Juvenoia: paura e disinformazione

La juvenoia nasce soprattutto dalla paura dell’ignoto: ciò che non conosciamo ci spaventa. Apportare un cambiamento, inserendo nella società qualcosa di sconosciuto, induce gli uomini a integrare un nuovo tassello nel proprio mosaico, ad abituarsi alla novità. Purtroppo qui entra in gioco la juvenoia poiché, nella maggior parte dei casi, più che ampliare i propri orizzonti, l’essere umano tende a chiudersi in se stesso, considerando tutto ciò che è nuovo una minaccia all’equilibrio sociale. Spesso si preferisce ignorare le novità e criticarle ancor prima di capirle, piuttosto che aprirsi ai cambiamenti, mettersi in gioco sia per restare al passo con i tempi, sia per capire a che punto è arrivato il mondo. La nostra società è estremamente tradizionalista e in molti casi questo genera un’avversione verso la perdita delle abitudini.

Uno sguardo al passato

Uno degli sbagli più grandi che può compiere l’uomo, è quello di non informarsi e non parlo solo del presente, ma soprattutto del passato. Se pensate che le critiche di oggi non esistessero fino a qualche anno fa, vi sbagliate. Nel 1986, ovvero 35 anni fa, Loredana Bertè sfoggiò al Festival di Sanremo un abito che mimava un pancione da donna gravida. Lasciò a bocca aperta l’Italia intera, la quale criticò e vide il gesto della cantante inadeguato. Ancora, Anna Oxa, nel 1978, appena sedicenne, si presentò su palco dell’Ariston completamente vestita e acconciata da uomo. Venne immediatamente etichettata come punk, che all’epoca significava far parte di una generazione di insofferenza nei confronti della società. Proprio come lei, oggi vengono criticate figure dello spettacolo come Achille Lauro solo per il fatto di indossare abiti femminili, truccarsi il volto e stendere lo smalto sulle unghie.

Loredana Bertè e Anna Oxa sono solo due dei vastissimi esempi che si potrebbero citare. Cantanti, scrittori, pittori e chiunque tenti di uscire fuori dagli schemi sa che, inevitabilmente, dovrà fare i conti con un mondo dove essere diversi costa caro. Abituarsi ai cambiamenti è difficile, nessuno lo mette in dubbio, ma prima di sentenziare dovremmo informarci e aggiornare le nostre competenze per non risultare prevenuti nei confronti di una società che tende al progresso. Inoltre, bisognerebbe chiedersi: ma a chi fa del male un uomo che ha lo smalto e il rossetto?

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.