Je vois la vie en Rosa Schiaparelli

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Elsa Schiaparelli, già all’inizio del secolo breve, vedeva la vita in Rosa. Non un rosa qualunque, ma una tonalità nuova, forte, femminile

Think Pink! Quando fai shopping per l’estate o se vuoi quel quel-que chose, think pink!

Kay Thompson cantava così in Cenerentola a Pariginei panni di Maggie Prescott, direttrice di una famosa rivista di moda newyorkese.

Non aveva tutti i torti nel pensare che il rosa fosse la nuova frontiera della moda. Così allegro, così brillante, per il giorno e per la notte.

Un’idea la sua, che fa cenno alla realtà, quando esattamente venti anni prima, una già affermata stilista italiana, fece del colore rosa il fil rouge -o in questo caso il fil rose– delle sue creazioni.

Stiamo parlando del rosa shocking, the shocking pink, il Rosa Schiaparelli. Una gradazione di rosa forte, decisa, luminosa… così innovativa da essere associata alla donna che l’ha “inventato”: Elsa Schiaparelli.

Come nasce il Rosa Schiaparelli?

Shocking Pink PANTONE 17-2127 è un colore irrompente, deciso, shockante: simbolo di forza e femminilità.

Tutto iniziò con un diamante Cartier 17,47 carati. Una pietra rosa shocking, la Téte de Bélier, appartenente all’ereditiera Daisy Fellowes e che ispirò la collezione di Elsa Schiaparelli per il 1937.

La stessa Schiap -così come le piaceva chiamarsi quando parlava di lei in terza persona- descrisse il colore come scioccante, puro e concentrato.

Il colore apparse di fronte a me, in un lampo. Acceso, impossibile, impudente, pieno di vita, affascinante, come se tutte le luci e gli uccelli ed i pesci del mondo si fondessero insieme, un colore che parlava di Cina e Perù, lontano dall’Occidente.

Il Rosa Schiaparelli diventò il colore-feticcio della stilista che adornò anche il suo profumo Shocking, per il quale Leonor Fini disegnò una boccetta con le curve generose di Mae West. 

Il mitico diamante è perduto da tempo, ma il colore vive ancora.

The shocking pink da Marylin a Louboutin

Dalla Parigi degli anni Trenta alla Hollywood degli anni Cinquanta, il Rosa Schiaparelli torna a stare sotto i riflettori, e anche stavolta sono coinvolti i diamanti.

Nel film Gli uomini preferiscono le bionde una sensuale Marylin Monroe si esibisce nel celebre numero musicale Diamonds are a Girl’s best friend

Il suo, un total look in Rosa Schiaparelli: un lungo abito la copre fino alle caviglie, a scollatura dritta per lasciare spazio al luccicante collier che le cinge il collo. Sul retro, un grande fiocco, altrettanto in Rosa Schiaparelli e per finire un paio di guanti fino a sotto le ascelle. 

Probabilmente nell’immaginario collettivo, l’abito in Rosa Schiaparelli è tanto famoso quanto quello bianco svolazzante di Quando la moglie è in vacanza.

La giornalista di moda Betty Wilson fu forse la prima persona ad essere scioccata dal nuovo colore. Dopo averlo visto sfilare in passerella scrisse:

Schiaparelli è pazza, malvagia e incontenibile. Quel rosa è sconcertante: sa essere bellissimo.

Il Rosa Schiaparelli ha sempre alternato periodi di gran voga a fasi di relativa oscurità. 

Ebbe i suoi momenti di gloria nel 1971 con la calzamaglia Mod di Rudi Gernreich e, in versione neon, con le lussuose collezioni ispirate ai graffiti di Stephen Sprouse tra il 1983 al 1985.

Nel 2011, questo colore già scandaloso ha toccato nuove vette di erotismo quando Christian Louboutin l’ha usato per un paio di tacchi a spillo da sedici centimetri con sei centimetri di plateau. 

Bollate come “scarpe da spogliarellista” per la loro sessualità impenitente, erano però apprezzate anche durante le ore diurne dalle donne che non volevano aspettare fino al tramonto per essere shocking.

Gli abiti surreali di Elsa Schiaparelli

Elsa Schiaparelli non era solo una stilista. Lei era un’artista a tutti gli effetti. Se da un lato abbiamo la sobrietà del little black dress di Coco Chanel, dall’altro abbiamo l’eccentricità, il colore, l’imprevedibilità di Elsa Schiaparelli.

Il Rosa non è l’unica eredità che Elsa Schiaparelli ci lascia. Dalle zip a vista sostitutive dei bottoni, alle prime gonne pantaloni e ai robes drapés. Schiap, era una visionaria.

Per tutta la sua vita si nutrì costantemente di arte, affiancandosi ad artisti come Salvador Dalì, con il quale collaborò realizzando opere d’arte come l’abito Aragosta indossato da Wallis Simpson e fotografato da Cecil Beaton per l’edizione di Vogue del 1935, o l’abito Scheletro della collezione Primavera/Estate del 1938 in tessuto matelassé.

Sicuramente Elsa Schiaparelli era coraggiosa per i tempi in cui viveva. Coraggio che appunto manifestava anche per la semplice scelta del colore.

In un’Europa oscura, reduce dalla Grande Guerra, spenta dall’affermarsi dei regimi totalitari, il Rosa Schiaparelli fa carico di luce e di energia.

Il Rosa Schiaparelli oggi

Da indossare in versione monocolore, ma anche con accostamenti inaspettati.

Con tonalità tenui e tinte pastello, ma anche con colori altrettanto forti come il Rosso Valentino, Blu Lanvin o Verde Carven, per outfit dai contrasti cromatici netti.

Ecco come la Maison Schiaparelli mantiene ancora oggi l’impronta della creatrice, facendo del Rosa Shocking il leitmotiv delle sue collezioni:

  • Schiaparelli Sixpack: un mini abito in Rosa Schiaparelli modellato da una scultura personalizzata, completamente ricamato con tubi di vetro che creano un motivo di muscoli trompe l’oeil.
  • 36 metri di velluto Rosa Schiaparelli, viscosa e seta. Shocking Pink Couture: #Schiaparelli Haute Couture SS21 by @danielroseberry
  • Pelle, raso, crêpe. Rosa Schiaparelli, fiocco oversize. Bustino personalizzato dipinto a mano.
  • The Schiaparelli Zodiac
  • SCHIAPARELLI RTW FW21 
  • Twisted column in Shocking Pink overdyed silk satin. #Schiaparelli HauteCoutureSS20 by @danielroseberry

Il Rosa Schiaparelli è parte dell’eredità della maison, ma è senza tempo. Più che un colore, è stato espressione del potere creativo di Elsa e della sua individualità femminile fortissima.

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STEFANO POPOLO

CEO & Founder

Classe 1993, fondatore di Ambasciator e giornalista pubblicista.
Ho pensato al nome Ambasciator per raccontare fedelmente la storia delle persone, come strumento e mezzo di comunicazione senza schieramenti. Ambasciator, non porta penna.