L’isolamento sociale e il fenomeno dell’Hikikomori

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Isolamento sociale e Hikikomori: i reclusi in casa e la nuova emergenza sociale

Di recente, il mondo intero è venuto in contatto con la pandemia di COVID-19, in cui siamo stati costretti ad una quarantena forzata, ma necessaria. Siamo rimasti chiusi in casa, per tutelare la nostra salute e quella dei nostri cari, contenendo e prevenendo  il contagio. Ovviamente, questo ci ha portato ad un isolamento sociale che ha provocato, nei più, stress psicologico. Ma perché si è registrato un aumento nelle persone di paura, insicurezza o ansia?

La socializzazione ha da sempre aiutato l’uomo, e altre specie animali, a sopravvivere ed evolversi. Con lo sviluppo della tecnologia, ci sembra di non essere mai soli. Facebook, Instagram, TikTok, ci accompagnano ogni giorno e in ogni momento. Sarà capitato a tutti però di provare quella necessità di stare per conto proprio,  allontanandoci dalle persone che ci circondano. L’esigenza di isolarsi.

Quando allontanarsi diventa un disagio

Il bisogno che sentiamo, di “staccare la spina”,  rivela la necessità temporanea di allontanarsi dal mondo frenetico di oggi e da chi ci circonda. Questo non è un aspetto che ci rende egoisti o asociali, anzi rivela un bisogno di pensare a noi stessi e al nostro benessere. L’isolamento sociale è invece quella situazione di disagio prolungato, nel tempo, in cui una persona decide, volontariamente, di allontanarsi dall’ambiente che lo circonda.

Le cause, che possono condurre ad isolamento sociale, sono varie e non ancora ben chiare. Diversi studi hanno riscontrato come le persone, che hanno subito traumi durante la prima infanzia o adolescenza, sono maggiormente soggette ad allontanarsi dal mondo circostante. Bullismo, Disturbo Post-Traumatico da Stress, Disturbo Bipolare, sono solo alcune delle cause che possono condurre a tale condizione.

Le reazioni psicologiche, provate dalla persone  in isolamento sociale, sono caratterizzate da sentimenti di rabbia e sconforto verso il mondo esterno, ma anche ansia e paura, accompagnate da disorientamento e svuotamento emotivo

In un esperimento condotto dall’Università del California Institute of Technology e dallo Howard Hughes Medical Institute, a Pasadena, alcuni topi furono messi in isolamento sociale per circa 2 settimane (2018). Zelikowsky ha osservato, nelle cavie, dei cambiamenti a livello comportamentale oltre che effetti sulla salute fisica e mentale in questi animali, come reazione allo stress cronico  cui sono stati sottoposti. Maggiore aggressività, nei confronti degli altri topi, paura persistente, ipersensibilità alle minacce, erano solo alcuni degli effetti riscontrati nelle cavie.

Una nuova forma di isolamento sociale

Il senso di solitudine, sviluppato dalla condizione di isolamento sociale, si viene ad intensificare. Oltre alla presenza fisica, gli esseri umani e gli animali necessitano di relazioni durature in grado di promuovere la comunicazione e il sostegno necessario alla sopravvivenza.

L’hikikomori – termine giapponese che indica letteralmente lo stare in disparte – è una nuova forma di disagio psico-sociale legato al ritiro estremo, dalla vita sociale, per lunghi periodi di tempo. Gli hikikomori decidono di non aver alcun tipo di contatto diretto con il mondo esterno. Tale espressione è stata coniata dallo psichiatra giapponese Tamaki Saito (2013), per indicare questa particolare condizione in cui i giovani giapponesi – in prevalenza maschi tra i 14 e i 30 anni –  si auto-riversavano.

I modelli sociali e culturali giapponesi spingono i giovani, fin dall’adolescenza, a mirare all’autorealizzazione e al successo personale. Tale fenomeno sembra, quindi, essere legato alle caratteristiche intrinseche della stessa società: competizione, rigida stratificazione sociale, senso di onore e rispetto, fortemente interconnessi, al concetto di identità personale sono elementi che spingono molti adolescenti ad abbandonare questa società e a ritirarsi a vita privata: una sorta di protesta silente nei confronti di ideali troppo rigidi della società che li circonda.

L’hikikomori sembra però non essere un disagio esclusivamente giapponese, ma una sindrome che riguarda tutti i paesi del mondo socialmente ed economicamente sviluppati. In Italia, si è arrivato a parlare di centomila casi probabili. Secondo l’associazione italiana Hikikomori Italia, vi è il rischio che il fenomeno venga sottovalutato e non riconosciuto come disagio vero e proprio. L’obiettivo dell’associazione è, quindi, quello di sensibilizzare l’opinione pubblica verso una tematica ancora poco conosciuta, per offrire supporto e non lasciando soli migliaia di giovani ad affrontare tale disagio.

Bibliografia

Tamaki Saitō (2013) Hikikomori: Adolescence Without End, University of Minnesota Press.
Zelikowsky, M.; Hui, M.; Karigo, T.; Choe, A.; Yang, B.; Blanco, M.; Beadle, K.; Gradinaru, V.; Deverman, B.E.; Anderson. D. J. (2018) The Neuropeptide Tac2 Controls a Distributed Brain State Induced by Chronic Social Isolation Stress. Cell. 173(5):1265-1279.

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